Mitt Dolcino : Merkel e FMI

ATTUALITA’
maggio 12, 2014
posted by Mitt Dolcino
Clamoroso: FT afferma che al G20 di Cannes la Merkel in lacrime obbligò USA e Francia a mettere all’angolo l’Italia chiedendo l’intervento dell’FMI

Oggi sono apparsi sulla stampa mainstream alcuni importantissimi articoli, prima di tutto la cronistoria del famoso incontro di Cannes del G20 in cui Frau Merkel si mise a piangere perchè non voleva mollare sugli eurobonds senza che l’Italia “cedesse” qualcosa. FT, in possesso di documenti “ufficiali” relativi a tale serata – vedasi commento di Zerohedge –

http://www.zerohedge.com/news/2014-05-11/angela-merkel-ledge-not-fair-i-am-not-going-commit-suicide

chiosa affermando che alla fine l’Italia fu la vera perdente, assieme alla Grecia: a seguito del summit i tassi sul BTP decollarono fino al 7% e passa, arrivando alla successiva fine politica di chi aveva pronunciato il gran rifiuto all’intervento dell’FMI (Berlusconi e Tremonti). Per inciso, la triade all’attacco dell’Italia sarebbe stata, secondo il rinomato newspaper inglese, la Francia, la Germania e gli USA, coordinati dai nostri “amici” d’Oltralpe.

Chi legge i commenti del sottoscritto sa che:

– ritengo che sia in atto un atteggiamento eurocentrico di tipo prevaricante nei confronti del Belpaese;

– sia in atto un tentivo di impossessarsi deelle ricchezze italiche, siano esse aziende, risparmi delle famiglie o fin anche il possesso del suolo (vedremo con tempo che succederà);

– la Germania e, soprattutto, la Francia stanno cercando di approfittare della situazione post crisi (anche perchè sono più in crisi di noi, fatto certamente vero per la Francia…), la prima annichilendo la competizione manifatturiera italiana, la seconda comprando tout court le imprese della Penisola appena se ne presenti l’occasione, con parallelo boicottaggio degli interessi italiani all’estero (soprattutto Nord Africa e Russia).

Le vere colpe italiche, sempre secondo chi scrive, non sono necessariamente legate ad una ridotta competitività del Paese – un interessante studio della Fondazione Edison con Unincamere svela come dall’avvento dell’Euro al 2012 l’Italia sia sia comportata meglio della maggioranza dei “competitors” europei – ma piuttosto dalla percezione di malaffare associato all’Italia, incluso un sistema di gestione arcaico ed una classe politica che storicamente vive alle spalle di cotanta ricchezza. Vale la pena di ricordare che è comunque nell’interesse straniero stigmatizzare tali debolezze italiche, vere o false che siano (l’ultima volta, dopo tangentopoli, guarda caso nel pieno di un’amministrazione democratica negli USA,  l’Italia praticamente dovette svendere i gioielli nazionali, grazie Prodi!). Resta il fatto che l’Italia è ricca. E fa gola. Stessa storia da 2000 anni, incluse le invasioni tentate o riuscite.

Il problema degli italiani è che dopo l’avvento della bomba atomica hanno sviluppato  una percezione buonista diffusa secondo cui le guerre non possono più accadere: se si fosse chiesto al nonno od al bisnonno cosa pensavano dei tedeschi o dei francesi si sarebbe ottenuta la risposta che non si attende, ossia che sono gente di cui è bene diffidare. Oggi le nuove generazioni percepiscono le vicine repubbliche, quelle molto più consolidate della nostra (Francia, UK, anche la Germania), come amici e maestri: poveri illusi, non capiscono che essi sono prima di tutto degli avversari – e qui si spiega il comportamento attuale in ambito europeo -, essendo lo scopo sempre quello di approfittarsi delle ricchezze altrui per il bene della propria gente. Perchè pensate che l’Europa sia stata la regione mondiale più belligerante fino al 1945? Oggi le guerre non si combattono più come prima di Hiroshima a causa delle armi strategiche, ossia la guerra va combattuta con altre armi, ad esempio con quelle economiche [come nella guerra attuale?]. Tanto per non sbagliarsi gli USA sembra abbiano ritirato dall’Italia gran parte dell’arsenale atomico, probabilmente anche quello italiano, non più tardi di un anno fa: un caso? O che forse immaginavano che si sarebbe arrivati al caos? A pensar male…

Detto questo, l’articolo di FT dimostra senza alcun dubbio che alla fine del 2011 ci fu in piano per annichilire il Belpaese salvando l’Euro e gli alleati attuali degli USA. Alleati USA che non sono precisamente gli alleati storici del paese d’oltreoceano: fino al 2008 la Germania e la Francia erano traditori, non avevano voluto combattere la guerra in medio oriente con Bush, mentre l’Italia era in prima fila. Oggi l’Italia è il maverick della situazione, si dice che Obama odii gli italiani (troppo spesso di fede Repubblicana), quindi sembra logico che i fieri paladini della libertè si sentano nel giusto ad approfittarsi dell’Italia. Leggete l’articolo originale di FT e fatevi un’idea sull’atteggiamento di Sarkozy nei confronti del Belpaese.

Chi oggi subisce la crisi e chi teme l’uscita dell’Italia dall’euro sono gli stessi paesi che non potrebbero svalutare tornando alla valuta precedente o meglio coloro che non trarrebbero grande beneficio dalla svalutazione. In primis non la Germania, che ha comunque un forte surplus ed aziende competitive, ma soprattutto la Francia, paese che ha un’industria cara e non competitiva (il caso Alstom insegna)! Chiaramente l’Italia svalutando spiazzerebbe molti dei prodotti stranieri….

E cosa dire della Germania? I teutonici sono sempre gli stessi, a loro è andata male in due guerre mondiali per il predominio coloniale globale, oggi gli resta solo la possibilità del predominio locale e regionale: non hanno armi strategiche e per questo devono appoggiarsi militarmente alla Francia, guarda caso il paese che ha coordinato l’intervento contro Gheddafi troppo amico degli italiens. Una coppia che non ti apetti, ma perfettamente simbiotica. Esagero? A posteri l’ardua sentenza. Anzi, basterà aspettare le elezioni europee e la valanga di tasse che travolgeranno il Paese di Dante, tasse in grado di annientare la ricchezza italica come la conosciamo oggi. Tra l’altro oggi il ministro Padoan sembra aver ammesso su Repubblica che l’Europa lo ha costretto a promettere privatizzazioni per 40 mld di Euro, guarda caso ENI ed ENEL in prima fila. Scommettiamo che ho ragione?

Italiani senza palle, preferiscono una morte lenta [tasse, recessione e miseria, giocandosi il benessere costruito dai nostri padri] piuttosto che reagire al disastro che li aspetta [leggasi, non osano nemmeno pensare di dire no a questa Europa degli interessi asimmetrici]. E tutto questo per difendere i patrimoni delle elites (convertiti da instabile lira a solido pseudo marco) che oggi comandano i media sussidati e le imprese sistemiche mantenendo la popolazione nell’oscurità e mandandola sul lastrico – tali elites sì che ci perderebbero uscendo dall’euro! -…

Che enorme tristezza!

Mitt Dolcino

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Da rivedere

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UCRAINA USA La situa­zione in #Ucraina ci ricorda che la nostra libertà non è gra­tuita e dob­biamo essere dispo­sti a pagare»: lo ha riba­dito il pre­si­dente#Obama, a #Roma come a#Bru­xel­les, dicen­dosi pre­oc­cu­pato che alcuni paesi #Nato vogliano dimi­nuire la pro­pria spesa mili­tare.La pros­sima set­ti­mana, ha annun­ciato, si riu­ni­ranno a Bru­xel­les i mini­stri degli esteri per raf­for­zare la pre­senza Nato nell’Europa orien­tale e aiu­tare l’Ucraina a moder­niz­zare le sue forze mili­tari. Ciò richie­derà stan­zia­menti aggiun­tivi. Siamo dun­que avver­titi: altro che tagli alla spesa militare!A quanto ammonta quella ita­liana? Secondo i dati del Sipri, l’autorevole isti­tuto inter­na­zio­nale con sede a Stoc­colma, l’Italia è salita nel 2012 al decimo posto tra i paesi con le più alte spese mili­tari del mondo, con circa 34 miliardi di dol­lari, pari a 26 miliardi di euro annui.Il che equi­vale a 70 milioni di euro al giorno, spesi con denaro pub­blico in forze armate, armi e mis­sioni mili­tari all’estero.Secondo i dati rela­tivi allo stesso anno, pub­bli­cati dalla Nato un mese fa, la spesa ita­liana per la difesa ammonta a 20,6 miliardi di euro, equi­va­lenti a oltre 56 milioni di euro al giorno. Tale cifra, si pre­cisa nel bud­get, non com­prende però la spesa per altre forze non per­ma­nen­te­mente sotto comando Nato, ma asse­gna­bili a seconda delle cir­co­stanze. Né com­prende le spese per le mis­sioni mili­tari all’estero, che non gra­vano sul bilan­cio del mini­stero della difesa. Ci sono inol­tre altri stan­zia­menti extra-budget per il finan­zia­mento di pro­grammi mili­tari a lungo ter­mine, tipo quello per il cac­cia F-35.Il bud­get uffi­ciale con­ferma che la spesa mili­tare Nato ammonta a oltre 1000 miliardi di dol­lari annui, equi­va­lenti al 57% del totale mon­diale. In realtà è più alta, in quanto alla spesa sta­tu­ni­tense, quan­ti­fi­cata dalla Nato in 735 miliardi di dol­lari annui, vanno aggiunte altre voci di carat­tere mili­tare non com­prese nel bud­get del Pen­ta­gono – tra cui 140 miliardi annui per i mili­tari a riposo, 53 per il «pro­gramma nazio­nale di intel­li­gence», 60 per la «sicu­rezza della patria» – che por­tano la spesa reale Usa a oltre 900 miliardi, ossia a più della metà di quella mondiale.Scopo degli Stati uniti è che gli alleati euro­pei assu­mano una quota mag­giore nella spesa mili­tare della Nato, desti­nata ad aumen­tare con l’allargamento e il poten­zia­mento del fronte orientale.Oggi, sot­to­li­nea Obama, «aerei dell’Alleanza atlan­tica pat­tu­gliano i cieli del Bal­tico, abbiamo raf­for­zato la nostra pre­senza in Polo­nia e siamo pronti a fare di più».

obama costa

Andando avanti in que­sta dire­zione, avverte, «ogni stato mem­bro della Nato deve accre­scere il pro­prio impe­gno e assu­mersi il pro­prio carico, mostrando la volontà poli­tica di inve­stire nella nostra difesa col­let­tiva». Tale volontà è stata sicu­ra­mente con­fer­mata al pre­si­dente sta­tu­ni­tense Barack Obama dal pre­si­dente delle repub­blica Napo­li­tano e dal capo del governo Renzi.
Il carico, come al solito, ………………
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ITALIA EUROPA FEDERALISMO
Hans-Hermann Hoppe ha parlato dei vantaggi dei piccoli (e più prosperi) Paesi indipendenti:«al contrario, la più grande speranza per la libertà viene dai piccoli Paesi: da Monaco, Andorra, Liechtenstein, anche dalla Svizzera, Hong Kong, Singapore, Bermuda, eccetera, un liberale dovrebbe sperare in un  mondo di decine di migliaia di tali piccole entità indipendenti. Perché non una libera città indipendente di Istanbul e Izmir, che mantengano relazioni amichevoli con il governo centrale turco ma che non effettuino più i pagamenti fiscali per quest’ultimo o che non ricevano pagamenti da esso, e che non riconoscano più la legislazione del governo centrale ma abbiano una propria legislazione a Istanbul o a Izmir. Gli apologeti dello Stato centrale (e di superStati come l’Ue) sostengono che una tale proliferazione di unità politiche indipendenti porterebbe alla disintegrazione economica e all’impoverimento. Tuttavia, l’evidenza empirica parla acutamente contro questa affermazione: i piccoli Paesi sopra citati sono tutti più ricchi dei loro dintorni. Inoltre, la riflessione teorica mostra anche che questa affermazione è solo un altro mito statalista. Piccoli governi hanno molti concorrenti vicini. Se questi tassano e regolano i propri sudditi visibilmente di più rispetto ai loro concorrenti, essi sono tenuti a soffrire l’emigrazione di lavoro e di capitali. Inoltre, più piccolo è il Paese, maggiore sarà la pressione per optare per il libero scambio piuttosto che per il protezionismo. Ogni interferenza del governo con il commercio estero conduce all’impoverimento relativo, in Patria come all’estero. Ma più piccolo è un territorio e i suoi mercati interni, più drammatico sarà questo effetto. Se gli Stati Uniti si impegnassero nel protezionismo il tenore di vita medio degli Stati Uniti scenderebbe ma nessuno morirebbe di fame. Se una sola città, ad esempio Monaco, facesse altrettanto, avrebbe quasi immediatamente una carestia. Considerate una singola famiglia come la più piccola e plausibile unità secessionista. Impegnandosi in un libero commercio senza restrizioni, anche il territorio più piccolo può essere completamente integrato nel mercato mondiale ed essere partecipe di tutti i vantaggi della divisione del lavoro. Infatti, i suoi proprietari possono diventare le persone più ricche della Terra. Al contrario, se quegli stessi proprietari di casa decidono di rinunciare a tutto il commercio inter-territoriale, questo comporterebbe una loro abietta povertà o morte. Di conseguenza, più piccolo è il territorio e il suo mercato interno, più probabile che esso opti per il libero scambio. Inoltre, come posso solo indicare, ma non spiegare qui, la secessione promuove anche l’integrazione monetaria e porterebbe alla sostituzione del sistema monetario attuale delle fluttuanti monete nazionali di carta con uno standard di moneta-merce del tutto al di fuori del controllo del governo. In sintesi, il mondo vedrebbe piccoli governi liberali economicamente integrati attraverso il libero scambio di una moneta-merce internazionale come l’oro. Sarebbe un mondo di inaudita prosperità, di crescita economica e di progresso.
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.VEDI NAPOLI E POI MUORI
https://saragio.wordpress.com/2012/12/29/newbase_001-7b3b2-jpg/
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MES (Meccanismo Europeo di Stabilita’)

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Con il MES (Meccanismo Europeo di Stabilita’) gli stati membri dell’unione europea, si impegnano a costituire un fondo di 700 miliardi di euro, per aiutare i paesi in difficolta’.

La quota che l’Italia dovra’ sborsare e’ 125 miliardi di euro

L’organizzazione MES prestera’ il denaro con interessi allo stato in difficolta’ e nel caso in cui lo Stato, che ha preso il prestito non sarà in grado di restituirli, il MES può rivalersi sui beni dello Stato mobili ed immobili

Ma entriamo nel dettaglio dello statuto del MES

ART.9

Il MES può richiedere il versamento del totale della somma versata, in qualsiasi momento, il capitale dovrà essere versato entro 7 giorni per non incappare in sanzioni.

ART.10

In qualsiasi momento il MES può richiedere

l’aumento di capitale.

ART.13

La richiesta di sostegno al MES di uno

Stato membro in difficoltà economica, dovrà

essere valutata dalla BCE e dal FMI.

ART.20

La politica di fissazione dei tassi

d’interesse (sui soldi prestati) può essere

rivista dal MES.

ART.25

Il MES è autorizzato a richiedere

interessi di mora sull’importo dovuto.

ART.32

Immunità dei rappresentanti del MES

da parte di tutti gli organi di giustizia degli

Stati membri, immunità dei documenti dei

rappresentanti MES; immunità sui beni del MES da ogni forma giurisdizionale (no a

perquisizioni, sequestro, confisca, esproprio,

pignoramenti); locali e documenti del MES

sono inviolabili (tutto rimane segreto); esenti da qualsiasi controllo.

ART.34

I membri del MES devono tenere le

informazioni protette dal segreto professionale.

ART.35

Immunità dei membri del MES e dei propri documenti

Riassumendo:

L’Italia e’ obbligata a regalare 125 miliardi di Euro.

Se rivuole indietro i suoi soldi, ci deve pagare sopra gli interessi (dei soldi suoi?????)

La struttura MES, puo’ richiedere l’immediata restitituzione della somma data in prestito, se non la riavra’ entro entro 7 giorni, addio al Colosseo, o al David di Michelangelo o a casa vostra.

I MES puo’ richiedere a sua discrezione piu’ di quello pattuito, (125 miliardi) l’Italia ha l’obbligo di adempiere immediatamente.

I FMI, ha voce in capitolo sul MES. E

Il MES puo’ alzare, a prestito in corso, i tassi di interesse.

Tutti i membri del consiglio direttivo dei Mes hanno immunita’ assoluta (tipo Re Sole), i loro atti sono insidacabili e segreti.

La sede del MES non puo’ essere ne perquisita’ ne sottoposta a indagine per nessun motivo.

Questa porcata e’ stata votata nel 2012 in Parlamento con i voti del PD, il PDL (attuali Forza Italia e NCD), UDC, l’unico partito che ha votato contro e’ stato la Lega Nord.

Incollato da

Avvistamenti di Creature Mitologiche

IL DELIRIO MES: DALLA BCE AL “RE SOLE” (di A.B.)

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VEDI: http://parlamento16.openpolis.it/votazione/camera/trattato-di-istituzione-del-mes-ddl-5359-voto-finale/39325


NOAM CHOMSKY : FALSO ”PERICOLO RUSSO”

L’intervista a Noam Chomsky è stata pubbicata dal Manifesto 

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L’INTERVISTA / NOAM CHOMSKY DENUNCIA L’ASSERVIMENTO A NATO E USA DELLA STAMPA EUROPEA SUL FALSO ”PERICOLO RUSSO”

mercoledì 19 marzo 2014

Di «pas­sag­gio» a Tokyo per una serie di affol­la­tis­sime con­fe­renze, abbiamo chie­sto a Noam Chom­sky, professore eme­rito di lin­gui­stica al Mas­sa­chu­setts Insti­tute of Tech­no­logy, il suo parere sui nuovi «venti di guerra» tra Occi­dente e Oriente, che agi­tano il pia­neta. E non solo per quel che riguarda la crisi ucraina e ora la Crimea. 

L’Occidente sem­bra essere pre­oc­cu­pato da quello che qual­cuno ha defi­nito il «fasci­smo» di Putin. E men­tre tor­nano i toni da guerra fredda, la situa­zione, in Cri­mea, rischia di precipitare… 

Non solo in Cri­mea, direi che anche qui, in Asia orien­tale, la ten­sione è altis­sima, tira una brut­tis­sima aria. Il recente rife­ri­mento del pre­mier Shinzo Abe — per il quale non nutro par­ti­co­lare stima — alla situa­zione dell’Europa prima del primo con­flitto mon­diale è più che giu­sti­fi­cato. Per­ché le guerre pos­sono anche scop­piare per caso, o a seguito di un inci­dente, più o meno pro­vo­cato. Quanto alla Cri­mea, fac­cio dav­vero fatica ad associarmi all’indignazione dell’occidente. Leggo in que­sti giorni edi­to­riali assurdi, a livello di guerra fredda, che accu­sano i russi di essere tor­nati sovie­tici, par­lano di Ceco­slo­vac­chia, Afgha­ni­stan. Ma dico, scher­ziamo? Per un gior­na­li­sta, un com­men­ta­tore poli­tico, scri­vere una cosa del genere, oggi, signi­fica avere svi­lup­pato una capa­cità di asser­vi­mento e subor­di­na­zione al «pen­siero comune» che nem­meno Orwell avrebbe potuto immaginare. Ma come si fa? Mi sem­bra di essere tor­nato ai tempi della Geor­gia, quando i russi, entrando in Osse­zia e occu­pando tem­po­ra­nea­mente parte della Geor­gia, fer­ma­rono quel pazzo di Sha­kaa­sh­vili, a sua volta (mal) «con­si­gliato» dagli Usa. I russi, all’epoca, evi­ta­rono l’estensione del con­flitto, altro che «feroce invasione». 

Lei è filo russo, professor Chomsky?

Per carità, tutto sono tranne che un filo russo o un fan di Putin: ma come si per­met­tono gli Stati uniti, dopo quello che hanno fatto in Iraq – dove dopo aver men­tito spu­do­ra­ta­mente al mondo intero sulla sto­ria delle presunte armi di distru­zione di massa, sono inter­ve­nuti senza un man­dato Onu a migliaia di chi­lo­me­tri di distanza per sov­ver­tire un regime – a pro­te­stare, oggi, con­tro la Rus­sia? Voglio dire, non mi sem­bra che ci siano state stragi, puli­zie etni­che, vio­lenze dif­fuse. Io mi chiedo: ma per­ché con­ti­nuamo a con­si­de­rare il mondo intero come nostro ter­ri­to­rio, che abbiamo il diritto, quasi il dovere di «con­trol­lare» e, nel caso, modi­fi­care a seconda dei nostri inte­ressi? Non è cam­biato nulla, alla Casa Bianca e al Pen­ta­gono, sono ancora con­vinti che l’America sia e debba essere la guida – e il gen­darme – del mondo. 

A pro­po­sito di minacce, oltre alla Rus­sia, anche la Cina e il Giap­pone fanno paura? Chi dob­biamo temere di più? 

Dob­biamo temere di più gli Stati uniti. Non ho alcun dub­bio, e del resto è quanto riten­gono il 70% degli intervistati di un recente son­dag­gio inter­na­zio­nale svolto in Europa e citato anche dalla Bbc. Subito dopo ci sono Paki­stan e India, la Cina è solo quarta. E il Giap­pone non c’è pro­prio. Que­sto non signi­fica che quello che stanno facendo, anzi per ora, per for­tuna, solo dicendo i nuovi lea­der giap­po­nesi non siano peri­co­lose e inaccettabili pro­vo­ca­zioni. Il Giap­pone ha un pas­sato recente che non è ancora riu­scito a supe­rare e di cui i paesi vicini, soprat­tutto Corea e Cina non con­si­de­rano chiuso, in assenza di serie scuse e soprat­tutto atti di con­creto rav­ve­di­mento dal parte del Giappone. 

Pro­prio in que­sti giorni leggo sui gior­nali che il governo, su pro­po­sta di alcuni par­la­men­tari, ha inten­zione di rivedere la cosid­detta «dichia­ra­zione Kono», una delle poche dichia­ra­zioni che ammet­teva, espri­mendo contrizione e rav­ve­di­mento, il ruolo dell’esercito e dello stato nel rastrel­lare decine di migliaia di donne coreane, cinesi e di altre nazio­na­lità e costri­gen­dole a pro­stu­tirsi per «risto­rare» le truppe al fronte. 

Già, le famose «donne di ristoro», tut­ta­via ogni paese ha i suoi sche­le­tri. In Ita­lia pochi sanno che siamo stati i primi a gasare i «nemici» e anche inglesi e ame­ri­cani non scher­zano, quanto a cri­mini di guerra nasco­sti e/o ignorati 

Asso­lu­ta­mente d’accordo. Solo che un conto è l’ignoranza, l’omissione sui testi sco­la­stici, un conto è il negazionismo: insomma, in Ger­ma­nia se neghi l’olocausto rischi la galera, in Giap­pone se neghi il mas­sa­cro di Nan­chino rischi di diven­tare premier. 


Scappate, se potete.

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La strada della deflazione è tracciata, l’intera €uro-pa sta aspettando solo la Germania e i suoi satelliti per conclamare il nuovo status continentale.

L’inutilità delle “riforme” richieste dalla trojka, accettate supinamente e applicate con dedizione dai camerieri che governano i GIIPS è evidente: in queste Nazioni lo stile e la qualità della vita si sta ulteriormente e velocemente DETERIORANDO.
Anche la Francia, ancora ufficiosamente, fa parte di questo gruppone di Paesi deflatti.

L’ennesimo governo, partorito dal tubercolotico sistema politico italiota, si insidierà a breve per PERPETRARE quei diktat calati dalla U€, fatti di deflazione salariale, nuove tasse, svendite di Stato e tagli lineari a welfare, sanità ed istruzione. Dal novembre 2011 ad oggi è la terza volta che accade. NON ho dubbi: anche costoro proseguiranno la strada tracciata da monti & co.
Oramai, quello che sembrava impensabile è divenuto la NORMALITA’: in 30 mesi, TRE governi diversi, TUTTI RIGOROSAMENTE NON ELETTI, si sono dati il cambio senza colpo ferire.
I PRIMI DUE sono stati capaci di aumentare il debito pubblico di 7 miliardi al mese, aumentando contemporaneamente le tasse, la disoccupazione, i fallimenti e i SUICIDI. Ma si sa: al peggio NON vi è MAI fine.

La lotta interna è PERFETTAMENTE INUTILE, bisogna portare lo scontro politico al cuore del problema, al centro dell’imp€Uro: la U€. Solo DEMOLENDO alla base questa inutile, pachidermica oligarchia di NON-eletti potremmo sperare in un futuro diverso.
La UE, il PANTAGRUELICO sistema che risponde alle elites industrial-finanziarie apolidi mondiali, sta spingendo alla competizione estrema Stati e Popoli, mettendoli gli uni contro gli altri, solo per trarne i massimi benefici.
Del resto, cosa volete che importi loro “della plebaglia europea”?

Cosa potrebbe smantellare la U€ che, dall’interno dei suoi ovattati e grigi palazzi, dirige la funesta orchestra?
Il 23 marzo ci saranno le elezioni del sindaco di Parigi; se dovesse ottenere buoni risultati il candidato del Front Nationale (l più grosso partito euro-scettico del vecchio continente) sarà possibile sperare che accada qualcosa alle consultazioni €uro-pee di maggio. In mancanza di un risultato clamoroso in tarda primavera, tanto forte da MINARE alla base l’€uro-tower, invito CHIUNQUE abbia parenti/amici in Australia, Canada, Nuova Zelanda, Norvegia e altre poche Nazioni con gli stessi requisiti, ad abbandonare questa valle di lacrime.

L’Europa è destinata ad IMPLODERE miseramente. E lo farà poco alla volta: sarà uno stillicidio.

Immaginate quale sarà la risposta del governo tedesco quando anche loro saranno in deflazione conclamata?
Nuova riforma del mercato del lavoro e nuova mazzata ai salari, ci avviteremo in una spirale perversa che non avrà fine.

Sull’esempio della Svizzera TUTTI i Paesi non ancora troppo compromessi alzeranno le barriere anti-immigrazione e poco importerà se i nuovi poveri alla ricerca di lavoro saranno comunitari o meno.
Lo stesso faranno anche gli altri governi con i richiedenti asilo provenienti da Africa, Medio-Oriente e da ogni dove.
E a quel punto scoppieranno tumulti e ribellioni violente, represse nel sangue altrettanto violentemente. In ogni singola Nazione potremmo vedere il verificarsi di quanto sta accadendo in questi tristi giorni a Kiev.

Una jugoslavizzazione dell’intero continente che in breve porterebbe ad una guerra tra poveri dall’esito catastrofico.

Non accadrà in un mese e neppure in un anno ma accadrà.
Pensate alla fine dell’impero di Roma: uno stillicidio durato secoli che portò al medio-evo. L’Europa dovette aspettare il XIV secolo per riprendersi.
Quei tempi furono i più bui mai attraversati.

Sino ad ora ho fatto ragionamenti astratti, adesso vi parlo del reale.

Il fatturato della mia attività di commercio (in piedi dal 1958 tra mio padre e me) è crollato del 70% dal 2006 ad oggi. Per avere qualche speranza di sopravvivenza, quel fatturato, a cui diamo valore 100 nel 2006, potrebbe al massimo comprimersi a 65, ovvero potrei sopportare una perdita di fatturato del 35%, ergo, una eventuale e per niente scontata ripresa economica dovrebbe farmi incrementare il fatturato attuale di circa il 100% (!!!) e solo per mettermi nelle condizioni di garantire uno stipendio alla mia famiglia. Vi sembra possibile?

Nella medesima situazione in cui versa la mia azienda, dopo di aver compresso al massimo i costi e peraltro nella invidiabile e per niente scontata condizione di NON avere debiti di ALCUN genere (neanche a livello personale) quante ce ne sono? Sbaglio se ipotizzo una percentuale dell’ 80%? Un dato certo ci dice che il 75% dei commercianti italiani ha forti esposizioni sugli scoperti di C/C, oltre a debiti personali di svariata natura. A rigor di logica, è possibile ipotizzare che i loro fatturati possano aumentare del 100% nei prossimi anni? E se si, è ipotizzabile che basti a raddrizzare la loro compromessa situazione finanziaria?

La frase “indice di povertà” si presta ad innumerevoli interpretazioni.
Questo termine, riferito ai Paesi sviluppati, indica lo scostamento di quanto ci dicono le istituzioni circa il reddito medio che una famiglia dovrebbe avere. In Italia è del 50%. Ovvero, se quel reddito medio indicato è di € 2300, tutte le famiglie al di sotto di
€ 1150 sono già in stato di indigenza.
Senza paura di essere smentito, affermo che buona parte del meridione (20 milioni di italiani) è MOLTO vicino alla povertà relativa. Il resto del Paese sta nuotando contro corrente ma la direzione ineluttabile è la MEDESIMA. Un intero Popolo che spenderà meno del necessario, TESAURIZZANDO quel poco che resta almeno per i prossimi 20 anni, se andrà bene.

Si eroderanno i risparmi e le eredità di due generazioni per tenere in piedi
le attività-zombie che ci hanno permesso una vita relativamente spensierata sino a quando non ne verrà certificato l’avvenuto decesso.

Se tutto andrà per il meglio saremo rovinati. E accadrà in un lasso di tempo medio, facendoci fare la fine della rana bollita: quando lo capiremo sarà troppo tardi.

Se NON si riuscirà a demolire l’imp€Uro nel più breve tempo possibile evolveremo verso un nuovo, tremendo, lunghissimo, medio-evo.

Questo sarà il nostro misero e tragico destino.

Roberto Nardella.

– http://saragio.webnode.it/draghi-docet/

– https://saragio.wordpress.com/2013/11/12/pensieri-dalla-macchia/

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Arisa Controvento  http://www.youtube.com/watch?v=wPrKYs2iDKQ


Governo Renzi

re giorgio 1

RENZI CI METTE LA FACCIA..PER ORA ABBIAMO VISTO SOLO COMPROMESSI…NAPO DALEMA CONFINDUSTRIA SINDACATI NUOVO CENTRODESTRA TUTTI ACCONTENTATI….

P.R.

Su 16 ministri del Governo Matteo Renzi, 9 già nel Governo Enrico Letta D’altronde sono tempi di crisi: si rottama poco e si ricicla il possibile.(M)

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Matteo Renzi, presidente del Consiglio

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Sottosegretario alla Presidenza Graziano Delrio (Pd)

Economia, Pier Carlo Padoan, vicesegretario dell’Ocse

Lavoro, Giuliano Poletti di Legacoop

Sviluppo economico, Federica Guidi ex presidente dei giovani di Confindustria

Giustizia, Andrea Orlando (Pd)

Difesa,  Roberta Pinotti, già sottosgretario con Mario Mauro durante il governo Letta.

Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini (Scelta civica)

Riforme, Maria Elena Boschi (33 anni).

Affari Esteri, Federica Mogherini (ex diesse, resp.Affari internazionali nella segreteria Pd)

Interni, Angelino Alfano

Semplificazione, Marianna Madia (33 anni)

Affari regionali, Maria Carmela Lanzetta, (Scelta civica)

Sanità, Beatrice Lorenzin (Ncd)

Infrastrutture, Maurizio Lupi (Ncd)

Beni culturali, Dario Franceschini (Pd)

Politiche agricole, Maurizio Martina

Ambiente, Gianluca Galletti

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Roma28 febbraio 2014

Il Governo Renzi è al completo. Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera alla nuova squadra di sottosegretari e viceministri. Il numero totale dei componenti dell’Esecutivo sarà dunque di 62 membri: oltre ai 16 ministri ci saranno 35 sottosegretari (invece dei 47 del vecchio governo) e 9 viceministri (invece di 10). A comunicare le nuove nomine il sottosegretario alla Presidenza Graziano Delrio.

Completata la squadra del governo Renzi, ecco i nuovi viceministri e sottosegretari

Oltre ai 16 ministri ci saranno 44 sottosegretari di cui 9 viceministri

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9 Viceministri

Enrico Morando (Pd)Luigi Casero (Ncd) sono i nuovi viceministri all’Economia

Riccardo Nencini (Psi) è il nuovo viceministro delle Infrastrutture

Lapo Pistelli (Pd) è il nuovo viceministro agli Esteri

Filippo Bubbico (Pd) resta viceministro all’Interno

Antonello Giacomelli (Pd) è il nuovo viceministro allo Sviluppo con delega alle Telecomunicazioni

MINISTERO DELL’ECONOMIA

Enrico Morando (Pd)Luigi Casero (Ncd) sono i nuovi viceministri all’Economia, mentre i sottosegretari sono tre: conferma per Pier Paolo Baretta, al quale si aggiungono Giovanni Legnini (Pd)Enrico Zanetti (Sc).

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Enrico Costa e Cosimo Ferri sono i nuovi sottosegretari alla Giustizia. Il capogruppo alla Camera del Nuovo centrodestra era tra i papabili alla poltrona di viceministro.

MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE

Riccardo Nencini è il nuovo vice ministro delle Infrastrutture. Sottosegretari sono stati nominati Antonio Gentile e Umberto Del Basso De Caro.

MINISTERO DEGLI ESTERI

Lapo Pistelli è il nuovo viceministro agli Esteri, mentre Mario Giro Benedetto della Vedova sono stati nominati sottosegretari. Il titolare della Farnesina Federica Mogherini: “Sono molto contenta, ottima squadra. Subito al lavoro”.

MINISTERO DELL’INTERNO

Filippo Bubbico resta viceministro all’Interno. E’ stata confermata per intero la squadra che ha già affiancato Angelino Alfano, con Gianpiero Bocci Domenico Manzione sottosegretari.

MINISTERO DELLO SVILUPPO

Antonello Giacomelli, deputato Pd, è il nuovo viceministro allo Sviluppo con delega alle Telecomunicazioni.

MINISTERO DELLE RIFORME

Ivan Scalfarotto è stato nominato sottosegretario al ministero delle Riforme e dei rapporti con il Parlamento.

MINISTERO DELL’AMBIENTE

Silvia Velo del Pd è stata nominata sottosegretaria all’Ambiente.

MINISTERO DEL LAVORO

Franca Biondelli (Pd)Teresa Bellanova (Pd)Luigi Bobba (Pd)Massimo Cassano (Ncd) sono i nuovi sottosegretari al ministero del Lavoro e delle politiche sociali.

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE

Tre i sottosegretari al ministero dell’Istruzione: Roberto Reggi (Pd), Gabriele Toccafondi (Ncd) e Angela D’Onghia (Pi).

MINISTERO DELLA DIFESA

Domenico Rossi e Gioacchino Alfano sono i sottosegretari alla Difesa.

MINISTERO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Angelo Rughetti è stato nominato sottosegretario alla Pubblica amministrazione.

MINISTERO DELL’AGRICOLTURA

Sottosegretari all’Agricoltura sono stati nominati Giuseppe Castiglione di Ncd e Andrea Olivero del gruppo per l’Italia.

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO

Luca Lotti e Marco Minniti sono stati nominati sottosegretari alla Presidenza del Consiglio. Le deleghe saranno attribuite nei prossimi giorni ma Lotti avrà la delega all’Editoria e Minniti sarebbe riconfermato ai Servizi.

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Chi si nasconde nell’ombra di Renzi

La destra repubblicana neocon e quella israeliana, l’Arabia Saudita, Morgan Stanley, Mediobanca, De Benedetti e Caltagirone. Dietro Renzi non c’è spazio per il Quinto Stato

di Franco Fracassi

Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l’ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall’Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all’Iraq e della potenziale guerra all’Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano. Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi.

Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l’allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi.

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Michael Ledeen, una delle anime nere della destra repubblicana negli Usa, è uno dei consiglieri di Renzi.

Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il “New York Post”, ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita.

In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l’Italia a Israele.

Forse aveva ragione l’ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c’è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D’Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra».

Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d’affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.
La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l’allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera.

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Davide Serra, braccio destro di Renzi per l’economia, è considerato unp squalo della finanza internazionale.

Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.
Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.
L’anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l’attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d’ogni tempo.

Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.

Definito dall’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglietore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis.

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La banca d’affari Morgan Stanley è considerata tra i responsabili della crisi economica mondiale.

E così, nell’ultimo anno il gotha dell’industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l’ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l’amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l’ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l’amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell’istituto di credito.

Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, “Il Corriere della Sera”, da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell’ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi.

Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all’italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience».

Fonte: http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=97552&typeb=0&Ecco-chi-si-nasconde-nell-ombra-di-Renzi

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brodi

Romano Prodi nuovo presidente dell’Iab

Niente posti nel nuovo governo Renzi? Ecco che per Romano Prodi si trova subito un’altra poltrona: il Mortadella è il nuovo presidente dell’International advisory board (Iab) di Unicredit. Si tratta dell’organo che si occupa di offrire opportunità di scambio in campo politico, economico e sociale, e di riflettere sulle prospettive in Europa e nei mercati internazionali. Un ruolo da professore, insomma. A rendere più curiosa la notizia, il fatto che Romano si prende il posto che fino ad oggi è stato del “campionissimo” delle poltrone, Giuliano Amato, il dottor Sottile. Dello Iab, per inciso, fanno parte diverse personalità di spicco del mondo politico ed imprenditoriale, tra i qualiJavier Solana, ex alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione Europea, l’ex presidente della Polonia,Aleksander Kwasniewski, e l’ex ministro degli Esteri della Germania,Joschka Fischer. Al comitato partecipano anche presidente e a.d. di Unicredit, Giuseppe Vita e Federico Ghizzoni, il direttore generale Roberto Nicastro e gli a.d. delle principali banche del gruppo.


Human stupidity has no limits

Human stupidity has no limits

Criminals in the #Zoo of  #Copenhagen  #Denmark.
Before imprisoning animals unnecessarily,
then kills also unnecessarily.