NO ALL’ EUROPA DEI TECNOCRATICI.

“Non vogliamo quella bandiera! Non vogliamo l’inno! Non vogliamo passaporti europei! Non vogliamo l’unione politica! Quel che vogliamo è vivere, lavorare e respirare in un’Europa fatta di Stati Nazione Democratici.”

Nigel Farage

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eurorauss

Un’Italia divorata dalle logiche europee ha spezzato il motore di questa nazione che si fondava sul lavoro, etica, giustizia. Dei cittadini, anche se facendo parte di un movimento politico, hanno messo da parte i loro colori manifestando per le strade semplicemente come italiani che non si vogliono arrendere.

Letta, il nostro Presidente del Consiglio, forse dimentica che ad oggi molti cittadini italiani, di diverse radici socio culturali, stanno protestando per una crisi creata da una bolla speculativa. Che ci sono uomini che si impiccano o si buttano da un ponte perchè hanno perso la speranza, la dignità e la tutela di uno Stato.

Il presidente Letta dovrebbe, a nostro dire, capire e accogliere queste grida, ormai sfociate non solo sul web. E non alimentare tensioni. Se un paese è alla fame, non si può assistere al degrado e affermare che tutto va bene. C’è un destino di un paese da salvare, milioni di vite e non ascoltare queste voci è il primo sintomo di un malessere pericoloso e di quella distanza ormai troppo grande affinchè il dialogo e il confronto possano generare cambiamenti reali.

Uno stato giusto non arresta i morsi della fame, della disperazione. Chi vive ancora nei privilegi ha dimenticato che l’Italia ormai è assediata da una guerra invisibile che ha ormai in attivo molte morti, quelle che devono pesare come macigni sulle responsabilità dello Stato.

Un’altra vittima della cecità di questo Governo è la morte di Luca Stufetti, un semplice titolare di un’azienda, la Chimica Imperiese, che proprio la scorsa settimana si è suicidato sotto un treno; le banche, gli avrebbero chiesto, nonostante vantasse dei crediti, di rientrare delle liquidità. Stufetti  va ad inserirsi nella lunga  lista che rappresenta gli emarginati dallo stato, nomi che ad oggi sembrano ancora fantasmi,  ma che  rappresentano il tessuto economico ormai vuoto e inconsistente. In ogni secolo i governi sono stati sempre valutati dal loro valore etico, e le morti (qualunque sia il motivo) hanno e devono avere un peso anche su questo. Ad oggi è evidente che  solo il coraggio di dire basta sta diventando il vero garante di queste immense crepe, uno Stato che lontano dalla sua vera essenza diventa il proprio alibi all’incapacità di ascoltare il grido ormai diventato assordante!

Come dice un bellissimo aforsima di Rossella Porro, non si possono chiudere gli occhi e pretendere di vedere le stelle.

Incollato da <http://www.osservatoreitalia.it/index.asp?art=158&fb_source=message>

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