NWO e Hitler

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William Farish III

William Farish dirigeva negli Stati Uniti il cartello formato dalla Standard Oil of New Jersey (l’attuale Exxon) e la I.G. Farben di Hítler. Fu precisamente questo consorzio a determinare l’apertura del campo di concentramento di Auschwitz nel 1940 allo scopo di produrre gomma sintetica e nafta dal carbone. All’epoca, quando questa notizia cominciò a diffondersi agli organi di stampa, il Congresso statunitense apri un’inchiesta. Se si fosse davvero spinta fino alle ultime conseguenze, avrebbe irrimediabilmente compromesso il clan Rockefeller. Ma non avvenne nulla di tutto ciò: ci si limitò a silurare il direttore esecutivo della Standard Oil, William Farish I. In occasione di quel congresso, W. Averell Harriman si occupò personalmente di far arrivare a New York i maggiori ideologi del nazismo, prendendo accordi con la Hamburg-Amerika Line , di proprietà dei Walker e dei Bush. Tra quegli “scienziati” vi era anche il principale fautore delle teorie razziste durante il regime di Hitler, lo psichiatra Ernst Rüdin, che conduceva a Berlino studi sulle razze finanziati dalla famiglia Rockefeller.

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La Shoah da ricorrenza storica è diventata negli anni “retorica e dogma”. Intorno ad essa girano molti interessi ed anche tanti soldi, senza che vi sia un vero avanzamento nella ricerca storica e, soprattutto, nella valutazione obiettiva delle nuove forme di negazione dei diritti umani e di persecuzione etnica e razziale.

La mera possibilità di esprimere liberamente un proprio punto di vista critico, anche dentro un contesto “non-negazionista”, viene impedita dal timore di essere tacciati di antisemitismo.

Col tempo si è imposta in Italia, come in altri paesi europei, una forma di tacita e diffusa autocensura.

Nei campi di concentramento é innegabile che la maggior parte dei morti furono ebrei, ma nella lista ci sono zingari polacchi, italiani e cattolici. Dunque non é lecito impossessarsi di quella tragedia per fare della propaganda. La Shoah come tale é una “invenzione ebraica”. Si potrebbe allora parlare con la stessa forza e fissare una giornata della memoria, anche per le tante vittime del comunismo, dei cattolici e cristiani perseguitati e così via. Ma loro, gli ebrei, godono di buona stampa perché hanno potenti mezzi finanziari alle spalle, un enorme potere e l’appoggio incondizionato degli Stati Uniti.«La Shoah viene usata come arma di propaganda e per ottenere vantaggi spesso ingiustificati. Lo ribadisco, non è storicamente vero che nei lager siano morti solo ebrei, molti furono polacchi, ma queste verità oggi vengono quasi ignorate e si continua con questa barzelletta.

Perchè famiglie Ebree finanziarono i loro maggiori persecutori? Perchè esiste una legge che impedisce di ricostruire i fatti storici in merito all’olocausto?

A voi la sentenza. Pace alle vittime di ogni guerra, contro ogni male e ed ogni ingiustizia.

Incollato da <http://zagomoreno.blogspot.it/2012/07/dobbiamo-aprire-gli-occhi-e-smettere-di.html>

Vedi anche NWO e Mussolini  http://saragio.webnode.it/news/nwo-e-mussolini/

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Pensieri dalla macchia.

KlarST

-Dividere gli elettori.

-La crisi è la mancanza  d’iniziativa!

-Sapere Aude.

-Guida  Pratica alla rivoluzione pacifica.

-Non pagare le tasse legalmente in 5 mosse.

aia fabbri pensieriPensieri d-alla macchia  La rivoluzione pacifica/riassunto.

Ormai conosciamo tutti la famosa frase dei Bankers del NWO

” Dividendo gli elettori attraverso il sistema dei partiti politici, possiamo fare spendere le loro energie per lottare su questioni insignificanti.”(link1)

I soliti che hanno finanziato il comunismo e il nazismo,  che fomentano guerre in tutto il mondo per poi intervenire “pacificando umanitariamente, e cosi appropriarsi dei governi non affiliati e delle risorse  naturali dei popoli. Sotto il solito motto di divide et impera favoriscono anche il multiculturalismo, l’omosessualità, la pedofilia, il “poliamore”, per citarne solo  qualcuna.(link2).

Dimentichiamo volentieri che il consumismo è il guinzaglio a cui siamo legati al potere. (Una  catena unitaria di bisogni prodotti   che si pone come nuova universalità con la dipendenza come fine e contenuto )

Non c’è potere senza consenso e collaborazione.

Un altra arma a loro disposizione è il consumismo (link3)

e la manipolazione attraverso stampa e televisione. (link4)

Ormai hanno il controllo totale delle materie prime,delle banche e dei governi e ora stanno mettendo anche mano sull’alimentazione attraverso gli Ogm, scie chimiche ecc.(linkComplottista?)             Il popolo completamente dipendente non reagisce. Tutto questo si rispecchia nel “Euromondialismo” e  in questa  crisi indotta.(link5) 

La sola  crisi è la mancanza d’idee e d’iniziativa!(link 6)

Però una via di uscita esiste! Ma bisogna svegliarsi! (link7)

Riprendersi quello che è nostro. Riprendersi la nostra identità!

“Non esiste niente maggiormente contrario alla poesia, alla filosofia e alla vita stessa che questa incessante smania per il business e il consumismo.” Henry David Thoreau

“Se le persone corrotte si uniscono fra loro per costituire una forza, le persone oneste devono fare lo stesso.” Lev Tolstoj.

codice a sbarre

SAPERE                     AUDE!

fiamma candela-crop

“Se lo schiavo non è in grado di prendere in mano la sua ribellione non merita di essere dispiaciuto per la sua sorte. Questo schiavo risponderà da solo della sua sfortuna se si sta illudendo che il padrone lo liberi. Solo la lotta libera “
Thomas Sankara
KlarST

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cambiamo

GUIDA PRATICA ALLA RIVOLUZIONE PACIFICA

La rivoluzione non deve essere armata per rivoluzione si intende infatti il cambio di regime politico. Se i cittadini si uccidono tra loro si parla di guerra civile ed è tutt’altro discorso. Come si può praticare una Rivoluzione senza violenza?

E ciò che Gandhi fece in India. La maggior parte delle persone non sa realmente cosa Gandhi fece in India. Pensa che la non violenza sia fare manifestazioni pacifiche, dove se la polizia manganella si porge l’altra guancia. Questa è la parte più “candida” della rivoluzione indiana, ma non la parte sostanziale. La parte sostanziale è il principio di “Non Collaborazione” di “Disobbedienza Civile” e di “Sciopero Fiscale”. Si, lo so che questi tre fattori sono poco pubblicizzati. Per un semplice motivo: perchè funzionano perfettamente per abbattere qualunque governo.

Vi voglio citare le parole dello stesso Gandhi: «Rifiutarsi di pagare le tasse è uno dei metodi più rapidi per sconfiggere un governo.» Ed infatti Gandhi riuscì nel suo intendo.

Se si volesse applicare questa pratica in un altro paese come si dovrebbe procedere? E’ molto semplice.

Tutti i liberi professionisti, gli imprenditori e i commercianti dovranno smettere di pagare imposte dirette, smettere di pagare l’iva, smettere di pagare i contributi previdenziali, smettere di caricare le imposte indirette sui loro prodotti e servizi.

Tutti i datori di lavoro dovranno smettere di agire come sostituti di imposta e versare lo stipendio ai propri dipendenti non trattenendo alcuna imposta per conto dello Stato.

Per i dipendenti pubblici aderire allo sciopero fiscale può sembrare difficile ma è in realtà ancora più facile. Infatti tutti i dipendenti pubblici non agiranno più per riscuotere alcuna tassa o tributo dai cittadini: gli atti pubblici saranno fatti gratuitamente, gli agenti di polizia non dovranno più fare contravvenzioni, gli ospedali non dovranno richiedere ticket, i controllori dei mezzi pubblici richiedere biglietti, i casellanti i pedaggi ecc.

Questa è la base di una rivoluzione non violenta che abbatte velocemente un governo.

Vi ho spiegato come fare. Questo sistema funziona in qualunque paese e con qualunque tipo di regime. Il risultato è certo. Ora stiamo a vedere quanti tra i professionisti del malcontento vorranno abbattere realmente il sistema politico attuale, diffondendo questo semplice sistema attraverso tutti i mezzi di informazione, e quanti invece continueranno a crogiolarsi nel malcontento, ripetendo che fa tutto schifo ma che non esiste alcun modo per cambiare le cose, a parte imbracciare il fucile.

Ho spiegato in poche righe come si abbatte un sistema politico in modo del tutto pacifico. Ora serve solo la volontà di farlo. Scopriremo presto chi realmente ha questa volontà.

DI MARCO RESI

(IN COLLABORAZIONE CON ILNORD.COM)

Incollato da <http://frontediliberazionedaibanchieri.it/2013/11/guida-pratica-alla-rivoluzione.html>

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Importante, sciopero fiscale non vuole dire fare debiti!! http://saragio.webnode.it/draghi-docet/

“Visto che non pagheremo mai il nostro debito
mettetevi il cuore in pace creditori peccatori
come noi li rimettiamo ai nostri debitori
Fatevene una ragione
Chi ha avuto ha avuto chi ha dato dato
AMEN”    N.M.F.

Se però siete terrorizzati dal sistema:

Si può non pagare le tasse, ecco come fare in 5 mosse

di DANIELE QUAGLIA*

Una percentuale sempre maggiore di aziende, 5 su 8  (vedi qui)  si rivolge alle banche per reperire i fondi con cui pagare  imposte e tasse alle rispettive scadenze. Qualche volta, però,  quando le banche negano i finanziamenti, accade che più di qualche azienda si rivolga a canali informali per ottenere liquidità cadendo, spesso, nella rete degli usurai dando così inizio ad un percorso senza ritorno che il più delle volte porta al disastro. Ma se un’azienda si trova in difficoltà e non ha la liquidità per pagare lo Stato è giusto che debba ulteriormente indebitarsi per rispettare le scadenze fiscali? No!

E’ estremamente ingiusto e costituisce il primo passo verso il default dell’azienda. Si può non pagare senza rischiare di perdere tutto? Certamente! Si può non pagare alla scadenza, senza rischiare di perdere  casa e fabbrica. Quanto sotto esposto è frutto di uno studio specifico e dell’esperienza di molti associati LIFE che nel  giugno 1998 hanno messo in atto la “rivoluzione fiscale”: ancora oggi  qualcuno di loro continua a pagare le tasse in questo modo perché è conveniente.

Queste sono le fasi da seguire:

1- Per non incorrere in accuse di evasione fiscale, reato perseguito a termini di codice penale (vedi recenti disavventure giudiziarie di Berlusconi) è necessario che le dichiarazioni dei redditi siano fedeli e veritiere; 

2- Alla data di scadenza per il pagamento di acconti e saldi fiscali,  potete versare, non il dovuto dichiarato  ma  quanto è nelle vostre disponibilità, anche nulla, evitando di indebitarvi  ulteriormente con la banca;

3- Il commercialista segnalerà nella dichiarazione quanto parzialmente pagato e segnerà zero se avrete pagato un bel niente;

4- L’Agenzia delle Entrate, fra 1-2-3-4-… anni (se questo Stato esisterà ancora) dopo aver incrociato i dati tra la dichiarazione dei redditi e quanto effettivamente pagato, Vi invierà un accertamento relativo alle somme non pagate, con l’invito a pagare il tutto entro 30 giorni  con una sovra tassa secca del 10%, o pagare oltre i 30 giorni con una sovra tassa del 30%. Oltre alla sovra tassa verranno applicati anche gli interessi legali per ogni anno ( 2,5%  è il tasso annuo attuale);

5- E’ conveniente scegliere l’opzione di pagamento entro i 30 giorni ed avrete pure la possibilità di rateizzare il tutto in 72 rate.

Se il 30 novembre, prossima scadenza fiscale,  non ce la fate proprio a pagare,  fate come sopra e più tardi stabilirete se pagare a rate o in unica soluzione quanto dovuto, maggiorato della sovra tassa secca e degli interessi legali.

Esempio: se l’accertamento arrivasse fra tre anni la somma da pagare sarebbe 10%+2,5%+2,5%+2,5% per un totale di 17,5% pagato.

Ricordate che quella somma sarebbe rimasta nelle vostre disponibilità per tre anni pagando solamente il 17,5% o quantomeno, se l’accertamento arrivasse prima dei tre anni, anche tra un anno, vi sarete comunque presi un po’ di respiro nell’assillante turnover delle scadenze negative; consideratelo un finanziamento extra castelletto ottenuto senza fornire ulteriori garanzie, sempre più difficili da acquisire. Quanto vi sarebbe costata la stessa somma, per lo stesso periodo di tempo, chiedendo un finanziamento alla banca? E se, invece,  la banca avesse negato il finanziamento, cosa avreste fatto? Conviene ingrassare la banca e depauperare ulteriormente  l’azienda?

Abbandonate il falso pudore che ci  obbliga, 5 su 8 aziende, a cadere sotto gli artigli della banca e sfruttiamo al meglio ciò che le norme poco conosciute e per niente divulgate dai consulenti,  ci consentono di fare;  in un momento tanto difficile per tutti gli imprenditori, facciamolo tutti!  Per sopravvivere!

*Presidente LIFE Treviso – http://www.life.it—————————————————————————————————-

Arras, 2009,

il più bel discorso di un uomo politico dal dopo-guerra a oggi:

La crisi è figlia naturale del Mondialismo, ideologia idolatrante la Mondializzazione invece di controllarla quand’era possibile. Gli apprendisti stregoni che hanno il progetto di distruggere le Nazioni per costruire il sogno malsano del villaggio globale, l’utopia di un mondo egualitario, ma badate bene un mondo dove ci sarebbero persone più uguali delle altre, senza differenze di razze, ma dove ci sarebbe qualcuno che avrebbe il diritto di mantenere la propria integrità, nel momento in cui invece altri sarebbero vivamente incoraggiati a meticciarsi, senza differenze di sesso, nè di religione, né certamente di opinione, tutto sarebbe compreso e sottoposto alla legge sotto la minaccia di sanzioni penali, di credere alla vulgata anti-razzista e di sottomettersi al pensiero unico.
Questi apprendisti stregoni, hanno condotto il Mondo attuale alla rovina, i popoli alla miseria, e forse un domani alla guerra. L’Unione Europea, per quanto ci riguarda, è stata uno dei vettori della catastrofe, sacrificando all’illusione che unendo le debolezze e collettivizzando i popoli d’Europa, si arriverebbe a creare uno stato oligarchico sul modello americano senza vedere, o alcuni sperando nella distruzione della Nazione, la soppressione delle frontiere, la perdita della nostra sovranità politica, militare e monetaria, rompendo le ricchezze nazionali e monetarie.
La vertigine della decadenza si è impadronita delle loro menti e sopra di loro da chi li governa, élite corrotte e dominate dalla dittatura del pensiero unico. Nello stesso tempo si distruggevano i grandi servizi pubblici, sotto la pressione esterna o la sovversione interna, le forze armate, l’educazione nazionale, la moralità pubblica e privata, si degravadano sotto l’impatto dei mezzi moderni di comunicazione di massa che sono la televisione e internet.
Si vogliono distruggere le nostre tradizioni locali, culturali, culinarie, il nostro modo di vivere, per meglio prepararci al grande meticciamento internazionalista al fine di renderci identici in ogni punto del globo e soddisfarci con degli stardard di consumazione forniti dal nuovo ordine mondiale. La pura e semplice politica di soppressione delle nostre frontiere fisiche,commerciali, migratorie, sanitarie e internazionali, questa politica di soppressione delle nostre frontiere, questa politica di integrazione mondiale della Francia, non è mica caduta dal cielo: è stata l’Europa che l’ha messa in opera, è l’Unione Europea! È per questo motivo che noi la chiamiamo EuroMondialista. Questa politica che ha fatto le prove della propria negatività della propria pericolosità, i Francesi l’hanno rifiutata il 29 marzo del 2005, dicendo massicciamente NO al referendum sulla Costituzione Europea , nel momento in cui la stragrande maggioranza dei politicanti francesi invitavano contro di noi a votare si.
La società dei consumi e dei servizi è esplosa, la ricerca di nuovi mercati ha spinto alla mondializzazione delle economie, che si è accelerata sotto la spinta delle Multinazionali. Si dovevano allora diminuire le frontiere economiche per aumentare la soddisfazione dei bisogni per abbruttire i popoli con la pubblicità e con il livellamento verso il basso dei servizi esclusivi, degli speculatori internazionali. La classe politica ha difeso e promosso questa Europa-Mondo, esposta ai venti del dumping monetario, fiscale, sociale dei paesi a basso costo del lavoro.
La fondazione di questa Europa passa dunque dall’adozione di una Costituzione o della revisione del Trattato di Lisbona. Un progetto che, chiaramente, smantella quel poco che resta alle Nazioni per consegnare i popoli e le loro ricchezze nelle mani del Nuovo Ordine Mondiale. SI, signore e signori noi subiamo la dittatura internazionale dei Consumi, subiamo il governo globale dell’ iper-classe mondiale, questa nuova classe dirigente trans-nazionale.

Jean Marie Le Pen

——————————————————-http://www.youtube.com/watch?v=OSgbK8ce__M

 
euro pa scheletro-cropCi hanno spolpato fine all’osso!   KlarST
ECCO LA REALTA’ IN CASO DI USCITA DALL’EURO!https://www.facebook.com/photo.php?v=547063258715022&set=vb.293694004051950&type=2&theater
 
 
 
Pensieri dalla macchia
Negro di merda o bianco di merda, che differenza c’è, sempre di merda è.
 
tasserazzismo
 
Er paese dei balocchi. Miguel Chris 
pinocchio
http://www.youtube.com/watch?v=QYNyP3sihV4
—————————————————————- KlarST
Conclusione
merdeletta-crop
 
KlarST
L’italiano ne ha piene le tasche.
non di soldi
ma dei politici.
<<<HOME

legge

 

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Non ho capito

cattivoniNon ho capito.

Penso che ormai 50% della gente abbia capito (esclusi quelli che credano che Prodi, Napolitano, Monti, Letta,( sudditi delle banche,Goldman Sachs e Aspeninstitute) siano il partito dei lavoratori)  che ogni paese che voleva l’indipendenza dal Fondo Monetario Internazionale e stato definito dalla propaganda del  nuovo ordine mondiale come condotto da un dittatore.

Si, quei “cattivoni” che usano le armi chimiche contro il proprio popolo,  parenti stretti e familiari inclusi.

Esempi:  Saddam, Gheddafi, Assad , per non parlare del Sud America e dell’ Africa.

Per avere un idea basta vedere l’ imperialismo americano

In Europa

dove la coscienza politica è più elevata. (a parte che noi siamo già del gatto)

Si   semina zizzania con il multiculturalismo (divide et impera), da noi fomentato dalla TV, dalla Kyenge e dal Pd schiavo delle banche, impoverendo il cittadino. (aggiungendo al pastone l’anti islamismo, l’odio per tutto quello differente, esagerando con slogan come xenofobia, razzismo, femminicidio ecc.)

Incitando  contro l’autorità sovrana e la cultura d’indipendenza identitaria, contro il buon senso di una fratellanza universale lontana da  ideologie politico religiose.

 La pappa è pronta.

L’attaccamento  ai soldi e al potere è il nemico della libertà.

ITALIA DESTATI

PER L’ONORE DELLA NOSTRA PATRIA E PER LA NOSTRA INDIPENDENZA

LA FIAMMA DELLA RESISTENZA NON SI DEVE MAI SPENGERE 

ITALIA DESTATI

***4 minuti per svegliarsi***

Solo un popolo CONSAPEVOLE del malvagio sistema truffatore può UNIRSI per farlo crollare.

G.M.S.


Volenti o Nolenti

,Soros,Rothschid,,Image(questo pd)

Nelle discussioni amo sempre dire: L’Africa agli Africani, l’Arabia agli Arabi, L’Italia agli Italiani con reciproco rispetto delle culture.

Che i nostri governanti Napolitano, Letta, Bonino ecc. fanno parte della massoneria globalista. il Nuovo Ordine Mondiale diretta da Soros Rockefeller Rothschild, lo sanno anche i bambini. Vedi

complotti

Anche l’Esodo dai paesi sub sahariani è noto  già da anni. Forse i nostri politici orma schiavi di Goldman Sachs e del sistema bancario mondiale non vogliono allestire il Piano Kalergi, ma la politica delle frontiere aperte della Kyenge ha i soliti effetti. Si è creato un +++business+++ sulla pelle dei migranti e dell’Italiani.

Il pericolo di infiltrazione fondamentalista è cosi possibile. Ormai anche loro si propagano sui social network e propagano idee integraliste…“Maometto ha accompagnato la ministra Kyenge sul suolo italiano per aprire le porte e gli occhi degli infedeli, la luce di Allah accompagnerà tanti fratelli e non li farà morire nel mare.”…e anti italiane arrivando spesso anche al blasfemo.

blasfemi

Eppure è facile riconoscerli, il simbolo più usato è quello delle quattro dita dei Fratelli Musulmani.

TURKEY-EGYPT-POLITICS-UNREST-PROTEST

 Fa riferimento al massacro del 14 agosto che si è verificato alla moschea di Rabaa, al Cairo: Rabaa, che in arabo significa proprio “quattro”, è dove si trovava il sit-in più grande della capitale in cui si erano radunati i Fratelli Musulmani dal giorno della deposizione di Morsi, e anche quello in cui ci sono stati gli scontri più violenti il 14 agosto

Un altro esempio della situazione attuale:

preghiera

“La luce di Allah si espanderà su tutta l’Europa”

الشقيقة الكبرى كلها من الولايات المتحدةGrande sorella tutta degli Stati Unitisindaco

I nostri politici non possono non sapere certi fatti. Ma tengono più alla loro identità politico finanziaria che all’ identità europea.

http://firmiamo.it/diciamo-no-all-abolizione-della-legge-bossi-fini

P.S. I link sono di vecchi articoli, ma ormai è tanto che questa situazione non solo persiste ma nell’ignoranza generale si amplifica.


USA-SIRIA

usascoltahttps://www.facebook.com/photo.php?v=596536327075136&set=vb.100001563234721&type=2&theaternon si tocca

Quello che succede in Siria non è di facile e di immediata comprensione . Questo è sicuro e proprio per questo è difficile crearsi una idea solida e precisa del sanguinoso conflitto interno al paese mediorientale . C’è da dire però che a creare una solida e precisa idea della condotta atlantica nei confronti di una determinata serie di nazioni considerate stati canaglia, c’è una lunga serie di precedenti . Alla luce di questi è necessario avere dubbi riguardo alle recenti certezze di USA e UE. Da parecchio sventolare il fantasma delle armi chimiche è il segnale e il pretesto diretto per giustificare l’inizio di una guerra . E’ stato cosi con la seconda e decisiva guerra contro l’Iraq e contro Saddam Hussein. E’ bene ricordare che il pretesto per l’attacco furono cosiddette prove del possesso di armi chimiche da parte dell’esercito di Saddam . Suddette armi chimiche non furono mai trovate . Si parlò di notevoli quantità di gas nervino ma l’unico gas nervino trovato fu quello dei campioni standard lasciati dagli USA per i test. Senza contare gli 8.500 liti di Antrace mai trovati . Una delle prove chiave erano i cosiddetti “laboratori mobili delle armi di distruzione di massa”. Esibite da Colin Powell, le foto di questi camion che dovevano essere stazioni mobili per la preparazione di armi chimiche si rivelarono presto ( ma tardi dal punto di vista della formazione di una opinione pubblica ) generatori di idrogeno per palloni sonda metereologici.  Powell dichiarò tra le altre cose che l’Iraq aveva acquistato dei tubi speciali d’alluminio il cui uso probabile era l’impiego nelle centrifughe d’arricchimento dell’uranio. Esibì anche delle foto di alcuni siti considerati veicoli di decontaminazione . L’ispezione delle Nazioni Unite che seguì l’invasione verificò che si trattava di veicoli anti incendio . Powell parlò di rampe di lancio nascoste in Iraq Occidentale. Ovviamente non fu trovato nulla. Si parlò di grandi quantità di testate a lungo raggio ma oltre a nessuna prova ad avallare queste convinzioni non fu mai trovato nulla. Gli ispettori dell’ONU trovarono testate esplosive da 122mm che secondo Powell contenevano agenti chimici ma nella realtà dei fatti erano vuote e senza riscontro di aver mai contenuto suddetti agenti chimici. Nel 2003 furono presentati dei documenti secondo i quali l’Iraq stava acquistando ossido di uranio dalla Nigeria. Aldilà del fatto che l’Iraq possedeva giacimenti suoi , quindi senza bisogno di acquistare tali sostanze da uno stato estero, si riscontrò in seguito la totale falsificazione di suddetti documenti. Anche riguardo Gheddafi furono paventati rischi chimici nonostante la convinzione AIEA dell’assenza di armi di distruzione di massa in Libia. Sempre l’antrace e il gas nervino. Insomma la volontà falsificatrice come pretesto di fronte all’opinione pubblica è una arma già vista e già usata .peace

Oggi ci troviamo di fronte ad un evento previsto almeno dalla compilazione della lista degli stati canaglia: L’attacco militare alla Siria. SI parla oggi dell’uso di armi chimiche da parte dell’esercito regolare Siriano. Ancora le armi chimiche quindi. E mentre gli USA parlano di “pochi dubbi “, dubbi in realtà ce ne sono tanti. Anzi tantissimi. Si potrebbe partire dalla Del Ponte, membro della commissione ONU indagante crimini di guerra in Siria, che non si allinea alle convinzioni USA e UE . Le testimonianza raccolte dalla commissione portano a puntare il dito sui ribelli riguardo l’uso di gas Sarin. Philip Giraldi, ex agente CIA ed esperto di terrorismo sottolinea come l’uso di armi chimiche sia assurdo e inutile da parte del Governo di Damasco (a che pro tra l’altro l’uso sui civili ? ) mentre utilissimo alla causa dei ribelli dato che porterebbe a loro il sostegno incondizionato dell’Occidente. Si dovrebbe anche per lo meno ascoltare le parole di Antranig Ayvazian , portavoce dei cattolici armeni che dal palco del meeting di Rimini sottolinea come il 90% delle notizie riguardanti il governo Siriano siano mistificazioni e bugie mirate alla costruzione dell’ accettazione di un possibile intervento che porterebbe
all’abbattimento di una nazione dalla sorprendete tolleranza religiosa in favore del jihadismo dei ribelli. Ma poi chi sono i ribelli? Sono una unione di diverse milizie fondamentaliste Islamiche . Secondo fonti dell’intelligence Tedesca solo il 5% dei ribelli è Siriano. Recente la notizia di un Italiano convertito all’Islam morto tra le fila dei ribelli. Anche questa enorme totalità estera dei ribelli dice molto a riguardo considerando la volontà aperta degli USA di armare suddetti ribelli, amici di oggi ma probabili nemici di domani . Ripeto. E’ molto difficile avere idee chiare a riguardo di una situazione tanto lontana e tanto complessa ma quello che è indispensabile oggi è avere dubbi. Farsi domande di fronte all’ennesima veloce costruzione di impalcature che portano al consenso verso l’attacco di un paese che tutto è stato fino ad ora tranne un nemico dell’umanità è doveroso ed è quasi incomprensibile il contrario. E non temete che a pagare per l’attacco saranno gli stessi civili che oggi , compianti , servono a pretesto dell’attacco stesso.

Federico Franzin

USA-SIRIA#OBAMA #NOBEL PER LA #PACE #BOMBARDA LA #SIRIA – #Fake #Al_Jazeera #Sarin

Con questo questo messaggio ci uniamo all’onda di protesta contro la minaccia di bombardamento della Siria mosso da USA, Gran Bretagna e Francia, in assenza di un parere unanime in seno alla Comunità Internazionale e senza che la missione degli ispettori ONU sia conclusa.

Se volete far sentire la vostra voce di dissenso all’aggressione illegale al popolo siriano, rilanciate nelle vostre bacheche e suoi vostri blog il messaggio seguente:

#OBAMA #NOBEL PER LA #PACE #BOMBARDA LA #SIRIA – #Fake #Al_Jazeera #Sarin

Così scritto, risulterà come un’anomalia nei sistemi di monitoraggio. Non serve scendere in piazza, ma possiamo entrare nel loro sistema di Prism, usando le loro stesse tecniche.

Aiuto

giovedì 29 agosto 2013

Armi chimiche in Siria: l’ennesima “bufala” occidentale

di Mauro Indelicato
Ci risiamo, sarebbe il caso di dire: è partita la macchina mediatica occidentale per destabilizzare ulteriormente un paese che, specie in questo momento storico, andrebbe lasciato in pace. E, nonostante un’esperienza in balle mediatiche oramai pluridecennale, puntualmente il medio europeo ci casca, inizia ad accorgersi che esiste la Siria ed incomincia a dilettarsi anche a pronunciare nel migliore dei modi in arabo il nome di Bashar al-Assad, che considerando la pigrizia che oramai caratterizza il “cittadino” medio da queste parti è già un passo avanti ed uno sforzo notevole. La tattica, messa in atto da chi ha interesse nel far volgere in maniera diversa una guerra che sta vedendo il fronte dei “ribelli” finanziati da Arabia Saudita, Usa ed Israele perdere nettamente, è la stessa già vista in Iraq, in Libia ed in varie parti del globo: si crea un qualcosa che suscita emozione, si accusa il “tiranno” di turno e si legittima un intervento militare, spacciato per umanitario o per missione di pace.
Nel 2003, a generare la “guerra preventiva” contro Saddam Hussein, erano le fantomatiche armi di distruzione di massa che l’ex rais iracheno aveva nascosto talmente bene che a distanza di decenni nessuno le ha trovate, soprattutto perché del tutto inesistenti. Ma intanto, spinti anche dall’impressione dell’11 settembre e da una ignoranza di fondo verso il mondo arabo da parte dell’opinione pubblica occidentale, incapace di distinguere un’ideologia fondamentalista come quella Talebana da un regime baahtista come quello all’epoca in vigore a Baghdad, dall’Occidente erano poche le voci che hanno tentato di fermare la follia di una guerra che ha distrutto l’Iraq non soltanto fisicamente, ma anche come comunità nazionale: oggi il paese è un miscuglio male amalgamato di diverse etnie e confessioni, guidato da un governo fantoccio ed impossibilitato ad intraprendere una qualsivoglia politica che restauri anche una minima sovranità nazionale.

Stesso scenario in Libia: scoppia la rivolta nella regione da sempre zoccolo duro dell’ex rais Gheddafi, la Cirenaica e Bengasi in particolare, subito chi aveva interesse a non perdere il Magreb, dopo le rivolte tunisine ed egiziane, cavalca l’onda, finanzia fantomatici rivoluzionari, arma i gruppi di opposizione e destabilizza un paese che fino a poco prima era una delle economie africane più forti. Scoppia la guerra civile, ma non basta: Gheddafi in pochi mesi aveva riguadagnato l’80% del territorio, il conflitto era prossimo alla conclusione in favore dell’ideatore della Jamahiriya ed ecco quindi che dal cilindro mediatico si tirano fuori presunte “fosse comuni” di rivoltosi uccisi senza pietà dal legittimo governo di Tripoli. Telegiornali, siti internet, link su Facebook, alimentano lo sdegno verso quello che poi, pochi mesi dopo il conflitto, si rivela essere una clamorosa bufala mediatica, una delle più grottesche di questo scorcio di millennio: a rivelarlo, sono stati anche due ex giornalisti di Al Jazeera, i quali hanno affermato di aver subito pressioni per divulgare una notizia del genere e che in realtà mai il governo di Gheddafi, pur attuando una repressione, aveva bombardato civili in fuga o giustiziato cittadini inermi.
Però, l’uomo occidentale c’è cascato anche quella volta ed applaudiva o quantomeno legittimava i bombardamenti sulle teste dei libici; aggressione, quella nei confronti della Libia, che è stata decisiva per la caduta di un regime, come quello di Gheddafi, che nonostante le prime proteste deteneva ancora ben saldo il potere sul paese. Adesso tocca alla Siria: già da mesi il regime di Assad è sotto attacco mediatico per la verità, però da qualche giorno a questa parte, visto come il conflitto sta volgendo a proprio favore, la controffensiva mediatica è davvero molto forte. Sui social network in queste ore, fa capolino l’immagine di diversi bambini adagiati senza vita dentro un obitorio e le fonti riferiscono che tutti siano delle vittime del gas nervino. Immediatamente, la colpa è stata attribuita all’esercito siriano ed i media non hanno perso tempo a sottolineare il presunto “genocidio” che Assad starebbe compiendo contro il suo stesso popolo.
Alcune testate si sono sbilanciate nei numeri, c’è infatti chi dichiara, tramite fantomatiche fonti di alcuni gruppi di ribelli, che i morti sarebbero 1.300, altri media invece hanno segnalato un numero imprecisato di vittime. Bisogna fare alcune considerazioni, prima che la propaganda occidentale colpisca nuovamente lo smemorato pubblico europeo: partendo dal fatto che il solo pensiero di bambini asfissiati dal gas nervino è un qualcosa che farebbe ribrezzo a qualsiasi essere umano e che quindi ferma deve essere la condanna contro simili atti, però la velocità con la quale si è data la colpa ad Assad e soprattutto il contesto nel quale è maturato un atto così odioso, rende opportune alcune significative considerazioni. In primis, quale vantaggio ricaverebbe Assad dall’uso di armi chimiche, visto che oramai la guerra volge a suo favore? Soprattutto, perché dovrebbe usarle proprio adesso che in Siria hanno messo piede gli ispettori Onu? Inoltre, l’esercito siriano, pur avendo in dotazione armi chimiche, si è sempre caratterizzato nella guerra per il proprio comportamento volto a difendere la popolazione civile dall’attacco di gruppi terroristici, spesso provenienti dall’estero, che l’Occidente afferma invece essere “liberatori”.
Spesso in passato, diversi bombardamenti effettuati dai ribelli verso quartieri residenziali, sono stati spacciati dai media come incursioni aeree di Assad, il quale invece ha sempre limitato l’uso dei bombardieri per obiettivi militari. Altra considerazione, consiste nel fatto che il video fatto girare sui social network, contiene diverse imprecisioni: in molti affermano, come mai non ci sia nessun genitore presente, così come ci si chiede il senso delle iniezioni che alcuni medici somministravano a dei bambini presenti nel video, anche se questi bambini venivano considerati morti. Inoltre, si fa notare che i minori presenti nel filmato, non presentano sintomi di morte per avvelenamento da gas nervino. Oltre alle tante inesattezze del video dunque, anche, come detto prima, discorsi di natura prettamente tecnico–militare, porterebbero a pensare che un simile bombardamento con il gas nervino non sia mai stato attuato o comunque non è stato compiuto dall’esercito di Assad.
Visti anche i precedenti, non sarebbe del tutto inverosimile che quanto mostrato sia frutto di una strategia volta alla delegittimazione del governo siriano, con lo scopo preciso di giustificare l’uso della forza contro Damasco. L’auspicio è che questa volta l’opinione pubblica europea non ci caschi di nuovo e non incappi negli errori già compiuto per Libia e Iraq; anche perché, le strategie di disinformazione di massa continueranno ancora ed in molti sospettano che dopo la Siria, toccherà all’Egitto, in modo da far scivolare il paese arabo culturalmente più importante dentro una guerra civile, creando quindi un circolo vizioso da cui il mondo arabo difficilmente potrebbe uscirne.

Fonte: http://www.ilfarosulmondo.it/wp/?p=23021

gasdotto

Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio

dei primi fanti il ventiquattro maggio;
l’esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera!
Muti passaron quella notte i fanti,
tacere bisognava e andare avanti.
S’udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar de l’onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
il Piave mormorò: “Non passa lo straniero!”
Ma in una notte triste si parlò di tradimento
e il Piave udiva l’ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
per l’onta consumata a Caporetto.
Profughi ovunque dai lontani monti,
venivano a gremir tutti i ponti.
S’udiva allor dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio de l’onde.
Come un singhiozzo in quell’autunno nero
il Piave mormorò: “Ritorna lo straniero!”
E ritornò il nemico per l’orgoglio e per la fame
voleva sfogar tutte le sue brame,
vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora!
No, disse il Piave, no, dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combattevan l’onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandò: “Indietro va’, straniero!”
Indietreggiò il nemico fino a Trieste fino a Trento
e la Vittoria sciolse l’ali al vento!
Fu sacro il patto antico, tra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro e Battisti!
Infranse alfin l’italico valore
le forche e l’armi dell’Impiccatore!
Sicure l’Alpi, libere le sponde,
e tacque il Piave, si placaron l’onde.
Sul patrio suol vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò né oppressi, né stranieri!

remember

Remember… Remember
Uncle’s Sam humanity

http://www.tagesanzeiger.ch/ausland/naher-osten-und-afrika/Alles-wartet-auf-den-Militaerschlag/story/16638157

natositter

Le armi chimiche usate in Siria contro la popolazione civile dai cosiddetti “Ribelli Siriani”, (in realtà volgari tagliagola mercenari di 29 nazionalità diverse, finanziati, addestrati e armati da USA, Israele, Turchia, Arabia Saudita e Qatar), che soltanto grazie alle più clamorose e tragiche menzogne orwelliane dei mass media imperialisti vengono attribuite al Presidente Assad e alla Resistenza Siriana, non fa che rendere chiara ancora una volta la ferocia, il cinismo predatorio e la forza manipolatoria delle belve a stelle e strisce e dei loro immondi servi europei.

Il governo Obama, come sempre nella lunga e sanguinaria storia degli Stati Uniti d’America, basa su menzogne la propria propaganda guerrafondaia ed il proprio interventismo per giustificare all’opinione pubblica e al mondo l’ennesima guerra di rapina imperialista.

Era falso il pre­te­sto dell’incidente del Ton­chino che ha dato l’avvio alla guerra del Viet­nam. L’attacco alla nave ame­ri­cana Mad­dox fu una simu­la­zione degli stessi ame­ri­cani. Tut­ta­via il pre­si­dente Lyn­don John­son non esitò a usare il pre­te­sto per una esca­la­tion mili­tare che finirà in tra­ge­dia.

Era falso il mas­sa­cro di Racak del 1999, che ha for­nito il pre­te­sto della guerra contro la Jugoslavia di Milosevic. I 45 corpi di civili tro­vati morti in un fosso non erano il risul­tato di un ecci­dio serbo come hanno raccontato tutti i giornali e le tv occidentali, ma l’esito della rac­colta di corpi di ribelli ammaz­zati nel corso di un mese di com­bat­ti­menti in un’aerea molto vasta. Le bande Uck, con la con­su­lenza di agenti segreti stra­nieri, rea­liz­za­rono la messa in scena rac­co­gliendo i corpi sparsi, cam­biando loro i vestiti e togliendo le armi. L’ambasciatore Wil­liam Wal­ker, l’americano che diri­geva la mis­sione di veri­fica dell’Osce con l’aiuto di una novan­tina di mer­ce­nari, ex agenti fede­rali o della Cia, avallò la tesi dell’eccidio.
Era il pre­te­sto che gli Stati Uniti cercavano per avviare l’ennesima “guerra umanitaria” e così fu.

Era falso il pre­te­sto delle armi di distru­zione di massa di Sad­dam con cui nel 2003, in piena guerra afghana, gli USA aprirono un secondo con­flitto. In quella occasione il segre­ta­rio di stato USA Colin Powell, ebbe addirittura la faccia tosta di presentarsi agli alleati e alle Nazioni unite mostrando foto false e cam­pioni di antrace pro­dotta negli Usa per docu­men­tare il falso pos­sesso ira­cheno di armi nucleari e chi­mi­che.

Erano false le foto delle “Fosse Comuni” in cui Muammar Gheddafi avrebbe ucciso addirittura 30.000 libici. Erano foto di un comune cimitero in cui vennero dissoterrati alcune centinaia di cadaveri. Nonostante l’evidenza della manipolazione fosse imbarazzante, l’indomani tutti i giornali e tutte le Tv scatenarono l’isteria contro “la sanguinaria dittatura di Gheddafi” e l’ennesima bufala servì come pretesto per ottenere la No Fly Zone all’ONU, primo passo verso l’aggressione imperialista alla Libia.

Un raro campionario di infamia e di luridume che produce ripetutamente tragedie e crimini contro l’umanità, stragi, torture, stupri di massa e milioni di morti. Tutto in nome degli interessi degli Stati Uniti d’America.
Peggio di loro soltanto quei capi di governo europei che schierarono le pro­prie truppe al fianco degli ame­ri­cani pur cono­scendo la verità e sacri­fi­can­dola sull’altare del servilismo e della sudditanza. ★

difesa siria

no comment

no comment

yes we can

no war

Il Bilderberg 2012 decide le sorti della Siria e del mondo (articolo del Guardian)

11 giugno 2012 a 09:10 (Mondo Vecchio e ControrivoluzioneTerza Guerra Mondiale e Secondo Olocausto)
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Decisamente MOLTO INTERESSANTE che Bassma Kodmani, co-fondatrice e dirigente del Syrian National Council sia andata al Bilderberg 2012 dopo essere stata presente anche al Bilderberg 2008.
Il Guardian intervista lo storico Webster G. Tarpley e questo è il suo commento: “è un’agente della NATO, una destabilizzatrice, una pasionaria dellerivoluzioni colorate. Il fatto che Kodmani fosse lì è molto allarmante per la Siria“.

http://www.guardian.co.uk/world/us-news-blog/2012/jun/05/bilderberg-2012-chantilly-occupy

Bassma Kodmani, capo degli affari esteri del Consiglio Transitorio Nazionale della Siria, uno dei gruppi avversi al governo di Damasco, è presente alla riunione del Gruppo Bilderberg che termina lunedì 4 giugno, nello Stato americano della Virginia.

La Kodmani è una strenua sostenitrice dell’intervento militare Nato nel suo Paese per destituire Assad; al fine di perseguire in fretta questo scopo, lo scorso gennaio dichiarò l’esigenza di “una maggiore militarizzazione della resistenza locale o l’intervento straniero”.

La sua presenza alla riunione del gruppo, espressione dei potentati finanziari che influenzano le politiche internazionali, suggerisce l’intenzione occidentale di prendere seriamente in considerazione l’intervento militare in SiriaLo scorso anno, alla riunione del Gruppo Bilderberg tenutasi in Svizzera, si discusse della possibilità di far guerra alla Libia di Gheddafi. Dopo quattro mesi, il Raìs venne ucciso e il Paese nordafricano passò tra le mani della Nato, dei ribelli e del Consiglio Nazionale di Transizione della Libia.

Da registrare anche la presenza, intorno al tavolo del Gruppo Bilderberg quest’anno, del leader dell’opposizione russa Garry Kasparov.

SIRIA

Chi sono e cosa vogliono i ribelli siriani

  • 30 agosto 2013
  • 11.44
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Ecco quali sono i tre principali gruppi ribelli che combattono in Siria dal 2011.

  • Fronte islamico siriano (Fis)Leader: Abu Abdullah al Hamawi (del Movimento islamico Ahrar al Sham).
    Combattenti: 25mila, secondo il Fis.
    Alleanza radicale salafita creata nel dicembre del 2012, riceve finanziamenti dai paesi del Golfo persico. Ha preso le distanze dall’Esercito siriano libero, filoccidentale, dimostrando un certo grado di coesione interna e omogeneità ideologica. Chiede l’istituzione di uno stato islamico retto dalla sharia.
    Affiliati: Movimento islamico Ahrar al Sham.
  • Esercito siriano libero (Esl)Leader: Salim Idriss.
    Combattenti: Idriss sostiene di contare su 80mila uomini.
    L’Esl è un nome usato per definire l’insieme dei gruppi ribelli fin dalla metà del 2011. La composizione attuale è nata in seguito a pressioni dei paesi occidentali e del Golfo che volevano farne l’ala militare dell’opposizione in esilio. Forte dei finanziamenti internazionali, l’Esercito siriano libero ha vari comandanti che controllano ognuno le proprie milizie, per le quali Idriss svolge una funzione di portavoce. Idriss segue una linea laica e nazionalista, mentre altre fazioni del suo esercito preferiscono un’opzione islamica.
    Affiliati: Brigate dei martiri della Siria, Brigate Farouq, Brigata Tawhid, Brigate Suqour al Sham e Brigata dell’islam.
  • Fronte islamico siriano di liberazione (Fisl)Leader: Ahmed Eissa al Sheikh (delle Brigate Suqour al Sham).
    Segretario generale: Zahran Alloush (Brigata dell’islam).
    Combattenti: 35mila-40mila, secondo il portavoce.
    Il Fisl è un’alleanza islamista creata nel settembre 2012, intorno a un asse ideologico abbastanza scarno, che oltre a dichiararsi contrario al regime di Assad chiede una maggiore islamizzazione della società siriana.Affiliati: Brigate Farouq, Brigata Tawhid, Brigate Suqour al Sham, Brigata dell’islam e Brigate dei martiri della Siria.

Nel dettaglio una descrizione delle milizie affiliate ai tre gruppi ribelli.

  • Brigate Farouq
    Leader: Osama Juneidi.
    Combattenti: Circa 14mila, secondo un loro portavoce.
    Area: tutto il territorio siriano, ma è presente soprattutto intorno a Homs e lungo il confine siro-turco.
    Affiliati a: Fisl, Esl.
    È un importante gruppo islamico nato intorno all’Esercito siriano libero nella provincia di Homs tra l’estate e l’autunno del 2011. Da allora è molto cresciuto e ora ha base nazionale.
  • Fronte al nusra
    Leader: Abu Mohammed al Golani.
    Combattenti: Almeno cinquemila, secondo alcune stime, di cui molti stranieri.
    Area: Siria (forse anche Iraq).
    Affiliata a: Al Qaeda.
    Il Fronte al nusra ha cominciato a organizzarsi segretamente alla metà del 2011 con l’aiuto di Al Qaeda in Iraq. Gli Stati Uniti l’hanno inserito nel dicembre del 2012 nella lista delle organizzazioni terroristiche.
  • Movimento islamico Ahrar al Sham
    Leader: Abu Abdullah al Hamawi.
    Area: Siria.
    Combattenti: Forse diecimila, anche se secondo il Fis potrebbero essere 25mila.
    Affiliata a: Fis.
    È probabilmente la più numerosa fazione salafita siriana. Sostiene di raggruppare un centinaio di gruppi armati locali oltre a uffici di aiuti umanitari. Vuole creare uno stato islamico basato sulla sharia.
  • Brigate dei martiri della Siria
    Leader: Jamaal Maarouf.
    Combattenti: Qualche migliaio? Diecimila? In un’intervista del dicembre del 2012 Maarouf ha affermato di avere 18mila combattenti.
    Area: Jabal al Zawiya, Idlib.
    Affiliata a: Esl.
    Il gruppo è concentrato nella zona rurale intorno a Jabal al Zawiya nella regione di Idlib, da cui si è poco allargato. Maarouf non sembra essere legato a un’ideologia particolare, ma riceve fondi sauditi.
  • Unità di protezione popolare (Ypg) 
    Portavoce: Khebat Ibrahim.
    Combattenti: qualche migliaio.
    Area: Zone curde nel nord e nordest della Siria, intorno ad Aleppo.
    Affiliata a: Comitato supremo curdo, Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk).
    L’Ypg è il principale gruppo armato curdo, controlla larghe zone nel nord della Siria. Legato al Pkk, ha molti dubbi sulla corrente araba dell’opposizione, che ritiene troppo islamica e controllata dalla Turchia. Seguendo la filosofia marxista del Pkk, l’Ypg ha anche combattenti donne. Non cerca l’indipendenza dalla Siria ma piuttosto un’autonomia per la popolazione curda.
  • Brigata dell’islam
    Leader: Zahran Alloush.
    Combattenti: Qualche migliaio.
    Area: Soprattutto Damasco.
    Affiliata a: Fisl, Esl.
    La Brigata dell’islam è stata creata dalla famiglia Alloush di Douma, a est di Damasco, il cui patriarca vive ora in Arabia Saudita. Si definisce la principale fazione della regione e di poter contare su 64 battaglioni, ma non ha mai fornito un numero preciso di combattenti.
  • Brigata Tawhid
    Leader: Abdelaziz Salama.
    Comandante militare: Abdulqader Saleh.
    Combattenti: Circa undicimila, secondo un portavoce.
    Area: Aleppo, con piccoli gruppi sparsi nel paese.
    Affiliata a: Fisl, Esl.
    È la forza dominante nella regione di Aleppo, con qualche affiliato in altre zone. Vuole una forma di governo islamico ma afferma di voler garantire la sicurezza delle minoranze religiose.
  • Brigate Suqour al Sham
    Leader: Ahmed Eissa al Sheikh.
    Combattenti: Alcune migliaia, forse diecimila.
    Area: Jabal al Zawiya, nella regione di Idlib.
    Affiliata a: Fils, Esl.
    Nata nel 2011, è una delle principali milizie islamiche.Fonte: Arol Lund, Freedom fighters? Cannibals? The truth about Syria’s rebels, The Independent. Arol Lund, scrittore e ricercatore svedese ha studiato a lungo i movimenti d’opposizione siriani, di cui è ritenuto uno dei più profondi conoscitori. Un suo articolo è apparso anche su Foreign Policy.

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I rapporti con l’estero d’Israele: 1a parte

Israele :::: Pietro Longo :::: 31 marzo, 2010 :::: Email This Post   Print This Post

I rapporti con l’estero d’Israele: 1a parte

L’Antefatto

La notizia che circolava per le redazioni dei principali quotidiani di tutto il mondo già da qualche tempo alla fine è arrivata. Il governo britannico ha deciso di espellere un diplomatico israeliano per l’avvenuto uso di passaporti del Regno Unito in occasione dell’assassinio di un leader di Ḥamās a Dubai.

L’antefatto risale al 20 gennaio, quando Maḥmūd al-Mabḥūḥ è stato trovato privo di vita nella sua camera d’albergo. L’esecuzione sarebbe stata ordita e attuata da un gruppo di undici persone, munite di passaporti inglesi appartenenti ad individui realmente esistenti e che abitano in Israele. In altre parole, i documenti presentavano delle generalità reali e sono stati modificati unicamente per la fotografia e la firma. Le autorità che stanno indagando sull’accaduto, ritengono che probabilmente i passaporti sono stati sottratti e fotocopiati dallo staffdello stesso albergo in cui alloggiavano i nazionali britannici. Gli inquirenti inoltre sospettano fermamente che l’omicidio possa essere stato commissionato dal Mossad e che gli stessi esecutori siano stati degli agenti dei servizi segreti.

La vittima era sospettata di essere in viaggio verso l’Iran per concludere un affare che avrebbe dovuto rifornire la striscia di Gaza di missili iraniani. C’è da dire che i servizi segreti israeliani hanno già condotto azioni simili, impiegando documenti falsi. Nel 1997 un attentato ai danni del capo del movimento islamico palestinese, Ḫālid Maš’al, fu condotto da individui muniti di passaporto canadese e nel 2004 la Nuova Zelanda interruppe le relazioni con Israele dopo aver scoperto che gli agenti usavano identità neozelandesi.

Israele in merito all’accaduto ha commentato declinando ogni responsabilità e sottolineando che non esistono prove per affermare il coinvolgimento del Mossad. Come già avvenuto, quando su un’azione ricade la possibilità o semplicemente il sospetto che si celi la mano dei suoi servizi segreti, Tel Aviv rifiuta di fornire qualsiasi commento, assumendo un atteggiamento ambiguo.

Nuove ricerche della polizia di Dubai stanno svelando piste fin’ora ignote, mentre almeno altre 15 persone sono state registrate nel libro degli indagati, con l’accusa di collusione all’omicidio. Fra questi, tre degli identificati erano in possesso di documenti australiani mentre il resto proverrebbe da differenti paesi europei. In tutto dunque si è trattato di un vero e proprio commando, composta da 26 persone, che secondo l’Interpol (alla quale è stato trasmesso il fascicolo relativo all’episodio dalle forze dell’ordine degli Emirati) avrebbero lasciato immediatamente il paese per trovare riparo nello Stato ebraico, tranne due membri che potrebbero essere scappati in Iran via mare.

Israele e Dubai non hanno relazioni diplomatiche ufficiali, considerando che tutti gli Emirati Arabi Uniti propendono per la causa palestinese e per la fine dell’occupazione. Tuttavia negli ultimi anni si erano intravisti segnali di apertura, in seguito ad una serie di incontri politici, seppur di scarso rilievo e soprattutto per l’incremento degli scambi commerciali. In più un giocatore di tennis israeliano, Shahar Peer, aveva ricevuto recentemente il placet del governo per disputare un incontro nel Dubai Championship.

I 26 indagati per l’assassinio del dirigente palestinese non sono entrati nell’Emirato giungendo da un medesimo paese, ma vi si sono incontrati partendo da continenti diversi. Ciononostante si tratta di Stati con i quali Dubai ha stretto accordi che permettono l’ingresso senza che venga rilasciato un visto preventivo dalla rete consolare. Ciò ha fatto in modo che la squadra riuscisse ad entrare a Dubai, servendosi di documenti appartenenti ad altre persone, dotate di doppia nazionalità. Quanto accaduto ha indotto le autorità aeroportuali dell’Emirato a innalzare il livello di controllo, nei confronti di chiunque possieda un duplice passaporto.

La reazione più vistosa tra i paesi coinvolti in questa vicenda è arrivata dal Regno Unito. Il Ministro degli Esteri, David Milliband, ha chiesto all’Ambasciata israeliana di espellere dal paese uno dei suoi funzionari. La diplomazia britannica ha precisato che formalmente l’accusa non è relativa alla collusione del Mossad con l’omicidio di al-Mabḥūḥ, fatto questo non ancora suffragato dalle prove necessarie, ma circa la responsabilità dei servizi segreti nell’attività di clonazione dei documenti. Milliband ha anche annullato la partecipazione alla cerimonia di inaugurazione a Londra dei nuovi locali della sede diplomatica israeliana. L’espulsione è un tipo di sanzione decisamente poco comune, anche se proprio il governo inglese l’aveva adoperata sempre ai danni del personale israeliano in due occasioni nel 1987 e nel 1988. In questo nuovo caso, il destinatario sarebbe il responsabile del Mossad presso la missione diplomatica di Tel Aviv nel Regno Unito. Il governo israeliano ha risposto con una nota di disappunto , ma sottolineando che le relazioni tra i due paesi non sono a rischio, dal momento che sono di “mutuo interesse”.

Ḥamās ha commentato la vicenda come un “passo importante ma insufficiente”. Nell’ottica del portavoce del movimento, Fawzī Brahūm, l’episodio di Dubai è la dimostrazione che Israele impiega forme di terrorismo per risolvere le dispute politiche.

Lo Stato delle Relazioni Diplomatiche Israeliane

 

  1. I “Nemici di Israele”

Fin dall’anno della sua fondazione, il 1948, lo Stato di Israele ha riscosso il sostegno principale al di fuori della regione in cui si trova inserito. Tutt’oggi lo Stato ebraico non ha alcun rapporto con 37 paesi, 20 dei quali fanno parte della Lega Araba. Gli unici due paesi arabi che continuano ad avere relazioni politiche e economiche sono Egitto e Giordania, in forza dei rispettivi trattati di pace siglati dopo la Guerra del Kippur. Gli Stati della Penisola Araba hanno isolato di fatto Israele, specie dopo che nel 2009, a seguito dell’Operazione “Piombo Fuso”, il presidente siriano al-Asad lanciò alla Conferenza di Doha, in Qatar, l’iniziativa di sospendere ogni tipo di rapporto, diretto e indiretto. Una serie di questi paesi, oltre a non intrattenere relazioni di alcun tipo con Tel Aviv, non hanno nemmeno mai riconosciuto l’esistenza dello Stato. Tra di essi vanno annoverati l’Afghanistan, l’Algeria, l’Arabia Saudita, il Bahrain, gli Emirati Arabi Uniti, l’Iran, l’Iraq, il Kuwait, il Libano, la Libia, il Sudan, il Pakistan, la Siria e lo Yemen.

Le ragioni di questa situazione, che ha sempre obbligato i governi a ricercare un sistema di alleanze fuori dal quadrante vicinorientale, sono endemiche e vanno ascritte al “particolarismo israeliano”. Questa espressione non solo si riferisce alla diversità storica, religiosa e culturale dello Stato ebraico rispetto all’habitat arabo-islamico circostante, ma risiede proprio nella sua “ebraicità”. Il giudaismo e la sua storia hanno nutrito la propaganda del Sionismo, perorato soprattutto da ebrei secolarizzati. Questo a sua volta si può ritenere come una manifestazione del moderno nazionalismo ed una risposta al diffuso antisemitismo europeo degli ultimi due secoli. La politica estera israeliana, dacché esiste, è stata dunque intimamente influenzata dalla lettura giudaica della storia. Un esperto di relazioni internazionali israeliane, Bernard Reich, ha anche sottolineato che il profondo senso della storia (ebraica) del popolo israeliano ha creato una sorta di tendenza alla ghettizzazione e al vittimismo, elementi sui quali Tel Aviv ha edificato la sua politica estera e di sicurezza (L. C. Brown, a cura di, Londra, 2006). Le tesi di Theodor Herzl espresse nel celebre pamphlet “Der Judenstaat” si basavano proprio su una rilettura strumentale della tradizione ebraica e allo stesso modo la “Legge sul Ritorno” adottata dalla Knesset nel 1950, due anni dopo la nascita dello Stato, fu un mezzo che legalizzava un principio cardine del giudaismo, quello cioè della diaspora e della conseguente necessità di fare ritorno alla Terra Promessa ossia Eretz Isra’el.

Circa l’estensione di questa terra esistono diverse definizioni che variano a seconda del metro di giudizio assunto: da un punto di vista teologico, ossia sulla sola base della concezione giudaico-cristiana, il territorio del Grande Israele è delineato chiaramente nel Libro della Genesi 15:18-21 e comprende un’area estesa da est verso ovest dall’attuale Iraq all’Egitto (dall’Eufrate al Nilo) e dalla Turchia all’Arabia Saudita, procedendo da nord a sud. Ovviamente si tratta di un progetto irrealizzabile e lo stesso Olmert nel 2008 ha dichiarato che “non esiste più nulla di quello che si poteva considerare il Grande Israele” e che “quanti ci credono ancora resteranno tremendamente delusi”.

Dunque la teoria di un Israele esteso “dal fiume al fiume” non ha mai avuto un reale peso politico e non è mai stato un programma auspicato dai partiti. Piuttosto il progetto di uno Stato esteso “dal fiume al mare” (dal Giordano al Mediterraneo) ha sempre costituito il fine reale dell’azione espansionistica di Tel Aviv. Oggi il fiume Giordano costituisce la linea di demarcazione tra il West Bank (o Cisgiordania) ed il Regno di Giordania, tranne che per una piccola porzione di territorio settentrionale, nei pressi di Nazareth e del Lago di Tiberiade, in cui il fiume, unendosi ai suoi affluenti principali, solca il territorio israeliano.

Ma nel 1967, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni, lo Stato ebraico aveva realizzato il suo proposito, occupando militarmente tutti gli attuali territori palestinesi (Cisgiordania e Gaza) ed arrivando così a confinare direttamente con la Giordania. Inoltre la presa delle Alture del Golan, annesse nel 1981 e tutt’ora rivendicate dalla Siria, forniva il pieno controllo del Lago di Tiberiade che è il principale bacino di raccolta di acqua dolce di quel quadrante ed è alimentato dallo stesso fiume Giordano. Questo scorrendo da nord a sud per 320 km, sfocia nel Mar Morto ma durante il suo corso meridionale si restringe fino a diventare un torrente che scorre attraverso la piana arida del Negev. Per questo motivo, nel 1964, Tel Aviv aveva completato la costruzione del National Water Carrierossia una grande arteria di distribuzione idrica, capace di arrivare dalla Galilea fin dentro alle zone più desertiche. Il progetto di un’estensione dal “fiume al mare”, all’indomani della guerra del 1967, si arricchiva anche dell’occupazione della Penisola del Sinai, sottratta all’Egitto. La successiva guerra del Kippur del 1973 ristabilì gli equilibri, allorché Israele venne obbligato a restituire il Sinai ma non il Golan, fatto che aprì la strada ai dialoghi israelo-egiziani e israelo-giordani e alla firma di una “pace separata” rispettivamente nel 1978 e nel 1994.

Lo storico accordo di Camp David, siglato da al-Sadat e Begin, servì a Israele a trasformare la principale minaccia araba, contro la quale erano state combattute ben cinque guerre, in un vicino neutrale. Ciononostante il governo del Likud commise un grave errore ipotizzando che questa manovra avrebbe comportato uno spill-over di buoni sentimenti nei confronti di Israele in tutto il mondo islamico. Piuttosto i paesi della Lega Araba risposero esattamente al contrario, prendendo la decisione di marginalizzare l’Egitto e spostando addirittura dal Cairo la sede dell’organizzazione. Questo gesto ebbe una risonanza enorme, dato che l’Egitto era (ed è tutt’ora) considerato un punto di riferimento dell’Islam sunnita, molto più dell’Arabia Saudita, nonostante i luoghi santi si trovino entro quest’ultimo paese.

Quanto ai rapporti giordano-israeliani, a 16 anni di distanza dall’accordo di pace, che auspicava una soluzione dei problemi per l’intera regione, tra i due paesi si è passati da una “pace fredda” ad una vera “guerra fredda”. Risolte le questioni relative all’approvvigionamento idrico, con la divisione in tre settori del Mar Morto (uno israeliano, uno palestinese e uno, più lungo, per la Giordania) e superate le velleità di ‘Ammān sul West Bank (al quale la monarchia rinuncerà definitivamente nel 1988) il trattato di pace in concreto non risolveva il nodo centrale del “diritto al ritorno” della popolazione palestinese, migrata fin dal 1948 e stabilitasi nei campi profughi giordani. L’accordo semplicemente rimandava la trattazione della questione agli accordi di pace tra i due popoli, quello israeliano e quello palestinese, a loro volta ancora irrisolti. In Giordania abitano ad oggi circa 1,9 milioni di palestinesi, una comunità piuttosto “ingombrante” capace di reagire in maniera diversa a seconda del bilanciamento tra l’idea di Stato palestinese e la cosiddetta ”opzione giordana”. In altre parole, più si allontana il processo di pace in seno alla causa israelo-palestinese e più si riaccende la possibilità per i profughi di restare pro tempore entro il regno hāšemita. Viceversa se una patria per i palestinesi dovesse venire creata, il governo giordano accoglierebbe di buon grado il trasferimento di tutti gli sfollati, concretizzando il trattato di pace con Israele ed allontanando il riemergere della possibilità di uno “Stato dentro lo Stato”, che già in passato diede vita ad episodi come quello del “Settembre nero” del 1970. In buona sostanza la Giordania prima della stipula del trattato di pace non si trovava in una condizione di belligeranza, né aveva mai ipotizzato di condurre unilateralmente un’azione di guerra contro Israele, data la consapevolezza dello squilibrio militare al confronto con lo Stato ebraico. Considerando come i rapporti non siano cambiati radicalmente, essendo rimasta irrisolta la questione più spinosa, si potrebbe concludere che il trattato di pace fu completamente inutile. Questo sarebbe indubitabile, se non fosse che Tel Aviv ha sperato quanto meno di potersi servire della monarchia giordana per contrastare il passaggio verso i Territori di mezzi, armi e munizioni, destinati ad ingrossare le fila della resistenza.

Ma se dati questi eventi si può spiegare come mai Egitto e Giordania siano gli unici paesi arabi ad avere relazioni con Tel Aviv, alla luce dell’importanza idrica vitale del Giordano settentrionale invece si spiega il persistente stato di belligeranza tra Israele e Siria. Entrambi i paesi hanno un interesse strategico per quanto riguarda il controllo del Lago di Tiberiade e se Israele cedesse nuovamente il Golan al suo legittimo proprietario, sarebbe costretta a condividere con la Siria questo bacino, che verrebbe diviso in due sezioni, sulla falsariga del Mar Morto. Viceversa Damasco ha posto la restituzione delle Alture come condicio sine qua non per procedere al riconoscimento dello Stato ebraico ed alla normalizzazione dei rapporti. Dato il costante rifiuto di Israele, il regime siriano ha fatto fronte comune con l’Iran e alcuni movimenti libanesi (soprattutto con Hezbollah), ossia con attori coi quali condivide un atteggiamento poco incline al dialogo, a meno che non vengano rispettate delle condizioni avvertite come inderogabili. Recentemente nella questione è intervenuta la Turchia, che in nome della politica di “azzeramento dei problemi con i vicini” lanciata dal primo ministro Erdoğan, ha cercato di porsi come “onesto broker” nelle tante questioni insolute del mondo arabo-islamico.

A sua volta la Turchia, che per ovvi motivi non fa parte della Lega Araba, ha avviato rapporti diplomatici ed economici con Israele fin dal 1949. I due paesi hanno sviluppato una stretta collaborazione, sulla presunta base di condivisione di sentimenti comuni di liberalismo e democrazia. Sia gli Stati Uniti che Israele infatti, sono stati considerati da Ankara proprio sotto la prospettiva di una convergenza ideologica che ha fatto in modo di classificare i primi due in termini di “amici” rispetto ai paesi arabi dell’area che invece sono stati pressoché dei semplici “vicini”. La differenza risiede proprio nei valori sui quali si fonda lo Stato turco (le 6 frecce del Kemalismo: repubblicanesimo, nazionalismo, populismo, statalismo, laicismo e rivoluzionarismo) rifiutati categoricamente in blocco o solo parzialmente accettati dai regimi arabi circostanti. Le relazioni turco-israeliane si incrinarono in occasione della Guerra dei Sei Giorni ma migliorarono sensibilmente in occasione degli Accordi di Oslo. Sulla base di queste premesse, la Turchia mentre intesseva buoni rapporti con Israele, sul finire degli anni ’80 rischiava di scendere in guerra contro la Siria e si scontrava verbalmente con la Repubblica Islamica iraniana, nata nel 1979 da presupposti completamente opposti. Nel 1996 si arrivò ad uno storico accordo di cooperazione con Tel Aviv, basato su tre pilastri: sul piano economico fu stabilita una zona di libero scambio, sul piano militare e della difesa venivano condivise informazioni di intelligence e svolti programmi congiunti di addestramento dei militari. Inoltre l’accordo serviva anche a dare una risposta adeguata all’avvicinamento avvenuto in quegli anni tra Siria e Grecia in funzione anti-turca. Ancora nel 2006 Tzipi Livni, Ministro degli Esteri israeliano, definiva eccellenti i rapporti tra il suo paese e la Turchia, non solo a livello personale di contatti tra i politici ma anche tra le rispettive popolazioni.

La cesura è avvenuta in occasione della cosiddetta Operazione “Piombo Fuso” del 2008-2009, violentemente attaccata dalla Turchia. Qualche giorno dopo la prima incursione aerea su Gaza, il 27 dicembre 2008, Erdoğan e Olmert si incontrarono per discutere lo stato dei dialoghi segreti israelo-siriani, partiti almeno un anno prima sotto la mediazione turca. Ankara tradizionalmente si era astenuta dal prendere una posizione nella questione palestinese, dato che appoggiare una causa di autodeterminazione sarebbe apparso in netta contraddizione con lo strenuo contrasto all’indipendentismo curdo. Ma l’ingresso nel 2002 del partito AK sulla scena politica ha conferito una nuova spinta ai principi sui quali si basa la diplomazia turca e per converso l’assunzione nel 2009 di un seggio al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per un periodo di due ann ha portato la Turchia a condannare duramente l’aggressione israeliana, ad allentare i rapporti e di conseguenza a terminare l’attività di mediazione con la Siria.

Lo stesso Primo Ministro turco aveva alzato i toni nei confronti dell’altro alleato strategico, gli USA, già in occasione della richiesta di impiegare le basi di Incirlik (ad est della penisola anatolica) per l’attacco all’Iraq nel 2003. Il contemporaneo allontanamento turco dagli Stati Uniti e da Israele è collegato e si può spiegare considerando la strategia di Washington, in risposta al disastro iracheno, di favorire la formazione di una enclave autonoma nel Kurdistan iracheno pronta a stabilire accordi di partenariato con Tel Aviv. L’esistenza di uno Stato semi indipendente dei curdi avrebbe aumentato la possibilità di emulazione da parte dei curdi turchi del PKK. In ragione di ciò Ankara ha riallacciato i rapporti con la Siria e, fatto ancor più grave per Israele, con l’Iran.

Le relazioni tra Siria e Israele quindi non hanno conosciuto un sostanziale sviluppo proprio nel momento in cui esisteva un canale di dialogo che avrebbe potuto preludere ad un cambiamento. Dei negoziati sotto la mediazione statunitense si erano già avuti nel 2000 in West Virginia ed erano falliti più che altro per la posizione irriducibile dell’allora primo ministro Ehud Barak, non disposto a ritirare le truppe entro i confini pre-1967. In quell’occasione però il presidente siriano Ḥāfiẓ al-Asad fece molte concessioni e Bill Clinton, presidente alla Casa Bianca, cercò di convincerlo a Ginevra a rendersi disponibile alla concessione più grande: la cessione ad Israele dei territori ad est del Lago di Tiberiade. Il rifiuto del capo di Stato siriano oltre a far saltare i colloqui, sarebbe stata anche l’ultima importante decisione della sua vita, che terminò nel giugno dello stesso 2000.

La nuova fase di dialoghi mediata dalla Turchia cadde in un momento infelice, sia per i motivi che stavano distanziando Ankara dall’asse USA-Israele, sia per motivi interni al governo di Tel Aviv guidato da Olmert. L’opinione pubblica israeliana era già rimasta sufficientemente influenzata dal ritiro dal West Bank e da Gaza nel 2005 e avrebbe mal sopportato una ulteriore “concessione” territoriale. Inoltre fin dai tempi della guerra civile libanese e dell’Operazione “Pace in Galilea” degli anni ’80 era emersa la forza diHezbollah, manifestatasi in tutta la sua chiarezza nell’estate del 2006, durante la “guerra dei 34 giorni”. Inoltre non solo sul fianco settentrionale l’Israel Defence Forcedoveva proteggere i confini dai movimenti organizzati di resistenza ma anche entro gli stessi Territori, il ritiro delle truppe aveva causato il rafforzamento di Ḥamās che nel 2006 vinceva contro Fataḥ le elezioni generali in Palestina e che conseguentemente combatteva proprio con lo schieramento di Abū Māzen una guerra civile per mantenere il controllo del territorio.

Dal canto suo la Siria, apostrofata dopo il 9/11 dal presidente Bush come uno dei paesi dell’axis of evil o “asse del male”, assieme alla Corea del Nord e a Cuba, finì per trovarsi in una condizione di isolamento internazionale forzato e per uscirne non poté fare altrimenti che legarsi all’Iran e ad Hezbollah. Il presidente al-Asad figlio ha dichiarato più volte dopo la guerra all’Iraq del 2003 la sua disponibilità a dialogare per il Golan e i Presidenti dei due paesi si sono pure incontrati ai funerali di papa Giovanni Paolo II a Roma nel 2005. In quello stesso anno i soldati siriani lasciarono il Libano e durante un discorso alle Camere il Presidente ribadì la sua disponibilità a riprendere i negoziati, laddove nel 2000 si erano interrotti. L’accostamento di Damasco alla Turchia, ben più recente, ha condotto fino ad ora alla stipula di accordi di cooperazione, nell’ottobre del 2009 ad un accordo di libero passaggio tra i confini dei due paesi ed alla formazione di un Alto Consiglio di Cooperazione Strategica, organismo simile a quello già esistente tra Turchia e Iraq.

L’Iran è probabilmente il più grande “nemico di Israele”. Eppure guardando alla storia dei due paesi, non è un mistero che durante il regno degli ultimi sovrani Pahlavi, Tehran e Tel Aviv abbiano avuto molti rapporti economici e politici. Israele guardava all’Iran come ad un alleato naturale, dato che non è un paese arabo. Ben Gurion, uno dei padri fondatori dello Stato ebraico, elaborò una grande strategia, nota con il nome di “alleanza dei paesi periferici” secondo la quale Israele doveva ricercare alleanze militari fra i paesi non arabi nelle periferie del Vicino e Medio Oriente, ossia in Turchia, Iran e India. Durante la guerra del 1967, Tehran fornì il petrolio necessario per continuare le ostilità, considerato il Grande Gioco anti-arabo iraniano e servendosi della pipelineEilat-Ashkelon, nota anche come linea “Trans-Israeliana”, costruita in quegli anni per veicolare il petrolio iraniano verso l’Europa.

L’atteggiamento mutò con l’arrivo dell’ayatollah Ḫumaynī e il successo della Rivoluzione Islamica. Israele adesso era divenuto il “piccolo Satana” accanto al “Grande Satana” costituito dagli USA. La situazione è rimasta praticamente immutata da allora, considerando che l’avvento dell’ayatollah Ḫāmene’i non ha condotto a sostanziali miglioramenti. Neppure fra il 2000 ed il 2005, durante la presidenza del riformista Ḫātamī, la considerazione di Israele riuscì a migliorare e si continuava a ritenerlo uno “Stato illegale”.

Dal 2005 l’Iran è guidato da Aḥmadī-Nağād, leader dello schieramento Ābādgarān, ideologicamente conservatore, islamico (nel senso di portatore di una visione integralista) e populista. Costui ha lanciato diversi appelli contro lo Stato ebraico e contro la politica occidentale nell’area, specie in opposizione alla questione del programma nucleare. Tehran sostiene di voler conseguire la tecnologia atomica a scopi civili, quindi in sostanza per la produzione di energia, fatto di per sé strano considerando le enormi riserve di gas e petrolio che possiede, ma più logico se si tiene conto che esse sono attualmente destinate in larghissima parte al consumo interno. È ben probabile che i continui appelli alla distruzione di Israele servano piuttosto al regime per creare un capro espiatorio al di fuori del paese, per nascondere alla comunità internazionale i problemi economici e per distogliere la stessa opinione pubblica nazionale, contrastando così la dissidenza interna, molto attiva specie nell’ultimo periodo.

D’altro canto Israele al momento è l’unico paese dotato di un arsenale atomico nell’area e dunque è molto geloso della propria superiorità strategica. In realtà Tel Aviv non è riconosciuto fra i paesi dotati di armi atomiche, secondo i parametri del Trattato NPT(Nuclear Non-Proliferation Treaty) e sull’argomento ha mantenuto sempre una certa ambiguità strategica. Il braccio di ferro tra i due Stati è arrivato ai ferri corti di recente, in seguito alla dichiarazione iraniana del raggiunto livello di 20% di arricchimento dell’uranio. Questo dato rientra nella strategia mediatico-propagandistica del paese persiano, atta a creare pressione internazionale. Infatti il livello raggiunto non è ancora sufficiente a costruire armi di distruzione di massa, né tanto meno è indice di un prossimo traguardo. Tuttavia ha sortito l’effetto che il regime iraniano sperava, ossia quello di un passo falso da parte dei nemici occidentali e soprattutto da parte israeliana. Tel Aviv spinge per l’aggressione militare, mentre gli USA hanno già messo in cantiere l’idea di colpire Tehran con “sanzioni paralizzanti”. In entrambi i casi, dal punto di vista delle masse popolari, l’Iran finisce per apparire come la vittima dell’imperialismo occidentale, e quindi dalla parte del giusto.

Il pericolo maggiormente avvertito da Israele non è tanto che l’Iran si doti di armi atomiche, che comunque date le distanze necessiterebbe di opportune tecnologie balistiche. Probabilmente Tel Aviv avverte una minaccia insostenibile circa il problema della “proliferazione nucleare” nel Vicino Oriente. In altre parole ciò che più si teme è che queste armi CBRN (chimiche, batteriologiche, radiologiche e nucleari), eventualmente una volta realizzate, possano finire nelle mani dei gruppi di “resistenza islamica”, primi fra tutti gli Hezbollah libanesi, accusati di aver assunto il ruolo di Iranian Western Command.

Israele ed il Libano non hanno mai avuto rapporti politici ed economici normali anche se Beirut è stato il primo paese a firmare un accordo di pace nel 1949 dopo la Nakba, ossia la disfatta araba subita all’indomani della nascita dello Stato ebraico. Benché il paese dei cedri non abbia partecipato alle guerre del 1967 e del 1973, ha dovuto subire un’invasione israeliana finalizzata a colpire la resistenza palestinese. Fu in quell’occasione che la milizia del Partito di Dio ottenne i primi successi, ripetuti nel 1996 durante l’Operazione “Grappoli d’Ira” e nel 1978 durante l’Operazione “Litani”. Parallelamente, il clima degli Accordi di Oslo, se spianava la strada al trattato di pace con la Giordania, non riusciva a sortire lo stesso effetto nei confronti del Libano che restava dominato dalle forze della resistenza. Un’altra vittoria significativa fu conseguita dal movimento nel 2000, allorquando l’ONU impose il ritiro israeliano al di sotto della “linea blu”, tracciata come confine tra Libano e Israele. Irrisolta rimase la questione delle fattorie di Šaba’a, ossia una porzione di territorio contesa tra i due paesi. Israele ne rivendica l’autorità sulla base dell’occupazione del Golan. Gli oppositori fanno leva sul fatto che le Alture sono state occupate forzatamente e quindi la sovranità israeliana è illegale, di conseguenza lo è anche quella sulle fattorie. In forza di questo sillogismo si spiega anche l’asse tra la Siria ed il movimento di Hezbollah, che trova un punto a suo favore anche nella comune fede musulmana ši’īta.

In occasione della festività musulmana del mawlīd al-Nābī che quest’anno si è celebrata a febbraio, il Presidente siriano, quello iraniano ed il capo di Hezbollah Naṣr Allāh si sono incontrati a Damasco dove hanno rinsaldato la loro alleanza. Appena qualche giorno prima, il segretario di Stato Clinton, aveva chiesto alla Siria di prendere le distanze dalla condotta iraniana e di cessare il rifornimento di armi al Partito di Dio. In tutta risposta i due Capi di Stato hanno preso la decisione di eliminare ogni restrizione per quanto riguarda l’entrata e l’uscita dai rispettivi paesi.

Per quanto riguarda gli armamenti di cui Hezbollah dispone, lungi dall’essere stati sospesi i rifornimenti, prima dello scontro con Israele dell’estate del 2006 da parte siriana erano giunti consistenti aiuti che sono stati in parte impiegati. Si ritiene che damasco abbia fornito stazioni mobili di lanciarazzi, come il BM-27 Uragan di inconfondibile manifattura sovietica (e non è mai stato un segreto che Damasco abbia avuto una relazione particolare con l’URSS durante tutta la guerra fredda) i missili B302, da 302 millimetri, di manifattura siro-cinese e ancora i razzi Grad-type Katyusha da 122 millimetri, anch’essi made-in-Moscow e con una gittata variabile da 30 a 50 kilometri.

Da parte iraniana, il Partito di Dio è stato armato con missili Fağr 3, calibro 240 e con un range massimo di 45 kilometri e con i ben più poderosi Zelzal 1, 2 e 3. Ascritti tra l’artiglieria pesante, questi esplosivi dal provocante nome di “terremoto” hanno un calibro di 610 millimetri ed una gittata di 210 kilometri e benché siano stati classificati come SRBM (short-range balistic missile) hanno la capacità teorica di veicolare una testata nucleare. Esistono infine anche equipaggiamenti shore-to-ship ossia i missili Nur C802, esplosi il 14 luglio ai danni della marina israeliana.

Quanto all’Iran non possiede ancora tecnologie nucleari da guerra, ma possiede verosimilmente i vettori necessari per trasportare una testata da Tehran a Tel Aviv (circa 1598 kilometri) cioè un missile balistico medium-range, capace di coprire una distanza compresa tra i 1.000 e 3.000 km. I Sağil 1 e 2 (noti anche come Ġadr-110 eAšūra) sono missili balistici strategici in grado di coprire una distanza di almeno 1930 kilometri. Classificati come MRBM, sono stati sperimentati con successo nel novembre del 2008. In precedenza l’Iran aveva sviluppato anche altri missili a medio raggio, gliŠahāb (categorie da 1 a 6) che però non sono stati mai esplosi e probabilmente mai realizzati su grande scala.

Per concludere, è necessaria una disamina degli armamenti di cui dispone Israele. L’esercito consta di divisioni di fanteria, aviazione e marina. La fanteria è dotata di fucili M16, M4 (e la variante M4A1) e armi d’assalto CAR-15, tutti di manifattura statunitense e prodotti dalla Colt. Benché Tel Aviv importi i suoi equipaggiamenti soprattutto dagli USA, esiste un’industria di stato di armi, di nome Israel Militar Industries. Questo marchio è diventato famoso per l’invenzione delle pistole-mitragliatrici Uzi, esportate in tutto il mondo e riprodotte. Si ritiene che entro breve l’esercito verrà dotato essenzialmente di armi di produzione locale, come i fucili automatici Tavor eMicroTavor da 5 millimetri, gli ACE e i Galil che sono classificati come armi d’assalto. La stessa industria produce anche le mitragliatrici leggere non da postazione Negevche sostituiranno le MAG prodotte dalla Fabrique Nationale belga. Quanto invece alle armi pesanti, l’esercito è dotato di Browning M2 e lancia granate Mk19, prodotti negli Stati Uniti. Infine per colpire veicoli corazzati, sono impiegati RPG7 e M72 LAW, quest’ultimo un anti-carro leggero di manifattura americana mentre il B300 è prodotto dall’IMI. In diverse campagne sono stati impiegati anche missili TOW e Spiketeleguidati, più precisi dei comuni missili anti-carro.

Entro la fanteria sono compresi anche i reparti corazzati e l’artiglieria: quanto ai primi Israele produce i carri armati Merkava III e IV, quanto ai secondi l’industria Soltamrealizza gli howitzer M-71. Gli USA forniscono anche gli howitzer M109 e il lancia razzi M270. Quanto ai missili, Israele produce gli short-range Lance, i Jericho 1 e 2 dispiegati nel Golan e i missili da crociera Popeye Turbo.

Tralasciando la marina, l’Israel Air Force consta di circa 750 velivoli posizionati in nove basi dislocate in tutto il territorio. I mezzi spaziano dai caccia F15 ed F16 ad aerei da trasporto e da rifornimento, fino agli elicotteri e ai velivoli senza pilota Hermes edHeron.

(continua)

* Pietro Longo, dottorando in Studi mediorientali (Università l’Orientale di Napoli), è un frequente contributore di “Eurasia”

nazisrael


SALUTE ITALIA (con ricetta)

ortaggi

Potrei anche tirarmene fuori visto che dopo una lunga residenza all’estero (tot 30 anni) appena rientrato in Italia mi sono subito dato “alla macchia”.

La crisi economica e politica non mi pesa più di tanto. Però la  nuova povertà generale e i prezzi alle stelle influiscono anche sul mio piccolo budget.

Il problema dell’Euro

nuova moneta

L’Euro non funziona.

“La crisi dell ‘euro,  non è solo una crisi economico-finanziaria ma anche politico-culturale. In un momento di difficoltà la fuga è stata ed è verso il particolarismo perché prevalgono diffidenze ed incomprensioni  reciproche, a volte giustificate a volte no ma la percezione prevale comunque sul reale.”

Analizziamo un po’ questa nostra situation:

Anche le ultime elezioni e la difficoltà di formare un governo hanno evidenziato

italia domani

tre correnti principali.

incubo italia

I “democratici” che per una parte credono ancora nel partito dei lavoratori e altri di ogni livello che vivono del mostro burocratico creato dal ex pc, che si limita a riproporre le ricette stataliste che, ormai  lo sappiamo, non funzionano. I bigotti.

rismacchiato

I berlusconiani che   si basano sulla persona di B., il sogno della ricchezza diventando  Idolatri e in più  impauriti dalla minaccia del comunismo. Invece di rinnovarsi e trovare uno strumento per selezionare  la classe dirigente,  parlano dei problemi di Berlusconi. “L’adulatore è uno schiavo che non è buono per nessun padrone.” Charles-Louis de Montesquieu,

idolatria

Gli adepti del Grillismo basati sullo scontento e senza chiare idee. “Il popolo bue  è sempre alla ricerca dell’uomo (che bercia)(e sputa) forte”. Gli illusi.

grillo casaleggio

Queste tre correnti  creano ciò che temono;  indispongano il mondo e irritano le circostanze.

Tutti sudditi di Goldman Sachs e morte della libertà, dell’iniziativa privata e delle piccole imprese.

Ci stanno traghettando verso un mega stato dove solo pochi “illuminati”  decidono tutto nel loro interesse.

La ricetta per uscirne? (vedi https://saragio.wordpress.com/2013/11/12/pensieri-dalla-macchia/)

-Eliminare i padri padroni  grillobersaniberlusconi

-Rinunciare al consumismo e altre vanità

-Uscire dal sistema capitalista che incentiva i crediti per aumentare l’interessi.

-Soluzione, autosufficienza, indipendenza, federalismo

-Il federalismo  è armonizzare l’unità nella diversità.

-Federalismo, ognuno si occupi del suo Pil.

-Valorizzazione del territorio

-Evitare i prodotti fuori regione.

-Fare un bell’orto raggiungibile in bicicletta.

Tutta salute.

frutti

Vedi https://saragio.wordpress.com/2013/12/17/consumismo-il-vitello-doro/

Estratti da

https://saragio.wordpress.com/2013/02/25/grillo-mix/

http://saragio.blogspot.it/2012/12/piroette.html

https://saragio.wordpress.com/2013/02/28/grande-risultato/

FARE

Nella luna calante di marzo, ultimo tempo per la potatura di frutti tardivi e concimatura.

Semente nell’ orto

Il mese di marzo è una festa per l’orto. Con l’avvicinarsi della primavera è giunto il momento di dedicarsi alla semina degli ortaggi che si vorranno raccogliere nei mesi successivi, fino all’estate. Chi non ha mai coltivato un orto può cogliere l’occasione per iniziare, ora che il timore delle gelate potrà finalmente essere accantonato. Sono sufficienti pochi semi da interrare in un vaso per dare il via ad una vere a propria passione. I vostri primi sforzi saranno ripagati nell’arco di poche settimane

Con l’arrivo del primo tepore primaverile, anche nelle regioni italiane dal clima meno mite è possibile iniziare la semina degli ortaggi che potranno essere raccolti tra la tarda primavera e l’estate, come zucchine, pomodori,melanzane, piselli e peperoni. Chi ha lo spazio adatto a disposizione e vive nelle regioni più calde, potrà provare a cimentarsi nella semina di angurie e di meloni. Carote, ravanelli, rucola, lattuga e patate sono tra gli ortaggi che possono essere seminati tutto l’anno dove il clima è clemente. Non dimenticate di seminare il basilico, così da poter raccoglierne le foglie per preparare pesto gratis fino a settembre o ottobre.

Incollato da <http://www.greenme.it/abitare/orto-e-giardino/9828-marzo-lavori-nell-orto>

E noi chi c’ammazza. Vivo meglio dei politici e “Rocchefeller” Vedrai con le mie tasse campano  poco.

Oggi non c’è potere senza consenso e collaborazione.

Tié!

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Sinceri auguri a tutti

Stefano Tamburini / Saragio Tatti

http://www.saragio.wordpress.com

statistica

Da: i Lupi di Einstein

Non sappiamo più come dirlo, non sappiamo più quali parole usare, ma lo ripeteremo fino alla noia

di Giuseppe Turrisi

L’euro è una truffa come lo è la comunità europea in questo stato di cose: ossia sotto la blindatura dei trattati Maastritch, Lisbona, Mes, Fiscal compact, Nato, WTO, ecc.

Non abbiamo più la sovranità di niente se non soltanto quella di decidere chi ci deve prendere per i fondelli per un altro turno (ed in parte nemmeno quella: leggasi porcellum).

Ora se uno è consapevole di essere vittima di una truffa cosa fa?

1) Aspetta perché non è ancora convinto della truffa?

2) Denuncia il truffatore e lo insegue?

3) Si lascia truffare perché in fondo si lasciano truffare tutti?

4) Fa di tutto per uscire dalla truffa e la fa conoscere agli altri?

Sono quattro ipotesi che potrebbero rappresentare uno scenario di gente normale. Già: ma cosa vuol dire normale, in un paese dove l’informazione è orribilmente manipolata?
Il popolo manipolato e stregato dalla politica asservita alla finanza internazionale non si muove. Meglio: è la maggioranza che non si muove.

Se diamo per buono il movimento di Grillo, almeno il 26% di quelli che sono andati a votare sembra si siano svegliati almeno per affermare che così, non si può più andare avanti. Non siamo convinti che siano consapevoli sulle fondamentali (multinazionali, moneta-debito, NWO) ma lo sono di certo sulla cattiva gestione dello Stato (sprechi, ruberie, nepotismo, corruzione, ecc).

In tv si susseguono le varie trasmissioni vomitevoli garanti delle “verità di regime” per continuare a drogare la popolazione.
Sull’euro (truffa) si continua a propagandare che sia la panacea di tutti i mali e guai ad uscire dall’euro! (Meno male che la lista Giannino ha fatto la fine che ha fatto e gli sta bene ad “imprese che resistono” che erano state avvertite per tempo). Se c’è una cosa che uccide le imprese è proprio questo neoliberismo (la ricetta che propagandava proprio il signor Giannino).

Lo stesso Grillo che detta le linee-guida “democratiche” al movimento 5stelle, su questa strada si muove timidamente, non si capisce se per non disturbare la sua base in parte radical verdoide o per non disturbare il potere finanziario, quasi volesse chiedergli il permesso per poterlo attaccare direttamente (magari con un referendum!?).

Perché non dire chiaramente quello che lui sa perfettamente e cioè che l’euro è la causa prima della crisi? Una crisi che è insita al sistema monetario del dollaro e dell’euro. Perché nessuno parla del torvo sistema dell’ emissione monetaria?

La situazione è veramente drammatica. In una società ad alta industrializzazione, far mancare la moneta significa uccidere indirettamente tutti. Una società basata su un sistema a moneta debito in cui il controllo monetario è in mano agli usurai (i mercati) non può che uccidere i suoi sudditi-cittadini per riconoscere gli interessi agli usurai.

Nelle società rurali dove parte dell’economia ancora funziona con cicli estranei alla moneta di sistema, le crisi sarebbero di sicuro meno brucianti e più sopportabili. Ma noi viviamo in uno Stato che si regge su un’economia di produzione e servizi nel quale la moneta viene imposta a corso forzoso accompagnandola con un torchio fiscale di “equi-omicidio-italia”; nel quale il 60% della popolazione vive in città; nel quale l’intera vita si regge sullo scambio di denaro. E dunque qui la crisi non potrà che essere devastante: sarà una nuova ferale strage di stato.

I vecchi partiti, soprattutto quello che si è battuto per portarci in questo sistema di eurousura, fanno di tutto per farci rimanere nell’euro, o per incoscienza o per ignoranza o perchè avendo avuto venduto l’anima all’usuraio non possono più tornare in idetro. Si comportano in modo abominevole, calpestando la stessa dignità dei propri elettori.

Se il resto del popolo scoprisse di chi e cosa è vittima, si monterebbero le ghigliottine di fronte ai “Palazzi” del potere.

Se la gente capisse che il debito, oltre che essere nullo e immorale è già stato pagato al momento stesso dell’emissione della moneta, e che ci stanno derubando il patrimonio pubblico, il patrimonio privato, l’identità, la dignità, la vita, il tempo e la sovranità, domani stesso sarebbe il giorno della rivoluzione e delle forche caudine.

Ma anche questo appello rimarrà chiuso in un blog o su questa pagina di giornale, letto forse da qualche decina o centinaia di cari amici, e così correremo difilato verso il suicidio assistito di massa.

E questo perché, purtroppo, “ognuno in fondo è perso dentro ai fatti suoi” (Vasco), ognuno pensa al proprio orticello rinsecchito e non si accorge che ci stanno suicidando tutti: e con il nostro consenso.

Fonte: Rinascita 14 Marzo 2013

riflessi

 DA NON PERDERE —I PENSIERI DALLA MACCHIA —–CLIC
https://saragio.wordpress.com/2013/11/12/pensieri-dalla-macchia/

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GRILLO MIX

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GRILLO

IL SISTEMA TRAVESTITO DA ANTI SISTEMA.

Poichè mi sono occupato tutta la vita di movimenti collettivi sono rimasto e sono tutt’ora stupito della leggerezza e superficialità con con la stampa ma anche i nostri scienziati politici hanno affrontato il movimento cinque stelle di Grillo.
Lo hanno classificato come “movimento di protesta” l’espressione della collera della gente per l’inefficienza o la corruzione della classe politica, una sorta di chiassata destinata a finire quando i politici faranno certe riforme o certe leggi indispensabili. Ma questo può essere stato l’atteggiamento degli elettori. Il movimento collettivo è qualcosa di più profondo e strutturato, esiste da anni, ha un cemento ideologico. Per far capire la differenza fra movimento ed elettori pensiamo a quanto è successo in Germania dopo la crisi del 1929. C’era disoccupazione, miseria, la gente voleva pace, lavoro e benessere ed ha votato per Hitler che glieli prometteva attaccando in modo feroce tanto la destra quanto la sinistra. Però Il movimento nazionalsocialista esisteva da tempo, aveva una ideologia e un programma che Hitler aveva addirittura scritto nel suo libro Mein Kampf. Ma la gente non aveva letto questo libro, non aveva guardato l’ideologia, aveva votato per punire gli altri politici e perchè voleva il benessere. Ma giunto al potere Hitler ha applicato il suo programma. Ebbene anche il movimento a cinque stelle di Grillo ha una ideologia che prevede la distruzione della democrazia parlamentare, la eliminazione dei partiti, dei sindacati mettendo al loro posto la democrazia diretta. È il vecchio programma dell’ anarchia solo che al posto del governo del popolo in piazza c’è il governo del popolo con il web: milioni di persone che si parlano col web, discutono e decidono tutto. La democrazia delle masse. Se si pensa come è difficile mettere d’accordo la gente di un condominio, immaginate cosa vuol dire governare mettendo ogni volta in gioco sessanta milioni di persone. Alla fine deciderebbero tutto quei pochi che gestiscono il web, che controllano le domande e hanno in mano il governo. Sarebbe una dittatura, anzi un totalitarismo perchè non ci sono organi di controllo. D’altra parte già adesso il movimento ha un carattere totalitario, perchè decide tutto solo Beppe Grillo. E come fa col movimento farebbe col paese. Non fa mistero di volere per se il 100% del potere, il potere totale. Sarebbe il nostro capo onnipotente , il nostro grande fratello. Ma la nostra stampa, i nostri politici non lo prendono sul serio, non hanno capito chi è, cosa vuol realizzare, non ci credono, pensano che scherzi e continuano a litigare fra di loro come fecero nel 1922 liberali, socialisti e popolari quando avanzavano i fascisti di Mussolini.

di Francesco Alberoni © 2013 Qelsi

Invito ai giovani a divenire come i “grillini”, da parte dell’ambasciatore Usa a Roma, David Thorne, che ha parlato del Movimento 5 Stelle. “E’ interessante vedere che effetto avranno i ‘grillini’, anche se non vogliono farsi chiamare cosi’”, ha detto Thorne. “Abbiamo incontrato molti di loro, sono giovani, sono molto seri, si organizzano completamente sul web, non vogliono ricevere soldi e una delle grandi questioni in Italia e’ quella della quantita’ di soldi destinata al sistema politico”, ha aggiunto l’ambasciatore rispondendo in inglese a una domanda di uno studente durante un incontro al Liceo Visconti di Roma.

E’ ovvio a chi abbia un minimo di materia grigia che in una situazione di sovranità piena, all’ambasciatore di un paese straniero non sarebbero chieste – né tanto meno lui darebbe risposta – opinioni sui politici della nazione che lo ospita. Ma tanto ormai sono al traguardo.  Iniziò già nel 2008.

resort 5 stelle

  • -Ambasciatore Usa: “Interlocutore politico credibile”
  • -Soros studia Grillo, mentre in Italia gli si dà del black bloc o del fascista.
  • -Il successo di Grillo-Casaleggio Il pifferaio di Hamelin
  • -Goldman Sachs promuove Grillo: “Risultato elettorale entusiasmante percambiare l’Italia”
  •  Attenzione a Grillo di Gianni Lannes

Negli ultimi anni Grillo non solo ha garantito la tenuta del sistema  “incanalando” gli scontenti, ma in più lo sta anche rinforzando.

grillo

Ambasciatore Usa: “Interlocutore politico credibile”

Il 4 aprile 2008 un lungo telegramma per Condi Rice partiva dall’ambasciata a Roma: raccontava un pranzo con l’attuale leader del Movimento 5 Stelle. Gli americani avevano capito il potenziale elettorale del comico e previsto in anticipo il suo successo.

MAURIZIO MOLINARI PAOLO MASTROLILLI NEW YORK
Alle 11,12 del 4 aprile 2008 dall’ambasciata americana a Roma parte il telegramma intitolato «Pranzo con l’attivista italiano Beppe Grillo: “Nessuna speranza per l’Italia”. L’ossessione della corruzione».  A firmarlo è Ronald Spogli, ambasciatore a Roma, e il destinatario è il segretario di Stato, Condoleezza Rice, a cui spiega in cinque pagine che Grillo è un «interlocutore credibile» nella comprensione del sistema politico italiano, grazie al fatto di essere «unico» per denuncia della corruzione nelle vita pubblica, ricorso al web e appello agli oppressi.

Il documento è stato ottenuto da «La Stampa» nel rispetto delle norme del «Freedom of Information Act» e inizia con un preambolo in cui si presenta il «politico italiano Beppe Grillo» come «un comico divenuto attivista che durante un pranzo nella residenza del consigliere economico dell’ambasciata ha affermato: “Non c’è speranza per l’Italia”». Segue la descrizione di Grillo: «È un eccentrico, si appella agli oppressi d’Italia e così riesce a portare nelle piazze centinaia di migliaia di persone per protestare contro l’ordine costituito». Soprattutto «i suoi commenti risaltano per il contrasto con quelli dei nostri interlocutori tradizionali su economia, politica e in particolare sulla corruzione».

Ronald Spogli

La seconda parte del documento classificato «sensitive» include un approfondimento sul personaggio. «Giuseppe “Beppe” Grillo è un ex comico politicamente schietto che ha ottenuto una celebrità mondiale scorticando ogni giorno i politici italiani sul suo blog e organizzando con successo una manifestazione contro la corruzione nel governo alla quale lo scorso autunno hanno partecipato oltre 150 mila persone». L’accento viene messo sullo stile personale: «Grillo è brusco, perfino profano, ma le sue accuse dirette e spesso taglienti risaltano al contrasto con le analisi timide e indirette sulla corruzione che vengono dal mondo politico italiano». È a tali caratteristiche che il testo attribuisce la capacità di «galvanizzare una parte dell’opinione pubblica in genere silenziosa, convogliando la rabbia degli italiani verso la corruzione governativa più radicata e l’incapacità dell’élites di migliorare le condizioni del Paese» con la conseguenza di «aver creato un foro alternativo di discussione su questioni che non vengono affrontate dai maggiori media».

Da qui la scelta di dedicare al tema della «Corruzione» la parte centrale del documento. «Grillo, 59 anni, ha una capigliatura selvaggia e un aspetto quasi da portuale ma è riuscito ad affermarsi negli ultimi dieci anni come un commentatore controcorrente sulla corruzione italiana, in particolare identificando i problemi contabili di Parmalat assai prima che i dettagli delle irregolarità finanziarie venissero scoperte». Tale precedente lo accredita agli occhi dell’ambasciata americana a Roma, che aggiunge: «Grillo ritiene che l’endemica corruzione nella classe politica italiana ha distrutto ogni speranza di migliorare le prospettive economiche nazionali» fino al punto che «l’unica soluzione è la rimozione di praticamente tutti i politici di destra e sinistra rimpiazzandoli con giovani che hanno meno legami con l’establishment e meno interesse nel mantenimento dello status quo». Ciò che colpisce il consigliere economico americano, che ha incontrato Grillo assieme ad altri funzionari dell’ambasciata, è che «descrive la corruzione come una procedura standard nell’attuale cultura politica italiana, ai suoi occhi i politici di destra e sinistra vogliono solo mantenere il potere, sono troppo vecchi, carenti di visione e capacità per migliorare le condizioni del Paese». La lotta alla corruzione è la chiave di lettura che consente di comprendere l’opposizione di Grillo a «energia nucleare, rigassificatori  e inceneritori perché sarebbero tutti progetti destinati a enormi perdite di fondi pubblici a vantaggio di corruzione, mafia o entrambe». È tale battaglia che spinge l’estensore del documento a titolare il paragrafo sull’opposizione agli inceneritori in Campania: «Luddista, progressista o entrambi?». Facendo capire che il giudizio su tale posizione resta in sospeso.

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Riga dopo riga ci si accorge come il documento diplomatico Usa dà credito alle posizioni dell’ex comico: «Per Grillo il desiderio dei politici di mantenere il potere è l’elemento che spiega tutto, dalla manipolazione delle procedure amministrative alla collusione fra imprenditori e politici, alla tendenza dei maggiori mezzi di informazione a non dare risalto alle illegalità» fino ai politici che «non se ne vanno mai, neanche se incriminati o condannati come 24 degli attuali membri del Parlamento». Incalzato dalle domande e dalla curiosità dei diplomatici americani, Grillo fa delle previsioni che vengono fedelmente riportate in un sottocapitolo intitolato «La situazione peggiora». «Grillo ritiene che la corruzione dei politici di oggi è divenuta più sofisticata rispetto alle indagini dell’inizio degli anni Novanta, svolte da parte di Mani Pulite» fino al punto che «le tangenti rappresentano oggi un’ampia fetta degli appalti pubblici». Il richiamo a Tangentopoli lascia intendere che i diplomatici americani vedono un nesso storico fra le battaglie di Grillo e le indagini con cui Antonio Di Pietro diede vita al pool di Milano che portò al crollo della Prima Repubblica. Se allora l’impegno di Di Pietro riscosse l’attenzione dell’ambasciata in via Veneto – al punto che fu invitato a Washington e New York – ora c’è un parallelo interesse nei confronti di Grillo, badando alla sostanza di ciò che afferma più che al suo stile trasgressivo. «Grillo lamenta l’inefficacia delle agenzie governative, dei gruppi di cittadini e delle ong anti-corruzione, attribuendola al fatto che sono troppo piccole, limitate, locali per essere efficaci contro un fenomeno così vasto». A tali osservazioni uno dei diplomatici americani ribatte, «facendo notare a Grillo che il recente rapporto della Corte dei Conti sull’accresciuta corruzione non ha suscitato grande attenzione». La replica dell’ex comico è: «L’opinione pubblica è in stato comatoso».

Da qui il messaggio che Grillo consegna agli interlocutori americani: «Tutti i partiti e politici italiani sono illegittimi», di «centro, destra o sinistra», perché «arresti, indagini e conflitti di interessi li rendono incapaci o inadatti» senza contare che il sistema elettorale «basato sulle liste impedisce ai cittadini di scegliere chi votare». La sua proposta è il «boicottaggio del sistema politico» e per questo «sul suo blog chiede di non partecipare le elezioni politiche del 13 e 14 aprile» ma gli interlocutori americani vedono «il possibile germe di un nuovo partito nella decisione di consentire a candidati indipendenti alle elezioni amministrative di usare il suo nome», sostenendoli poi con il blog a patto che abbiano i tre requisiti necessari: nessuna carica precedente, fedina penale pulita e disponibilità a pubblicare online tutte le attività e transazioni svolte dopo l’eventuale elezione.

Nel 2008 il Movimento Cinque Stelle deve ancora nascere ma le dimensioni dell’impegno di Grillo sul web colpiscono l’ambasciata Usa. «Grillo è un grande sostenitore di Internet, il suo blog gli ha garantito una importante ribalta nazionale e internazionale – si legge nell’11° paragrafo – e lui vi vede un grande strumento per promuovere la trasparenza del governo» ritenendo che può «aiutare i cittadini a tenere d’occhio spese e attività dei politici locali» oltre al fatto di essere «il suo unico mezzo per organizzare eventi pubblici». Quando i diplomatici americani gli chiedono perché lo sviluppo di Internet in Italia segni il passo, Grillo risponde: «I grandi mezzi di comunicazione ne temono la concorrenza e i partiti politici non lo ritengono un mezzo sul quale investire».

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Sono gli ultimi tre paragrafi del documento, intitolato «Commento» ad essere l’espressione dell’opinione di Spogli, dando la misura delle valutazioni di Washington, dove George W. Bush sta concludendo il secondo mandato. «Bene informato, competente sulla tecnologia, provocatorio e grande intrattenitore, Grillo è unico, una voce solitaria nel panorama politico italiano» scrive Spogli, sottolineando come «la sua opposizione allo status quo politico lo ha portato ad essere un escluso dai media» visto che «nessuna tv pubblica o privata lo menziona» ma ciò non toglie che «ha un grande potere di attrazione» come dimostrato dal «Vaffa…Day». Sono «gli studenti, chi vive male e chi si sente ignorato dal sistema» a costituire «il nucleo dei sostenitori di Grillo» anche se «alcuni banchieri ammettono di esserne affascinati». «Alcune delle sue idee sono utopiche e irrealistiche – conclude Spogli – ma nonostante l’incoerenza della filosofia politica, la sua prospettiva dà voce a una parte dell’opinione pubblica che non trova espressione altrove». Da qui la conclusione: «La sua unica miscela di humour aggressivo sostenuto da statistiche e ricerche giuste quanto basta, ne fa un interlocutore credibile sul sistema politico italiano».

Incollato da <http://www.lastampa.it/2013/02/12/italia/speciali/elezioni-politiche-2013/grillo-strego-l-ambasciatore-usa-interlocutore-politico-credibile-V2LcFLA1B9WIdsZTQiPryJ/pagina.html&gt;

Soros studia Grillo, mentre in Italia gli si dà del black bloc o del fascista.

di Abate Faria

– Il Contagio.

In tutto il mondo si parla di Grillo.  Tv e giornali cercano di capire il fenomeno, di analizzarlo, in attesa dell’esito delle elezioni italiane. Grillo non è il primo esperimento di partito nato “in rete”, ma, certamente, è quello che si candida a diventare la case history per eccellenza.

Poco importa, da questo punto di vista, se prenderà il 15%, il 20% o il 25%.

Conterà per i futuri assetti del nostro Governo-Parlamento, non per la portata storica  che avrà,comunque, la sua affermazione politica. Un partito che in 3 anni, senza soldi e sovvenzioni, in rete e senza l’appoggio dei media, diviene il terzo o secondo partito in Italia è una cosa incredibile. Teniamo conto che il Psi che ha a lungo governato questo paese non ha mai superato il 15% o che, Forza Italia, nel 1994 arrivò al 21%.

In Italia stupisce, invece, la modalità con la quale politici, studiosi e giornalisti hanno affrontato ieri ed oggi il fenomeno: un misto di ignoranza, provincialismo e supponenza, dovuti soprattutto al fatto di essere, in fondo, sulla stessa barca del potere.

Definito “qualunquista”, “black block”, “fascista”, “comico” (nel senso spregiativo del termine), “terrorista”, “populista”, “demagogo”, etc, etc a seconda della convenienza o dell’appartenenza politica.

Ci si stupisce che il 35% dei giovanissimi voterà Grillo…

Ma scusate: in un paese “vecchio” (e non solo anagraficamente) chi dovrebbero votare?

In un paese dove Berlusconi/Bersani stanno a Scalfari/Mieli come De Benedetti/Caltagirone stanno a Bonanni/Angeletti…in un paese dove ai giovani è preclusa ogni possibilità…mi dite chi cazzo avrebbero dovuto votare?

Bersani puo’ portare gli ex sessantottini a votare, gli iscritti ingrigiti della Cgil; Berlusconi le massaie e casalinghe…ma i giovani, twittando, chattando, whattsappando, youtubando di queste mummie non se ne fanno nulla.

Questi parlano un altro linguaggio, vivono una realtà diversa, pensano in modo differente.

https://saragio.wordpress.com/2011/05/31/che-tristezza-aver-avuto-ragione/

p1-horz

Monti che va su in rete si ridicolizza (al Banana, infatti, l’hanno sconsigliato), un po’ come farebbe una massaia che si lanciasse in una lap dance in discoteca.

Non ci si improvvisa così.

La rete, poi, ha “memoria” e ti sbrana in pochi minuti.

In rete non ci sono le domandine facili di giornalisti venduti, nè Barbara D’urso compiacente…

La rete è un mondo duro, che va maneggiato con esperienza e maestria.

E Bersani che fa? Manda avanti la “belloccia” di turno (Ale Moretti) e la mena con l’unica genialata del suo vero speech writer Crozza con lo “smacchiamento del giaguaro”…ma è troppo poco.

Se non lo avete capito: oggi tocca ai politici, domani ai giornalisti, dopodomani ai sindacalisti…

C’è una parte del paese (soprattutto, ma non solo, i giovani) che ormai è impermeabile a qualsiasi discorso”vecchio”, per quanto improntato al senso di responsabilità.

Ci sono milioni di persone che non hanno più nulla da perdere, ai quali non si puo’ chiedere il senso di “responsabilità”, che hanno paura, che hanno capito che per loro si mette davvero male…

Ebbene, in tutto ciò, all’estero hanno già studiato Grillo, da noi no.

dal sito http://www.formiche.net

I social media stanno irrimediabilmente cambiando la politica in Europa e Beppe Grillo è una delle punte più avanzate di questo processo. Ad affermarlo è uno studio del think tank britannico Demos, interamente dedicato al “partito” a 5 stelle e agli elettori del movimento fondato dal carismatico comico genovese.

Il dossier è stato realizzato con il supporto della Open Society del magnate George Soros e il contributo di ricercatori dell’Istituto universitario europeo di Fiesole. L’obiettivo? Comprendere analogie e differenze del M5s con gli altri movimenti “populistico-digitali” presenti in Europa.
Capite?

Soros lo studia…

soros
Perchè?

Perchè le persone intelligenti (non ho detto oneste!) quando vedono emergere un fenomeno di queste dimensioni lasciano da parte le loro convinzioni e CERCANO DI CAPIRE…cercano di “rubare il segreto”…magari, poi, per contrattaccare!

Ma non si chiudono nelle loro convinzioni e basta!

Mesi fa scrissi un post, “in difesa di Grillo”, che, ovviamente è stato uno dei meno letti…perchè mi rendevo perfettamente conto delle strumentali polemiche inventate ad hoc da pennivendoli e politici italioti.

Ero convinto che per 10 elettori che lasciavano Grillo a seguito di questi attacchi, altri 15 ne sarebbero arrivati.

Fu così anche con la Lega agli inizi: “razzisti”, “bifolchi”, “separatisti”, “squadristi”, etc, etc salvo poi allearsi con loro (la destra) o definirli “costole della sinistra” (la sinistra, appunto)

E mi ricordo perfettamente Bossi alle elezioni del 1996 con “Roma Polo-Roma Ulivo”: tutti ad attaccarlo e lui che, stando fuori dalle coalizioni, arrivò ad oltre il 10% al Senato.

E’ pazzesco come non si voglia capire che le cose non nascono dal nulla.

Se i partiti 3 anni fa avessero capito il fenomeno che stava montando e si fossero un minimo autoriformati, Grillo non sarebbe arrivato fin dove è adesso.

Invece, nulla.

Se il Parlamento si fosse degnato di prendere in considerazione le sue leggi di iniziativa popolare, forse non ci sarebbe stato questo tsunami.

La stessa cosa vale per il sentimento anti-euro che sta crescendo.

Non basta criticare! Bisogna capire ed aprirsi al confronto!

L’euro non è sempre esistito e nulla è irreversibile, dunque, non è un dogma.

Continuare a ripetere esclusivamente che un ritorno alla lira sarebbe una tragedia è non solo sbagliato e falso, ma anche molto pericoloso.

I media, in questi 3 anni, cosa hanno fatto?

I professori universitari e politologi dove erano?

Grillo aveva capito benissimo che Rai e giornali vari non lo avrebbero mai ascoltato e, dunque, ha fatto senza, attaccandoli per la connivenza interessata col potere politico.

Tutti coloro che detengono una qualche forma di potere o di rendita di posizione in questo paese dovrebbero iniziare a preoccuparsi almeno un po’.

Il fenomeno Grillo non è solo politico: è culturale, linguistico, sociologico, antropologico…

E’ vero che i cittadini che hanno votato Grillo non sanno cosa accadrà dopo, ma è stupido da parte dei partiti confidare in questo. Il problema vero è che, votando i partiti che ci governano ininterrottamente da 20 anni, sanno, invece, benissimo cosa li attende!

Per questo molti italiani hanno votato più o meno convintamente M5S.

Estratti da <http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/9852-soros-studia-grillo-mentre-in-italia-gli-si-da-del-black-bloc-o-del-fascista.html&gt;Image

 “Te la do io l’America “

*****

Ancora non hanno capito di avere a che fare con un

movimento completamente differente da un partito politico…

noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta.

E’ un movimento che non può essere fermato…

non capiscono che questo movimento è tenuto insieme

da una forza inarrestabile che non può essere distrutta..

noi non siamo un partito, rappresentiamo l’intero popolo,

un popolo nuovo.

(Cit.Adolf Hitler)

*****

La stragrande maggioranza degli elettori del

M5S sono persone che non hanno mai votato,

lo dicono loro perché “i partiti sono tutti uguali”.

Perché non si sono mai impegnati prima

di essere manipolati dal Beppe?  Oggi votano

solo perché han trovato uno che gli dà ragione,

son tutti ladri, assolvendoli cosi

dall’ essersene lavate le mani per tanti anni…

Il popolo bue sempre alla ricerca dell’uomo forte.

Ora tocca a Grillo, che bercia più forte.

Ma io Grillo lo prendo a calci in cu**

 

 Grillo_Pifferaio

Il pifferaio di Hamelin è una fiaba tradizionale tedesca, trascritta, fra gli altri, dai  fratelli Grimm. La fiaba narra di un uomo che promette di disinfestare la città dai ratti con un piffero.

La popolazione gli da fiducia, e lui suonando un piffero e ipnotizza tutti i ratti convogliandoli in un fiume dove muoiono annegati.

Ma dopo aver disinfestato la città, il pifferaio continua a suonare il suo strumento, attirando però questa volta tutti gli abitanti della città e convogliandoli verso il fiume, dove annegheranno anche loro.

Adesso vi domanderete, ma che centra con Grillo? L’analogia calza a pennello, purtroppo, e vi spiego perché.

grillo casaleggio

Il successo di Grillo-Casaleggio è stato programmato da molto tempo, con pericolosa astuzia.

grillo casaleggio

Gli italiani sono da tempo sfiduciati verso tutta la classe politica, mentre nello stesso tempo soverchiati da incomprensibili sacrifici, così la classe politica è diventata “la casta” cioè il principale nemico.

Levando di mezzo tutti i politici sarebbe stato tutto risolto, non tenendo conto che questi sono burattini in mano ad alti poteri anche occulti, i camerieri dei banchieri.

Ma la ribellione contro “la casta” non è stato un concetto nuovo, non è stato un risveglio spontaneo del popolo sul momento. La ribellione contro la “casta” è stata fomentata ad arte,  riesumando un vecchio libro del 2007 di 288 pagine edito dalla Rizzoli, intitolato “La Casta” firmato da Sergio Rizzo e Antonio Stella.

Niente di nuovo. Ma perché si è riesumato questo libro del 2007?

Perché il malcontento cresceva, era reale, e per renderlo innocuo andava incanalato e manipolato.

Perché convogliare il malcontento facendo credere che l’unico nemico da abbattere era la classe politica, significava distogliere l’attenzione dai reali problemi, come se bastasse cacciare gli attuali politici dal Parlamento per risolvere i problemi.

Significava non parlare di Signoraggio, di scie chimiche, Sovranità Monetaria.

Concentrare l’attenzione sugli introiti dei politici di turno, mentre agli italiani veniva chiesto tutto, significava eliminare la possibilità che si capisse che il Debito pubblico non esiste, che è una truffa!

Se non era così strumentale convogliare il malcontento verso la “casta” non se ne parlava così ampliamente in tv, non girava (dicendo che era stato censurato) lo sketch di Enrico Brignano entusiasmando l’emotività popolare.

La vera arma del sistema è convogliare il dissenso e manipolarlo, facendo leva sull’emozione più che sulla razionalità. Avere il potere del dissenso si traduce in un assenso.

Preparato il terreno, è apparso sulla scena politica Grillo con il suo piffero magico.

Prometteva come ha promesso il personaggio della favola, di disinfestare l’Italia dalla “casta”,  attirando più gente possibile, molta in buona fede, abbagliata dalle promesse senza senso.

Grillo con i suoi “Tsunami Tour” come il pifferaio magico ha riunito sempre più gente al suono delle sue parole, senza programmi alternativi, con demagogiche promesse, diventando il Guro indiscusso.

Ha tirato fuori il  termine “reddito di cittadinanza”esulando dal contesto che aveva scritto Auriti, e si è guardato bene dal parlare dell’emissione della moneta a debito, dunque promessa campata in aria. Niente a che fare con Sovranità monetaria.

Ha proposto un referendum sull’euro, niente di più fuorviante, come se il problema fosse il nome della moneta, non da chi è coniata ed emessa a debito. Nulla a che fare con la Sovranità Monetaria.

Di Geoingegneria, scie chimiche, neanche a parlarne, non c’è tempo.

E con questo risultato elettorale il piffero magico di Grillo dove convoglierà gli Italiani?

A mio avviso al baratro.

La situazione dello stato attuale delle cose porta ad una governabilità impossibile, non si sa ancora chi andrà a parlare con Napolitano, probabilmente Grillo o Casaleggio si dice, ma sono stai eletti? No, alla faccia della democrazia!

All’interno del movimento gli stessi grillini non sanno i nominativi degli eletti, tutti fermi aspettando le direttive, una completa apparente anarchia gestita da Grillo e Casaleggio, ma sono stati eletti?

No, alla faccia della trasparenza!

Azzerati i partiti cosa rimane? Non una alternativa, ma un pericoloso vuoto.

Ha vinto la rabbia, ma non la consapevolezza, rabbia sapientemente alimentata dai primi VaffanculoDay, e trascinare la gente su questa onda è facile, basta avere un piffero magico emettendo suoni piacevoli e gradevoli.

Il reale scopo di Grillo-Casaleggio è traghettarci verso il Nuovo Ordine Mondiale, spero di cuore che i grillini se ne rendano conto.

– di Wilma Criscuoli –

Incollato da <http://www.losai.eu/grillo-il-pifferaio-magico/>

Goldman Sachs promuove Grillo: “Risultato elettorale entusiasmante per cambiare l’Italia”

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L’alta finanza promuove il Movimento Cinque Stelle: Jim O’Neil, il ‘guru’ di Goldman Sachs che ha inventato l’acronimo ‘Bric’, dice di trovare “entusiasmante” l’esito elettorale italiano. Il Paese, spiega, ha “bisogno di cambiare qualcosa di importante” e forse il risultato del movimento di Grillo è il “segnale dell’inizio di qualcosa di nuovo”. O’Neill è ora presidente di Goldman Sachs Asset Management, l’unità dei fondi di Goldman, e a lungo è stato il capo economista della merchant bank di New York. Tra i suoi molti studi sull’economia globale, il più celebre è forse quello del 2001 in cui ha inventato appunto il nome ‘Bric’, identificando un unico fenomeno economico nei quattro giganti a crescita accelerata, Brasile, Russia, India, Cina.

Nulla è cambiato dal 1999 – O’Neil ha diffuso uno studio dal titolo ‘Riforme non vuol dire austerity’ dove si chiama evidentemente fuori dal coro dei mercati sui timori per l’incertezza post-elettorale in Italia. “Forse un po’ stranamente – scrive O’Neill delle elezioni in Italia – trovo il risultato abbastanza entusiasmante perché credo che un paese, il cui Pil sostanzialmente non è cambiato da quando l’Unione Monetaria è partita nel 1999, ha bisogno di cambiare qualcosa di importante. Forse questo risultato elettorale e il particolare fascino di massa del Movimento Cinque Stelle potrebbe essere il segnale dell’inizio di qualcosa di nuovo?” “In secondo luogo, per le elite consolidate dell’Italia e fondamentalmente per gli altri ‘centri di potere’ dell’Europa, in particolare Berlino e Francoforte, penso che questi risultati siano molto vicini a un incubo”, aggiunge l’economista, mettendo in discussione lo “status quo” che mette al primo posto l’imperativo della riduzione del debito.

Riforme, con il beneplacito della Bce – In terzo luogo, sottolinea O’Neill, “il vero problema dell’Italia è l’assenza di crescita economica, che ha causato la crescita del debito, e non sono cioé gli stessi problemi degli altri paesi dell’Eurozona. La posizione di bilancio dell’Italia aggiustata ciclicamente è oggi in modesto surplus, che virtualmente è meglio di tutti gli altri paesi sviluppati – afferma -. Penso che restringere le politiche di bilancio di per sé, con un vago intento di riduzione del debito, non sia una strategia furba. L’Italia ha bisogno di riformare il proprio mercato produttivo e del lavoro, di sostenere la produttività nazionale e di riforme. Queste hanno bisogno anche del supporto della Germania e della Bce per restare nell’unione monetaria e, specialmente ora, di fermare una potenziale ulteriore escalation nella crescita dei rendimenti dei titoli di stato. In Italia le riforme non sono identificate con l’austerity, come gli elettori hanno appena mostrato”.

01 marzo 2013

Redazione Tiscali

Incollato da <http://notizie.tiscali.it/articoli/esteri/13/03/01/goldman-sachs-ok-grillo.html>

ATTENZIONE A GRILLO da leggere

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ATTENZIONE A GRILLO E AL MOVIMENTO 5 STELLE

di Antonio Bassi

I giovani sono il futuro. Quante volte avete sentito questa frase? Nel mondo dei sogni questo assunto puo’ essere vero, nella realta’ e’ solo una frase fatta. I giovani dovrebbero essere il futuro, ma non lo sono ne’ lo saranno, perche’ un manipolo di maiali a cui escono soldi dal sedere si e’ messo in testa di depredare definitivamente i popoli e i loro Stati dei resti della pseudo-sovranita’ e della pseudo-democrazia nate in seguito alla Seconda Guerra Mondiale. Perche’? Per avere ancora piu’ potere e controllo su una piu’ vasta area geografica: il mondo intero.

Stiamo vivendo la Terza Guerra Mondiale, perpetrata non con le armi ma attraverso la manipolazione dei mercati, il potere finanziario e la false flag della crisi, creata a tavolino, che offre pretesti per imporre agli stati scelte politiche che altrimenti sarebbero proibite dalle Costituzioni  e arraffare i beni e la proprieta’ del popolo. Sembra un film di James Bond ma purtroppo e’ la realta’. Per chi non e’ abituato a guardare oltre il proprio naso occorrera’ tempo e studio per verificare ed accettare questa tesi.

Una volta spazzati via i grandi regimi dittatoriali del XX secolo, li hanno rimpiazzati con la democrazia – la piu’ perfetta delle dittature se pilotata ad arte dalle persone sbagliate –  in cui il popolo e’ sovrano e sceglie, tramite il voto, i suoi rappresentanti che andranno a governare per il bene dei cittadini. Niente di piu’ falso. Gli stessi che ci hanno liberati dai tedeschi e dai russi ci hanno anche letteralmente privato di qualsiasi liberta’, ma in modo da farci credere che fossimo liberi e padroni del nostro destino. Come? Attraverso una democrazia pilotata dalla CIA e dalla NATO.

In democrazia la maggioranza vince, quindi e’ sufficiente assicurarsi che la maggioranza sia mentalmente succube della propaganda e quindi controllabile per avere il dominio sulla totalita’ della gente. A quel punto sta alla minoranza mentalmente libera aiutare chi non lo e’, a liberarsi. I pochi che hanno tentato di contrastare il potere dei nuovi coloni sono stati brutalmente ammazzati sotto gli occhi di tutti. Alcuni nomi: Enrico Mattei, Aldo Moro, Giovanni Falcone. Riguardo alla loro vita e morte violenta ci hanno raccontato storie incomplete o false, cosicche’ la gente non potesse arrivare mai alla verita’.  Li hanno praticamente cancellati dalla nostra memoria rimpiazzandoli con reality shows, talent shows, social networks, falsi profeti e marchingegni tecnologici.

Adesso, cari i miei giovani, siamo al capolinea. Con l’avvento dell’Unione Europea e dell’Euro, I maiali a cui escono soldi dal sedere stanno portando a compimento il piano che hanno architettato a nostra insaputa nel corso di mezzo secolo, forti della copertura dei politici corrotti o ricattati. Con i recenti Trattati che ogni paese della Comunita’ ha firmato, particolarmente con il Trattato di Lisbona e i recentissimi  Fiscal Compact e Meccanismo Europeo di Stabilita’, hanno mandato definitivamente in pensione la nostra Carta Costituzionale, che era gia’ di per se’ uno specchietto per le allodole. Non c’e’ speranza, non c’e’ messia di turno che ci togliera’ dai guai, non c’e’ sindacato che difendera’ i diritti dei lavoratori. Non c’e’ niente e nessuno a difenderci. Questa volta siamo soli. Completamente soli.

L’obbiettivo che sembra profilarsi all’orizzonte e’ l’abolizione della moneta cartacea e la sua sostituzione con un sistema elettronico controllabile. Per convincerci ad accettare una cosa simile, useranno pretesti apparentemente giusti. Ci mostreranno come, finche’ esistera’ il contante, sara’ impossibile tracciare le transazioni e applicare una efficace politica di lotta all’evasione fiscale.  In seguito all’approvazione della moneta elettronica, ci costringeranno ad usarla attraverso il ricatto. Niente sara’ piu’ acquistabile se non attraverso la moneta elettronica. Chi ha orecchie intenda.

Nei primi anni Novanta, un potere allora occulto ha fatto fuori in pochi mesi e con un colpo di spugna l’intera classe politica italiana, che aveva governato col benestare di quello stesso potere per decenni. Il 1992 e’ un anno molto importante, in quanto segna l’omicidio di Falcone, l’inizio di Mani Pulite – che ha spazzato via la vecchia classe dirigente con il pretesto di due spiccioli rubati – e lo sbarco nel porto di Civitavecchia del Britannia, il panfilo della Regina d’Inghilterra. Cosa c’entra il panfilo della Regina? C’entra parecchio e infatti nessun politico ne ha mai parlato negli anni a seguire e nessuno ne parla oggi. Sul Britannia e’ stata decisa la svendita delle aziende italiane in cambio di pane e cipolle, avvenuta grazie all’aiuto dei leader della nuova sinistra europea, nata dalle ceneri del Comunismo, tutti appartenenti ad organizzazioni di potere segrete quali il Bilderberg e la Trilateral Commission e infimi servi di Goldman Sachs.

I politici della nuova sinistra europea, nata delle ceneri del Partito Comunista, sono miracolosamente rimasti illesi nel processo di epurazione Mani Pulite ed hanno di fatto aperto le porte alle oligarchie del potere finanziario che ci hanno depredato della pseudo-sovranita’ politica e monetaria di cui godevamo fino al pensionamento della Lira.

Craxi cerco’ di lanciare un messaggio tra le righe nel suo famoso ultimo discorso in parlamento e nelle interviste rilasciate prima della sua caduta, avvertendoci che tutti coloro che facevano parte del sistema erano compromessi e che il Trattato di Maastricht andasse immediatamente rinegoziato, pena il limbo o l’inferno in cui sarebbe finita l’Italia nella nuova Unione Europea a venire. Ma certamente lui era un ladro, un bastardo, uno di cui non bisognava fidarsi, mentre il PDS era il partito dei buoni e della povera gente. Aveva ragione Craxi.

Per fortuna adesso e’ arrivato Grillo, il comico genovese di nome nobile (Grillo, appunto) che, partendo dal basso (ci credete?), ha miracolosamente scalato l’Everest fino ad arrivare in cima, facendo stranamente colpo sugli americani che lo hanno persino insignito di una copertina su Time Magazine. Goldman Sachs ha recentemente “benedetto” l’avvento del Movimento 5 Stelle di Grillo e Casaleggio. Ma Grillo non doveva essere l’antagonista del potere finanziario?  Ha ricevuto attenzioni particolari persino dal Papa e da Tarcisio Bertone, cosa strana vista la natura del personaggio, apparentemente ostile a qualsiasi forma di organizzazione di potere che non origini dal basso. Grillo e il suo movimento, fondato insieme a Gianroberto Casaleggio tramite atto notarile, hanno raccolto una grossa percentuale di potenziali non votanti che si sarebbe sommata alla altrettanto grossa percentuale di effettivi non votanti.

Senza il Movimento 5 Stelle avremmo avuto un potenziale 50% di cittadini che si sarebbero astenuti dal voto, ed un conseguente potenziale inizio di problema per il sistema politico europeo, che non puo’ permettersi di avere un’Italia instabile sull’orlo della rivolta popolare.

Il Movimento 5 Stelle ha portato questi cittadini alle urne e ha permesso al sistema di andare avanti. Il Movimento 5 Stelle ha consentito alla “crisi” di andare avanti ed ha impedito agli Italiani di insorgere e reclamare indipendenza. Basta leggere il programma del Movimento 5 Stelle, dove di tutto si parla meno che dei veri problemi che ci stanno riducendo ad un paese del terzo mondo. Grillo ha cavalcato le false flags delle ruberie dei politici, dei rimborsi elettorali, degli stipendi dei parlamentari, delle energie rinnovabili e di altri temi in questo momento totalmente irrilevanti per l’Italia, per accaparrarsi l’attenzione di tutti quelli che, seppur ancora addormentati, si erano accorti quantomeno che la sinistra li aveva fregati e che, piu’ in generale, non esistono veramente una destra e una sinistra. Il tutto col benestare e il sostegno dello Zio Sam, con cui ha avuto un incontro segreto nel 2008, di cui ne’ lui ne’ i politici ne’ la stampa hanno mai parlato.

I problemi dell’Italia non sono i rimborsi ai partiti, gli stipendi dei parlamentari, gli inceneritori o la corruzione (propria di tutti i paesi avanzati, primi tra tutti gli USA): i nostri problemi sono l’EU, l’Euro e la NATO.

Il debito degli Italiani non e’ piu’ con il loro stesso governo nazionale (cioe’ con loro stessi), come era quando avevamo la moneta sovrana, ma con organismi esterni alla nostra Repubblica. Non prendiamo piu’ soldi in prestito dallo Stato ma dalla BCE, che emette la moneta, e dobbiamo ridarli tutti indietro attraverso il pareggio di bilancio. E’ come se un uomo mandasse avanti la sua famiglia non con i suoi soldi guadagnati lavorando ma con prestiti bancari ad interesse. Per ripagare il debito con la banca, una volta esauriti i soldi spesi in cibo, tasse, servizi e quant’altro, si dovra’ fare un altro prestito, il quale dovra’ anch’esso essere ripagato con gli interessi. E cosi’ via.

Grillo non affronta questi temi, pur urlando nelle piazze la frase “sovranita’”. Il nuovo messia, dall’alto della sua montagna di soldi, propone un referendum sull’euro, sapendo benissimo che in un paese come l’Italia, dove la maggioranza pensa che il MES sia una malattia o una sostanza stupefacente, pochissimi avrebbero il coraggio e la consapevolezza di votare per un ritorno alla moneta nazionale. Basterebbe un po’ di propaganda pro-euro e qualche minaccia di tracollo economico da parte del FMI o della BCE per farla fare sotto alla maggioranza degli italiani ignari. In Irlanda e’ andata esattamente cosi’. Con il referendum si sono definitivamente fregati con le loro stesse mani.

Nessuno parla dei veri problemi dell’Italia, nemmeno il prediletto di Goldman Sachs Beppe Grillo. Siamo nelle mani di sporchi, grassi e abbronzati servi del potere, che manipolano le nostre menti e portano avanti l’agenda delle oligarchie con lo scopo di impadronirsi di beni, servizi e territorio. Quello che una volta facevano con le armi, oggi lo fanno con artifici economici e politici, aiutati dai nostri rappresentanti che non meritano neppure l’appellativo di esseri umani.

La verita’ e’ che in Italia la liberta’ non c’e’ mai stata. Siamo sempre stati sudditi di qualcuno e non abbiamo ancora reclamato l’ indipendenza dai nostri padroni. Per questo mi rivolgo a voi, studenti e giovanissimi di tutta Italia: aprite gli occhi, cercate per un momento di essere obbiettivi e liberi da qualsiasi ideologia o forma di pensiero inculcata dalla propaganda. Leggete, informatevi, verificate le informazioni, analizzate e ragionate in modo critico su tutto e tutti. Non vi fate convincere da nessuno, soprattutto dai falsi profeti che parlano della e alla povera gente dall’alto di una montagna di soldi. Non vi fidate di chi cerchera’ di strumentalizzarvi. Fidatevi solo del vostro cervello e dei fatti. Qualcuno disse “l’albero buono si riconosce dai frutti”, per cui cercate prima i buoni frutti e troverete l’albero buono che li ha prodotti.

Voi siete il sale della terra, voi avete il potere di dire NO e di cambiare il corso della storia. Ricordate che noi siamo noi e “loro” sono loro. Le grandi rivoluzioni culturali del XX secolo sono partite da voi. Adesso abbiamo ancora una volta bisogno del vostro aiuto.

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/03/giovani-attenzione-al-movimento-5-stelle.html

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L’Italia, apparentemente aperta e democratica.

Ma sotto una dittatura di sinistra statalista e giudiziaria che lavora per l’interesse  della globalizzazione. Il NWO diretto da illuminati che credono che il popolo bue non sia capace di autogovernarsi.

Per “caso” al suo vertice si trovano le più ricche famiglie del mondo che ricompensano i loro sudditi profumatamente con soldi e incarichi. Vedi Monti,  Bersani e  Grillo.

Questa di Grillo non ci voleva, ora sono in maggioranza. Povera Italia.

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Chi è Gianroberto Casaleggio, la mente dietro il Movimento 5 Stelle

Pubblicato il 08 mar 2013 da Andrea Signorelli

Un nerd, un appassionato di fantasy e fumetti, un simpatizzante delle teorie del complotto. Che da qualche anno a questa parte ha innescato una delle più importanti “rivoluzioni” politiche della storia recente d’Italia. Guru fidatissimo di Beppe Grillo che, come ormai stranoto, gli cura direttamente il blog, ha tenuto a battesimo il Movimento Cinque Stelle (di cui si considera co-fondatore, come ha scritto in una lettere al Corriere) e decide la strategia, non solo comunicativa e di internet, di Grillo e il suo Movimento. Ma come nasce tutto questo? E quali sono i rapporti tra il comico genovese e il guru della politica online?

Gianroberto Casaleggio, milanese, 58 anni, è un ex simpatizzante della Lega e di Bossi, che incontra Beppe Grillo al termine di un suo spettacolo. Il M5S non esiste ancora e all’epoca Grillo sfasciava i computer come rito iniziatico per i suoi spettacoli, nel 2004. I due si parlano, il comico capisce che in quest’uomo c’è del genio e nasce il blog di Beppe Grillo. Che – aperto nel 2005 – nel giro di poco tempo diventa uno dei siti internet più frequentati e influenti del mondo.

Grillo è ancora solo un ‘comico con spirito civico’, che ha però rapporti con chi nella politica c’è da tempo: Antonio Di Pietro. E’ proprio Grillo a consigliare all’ex pm di farsi curare il sito da Casaleggio, Tonino accetta e parte così la sua rinascita internettiana. Almeno fino al 2010. In questi anni infatti la popolarità di Grillo è alle stelle, è partita l’avventura politica e soprattutto Beppe sa che gran parte del merito di tutto ciò è da cercare in Gianroberto. E quindi lo vuole solo per sé. Ed ecco che Di Pietro e il guru della rete rescindono il contratto.

Ma perché Casaleggio ha un successo del genere nel fare comunicazione politica online? Beh, perché lui è sempre stato uno dei massimi esperti di marketing via internet, e nel momento in cui l’ha applicata in Italia si è trovato la strada spianata. Il massimo dell’innovazione fino ad allora era stato Berlusconi che aveva portato in politica il modello televisivo. Che roba anni ‘90. Racconta Pietro Orsatti su MicroMega.

Per capire le origini del fenomeno Casaleggio, è fondamentale analizzare le vicende di un’azienda del gruppo allora nelle mani di Tronchetti Provera e della Pirelli, la Webegg. Amministratore delegato della società è all’epoca Gianroberto Casaleggio. Di cosa si occupava la Webegg? La Webegg Spa nel 2002 risulta essere «un gruppo multidisciplinare per la consulenza delle aziende e della pubblica amministrazione in Rete», si tratta in quel momento del gruppo leader nel settore. Reti interne ed esterne, efficienza aziendale, internet, capacità di penetrazione dei prodotti sul mercato attraverso il web marketing e, per le pubbliche amministrazioni, sistemi di efficienza mirati all’e-governance. Insomma un grande giro di affari potenziale, ma forse una società nata in troppo anticipo sui tempi e infatti ben presto oggetto di veloci cambi di mano.

Una società controllata al 100% da Telecom Italia. Nel 2004 invece Casaleggio fonda la sua Casaleggio Associati: Strategie di Rete. E lavora per clienti come JPMorgan, PepsiCo, Marriot, American Financial Group, Bnp Paribas, Ibm, Best Western (come si legge sulla brochure del sito). Non male per uno che è co-fondatore di un movimento che ha nelle multinazionali, nelle lobby, ecc., ecc., alcuni dei suoi peggiori nemici, no?

Beppe Grillo aveva spiegato non molto tempo fa come Casaleggio fosse solo un tecnico dietro il sito. Ma a pensarla così, ormai, è rimasto solo il comico. Scrive Liuzzi sul Fatto Quotidiano:

E’ il segreto di Beppe Grillo. Se c’è una cosa che negli ultimi anni ha funzionato è stata quella di essere circondato anche lui da un cerchio magico. Che porta il nome di Gianroberto Casaleggio, uno dei massimi esperti di Internet in Italia, l’uomo che con la sua Casaleggio Associati ha inventato – praticamente a tavolino – il Movimento 5 Stelle. È lui che porta in palmo di mano i piemontesi del movimento, perché “conservatori”, e mal digerisce i bolognesi e fiorentini, a suo avviso “anagraficamente comunisti”. D’altronde quando non è Grillo nelle piazze è il blog che diventa la Carta del Movimento. Lì si sviluppano le idee. Chi ci sta è dentro, altrimenti prego andare. Casaleggio, l’uomo del dietro le quinte, il ghost writer che spesso esiste senza esserci. Chiama Grillo e capisce se è il caso. Se lo è riesce a imporre la sua, altrimenti aspetta.

Per non parlare della famosa telefonata tra Casaleggio e Pizzarotti, in cui il guru informatico impose al neo-sindaco di Parma di non prendere il nemico Tavolazzi alla sua corte (il problema di Tavolazzi fu aver posto la questione della democrazia interna al Movimento). In pratica, fondatore di una società di marketing informatico che lavora per multinazionali (e di cui un ex socio si dice faccia parte del gruppo Bilderberg), co-fondatore e probabilmente ideologo del Movimento Cinque Stelle, ombra di Grillo e uomo che impone le sue decisioni a sindaci legittimamente eletti.

E che oltre tutto ha una visione del futuro che manco Nostradamus: in questo videopubblicato sul sito della Casaleggio Associati si racconta come nel 2020 scoppierà la Terza Guerra Mondiale. Ma tranquilli, da tutto questo ne verrà solo del bene: nel 2051 un referendum sulla rete abolirà la pena di morte e nel 2054 si instaurerà la democrazia mondiale via internet. Per Casaleggio un sogno, per altri un incub Incollato da <http://www.polisblog.it/post/19939/chi-e-gianroberto-casaleggio-movimento-5-stelle&gt;

I tempi che cambiano

calci nel sedere

SALUTE ITALIA (con ricetta)-https://saragio.wordpress.com/2013/03/05/salute-italia-con-ricetta/

ONORE A HUGO CHAVEZ  saragio.blogspot.com/2013/03/onorehugochavez.html