ATTACCO AMERICANO

Aggionamento 24 novembre

CI MANCAVANO LE CANNONIERE VOLANTI

23:52 No comments
CI MANCAVANO LE CANNONIERE VOLANTI

A. Boassa


Credo che sia sommamente ingiusto contestare un governo che diretto dall’uomo dalle grandi palle sta reinserendo l’Italia tra le più grandi potenze militari così come era successo tanti anni fa durante il grande ventennio mussoliniano .

L’uomo dalle grandi palle ha già rassicurato il”Grande Alleato” che l’esercito italiano non abbandonerà l’Afghanistan e nel 2014 saprà dare grande prova di potenza e di coraggio . Per la Somalia del Mediterraneo (leggi ex Libia) si potrebbero sgominare le milizie pagate dagli alleati che però non obbediscono agli alleati senza far correre rischi ai nostri soldati . Abbiamo i Tornado, abbiamo gli Eurofighter ed ora finalmente le cannoniere volanti un pò più piccole di quelle del “grande Alleato” ma non meno micidiali (sulla loro potenza di fuoco leggete Manlio Dinucci sul Manifesto) .

L’uomo dalle grandi palle ha voluto rassicurare anche l’Europa(leggi oligarchie finanziarie e militari) che conscia delle guerre venture prossime che porteranno morte e distruzione in Medioriente e in Africa ha una paura boia di essere invasa da enormi masse illegali Lui e il pacifista Mario Mauro triplicheranno la presenza navale nel Mediterraneo . Naturalmente navi da guerra che si sa sono le più indicate per la protezione dei migranti .

la portaerei italiana Cavour

C’è un’altra preoccupazione . Il filo di perle . Che cos’è il filo di perle ? E’ il nodo scorsoio che il”Grande Alleato” sta accuratamente ponendo sul collo della Nuova Cartagine , la Cina . La nostra base militare a Gibuti (che certo ci è costata un occhio) può dare un contributo decisivo per presidiare lo stretto e il transito delle petroliere .

Insomma siamo pienamente coinvolti nelle strategie di guerra fredda che significano in concreto difesa e conquista di posizioni , cioè guerra vera contro governanti o popolazioni che non si allineano (vedi Jugoslavia , Iraq , Afghanistan , Libia ,Siria) . In preparazione naturalmente della grande guerra che verrà ,quella “calda”.

Fare dei commenti accidiosi su quanto ci sono costati gli F-35 , le cannoniere volanti , la base di Gibuti … significa non avere un grande pensiero politico , significa pensare in piccolo e meschinamente . Queste sono spese ,sono impegni che sconfiggeranno il Nemico , i Nemici e assicureranno all’Italia un futuro di rapina e di saccheggio , radioso e di prosperità .

Se chiudiamo l’Ansaldo e la Breda lo facciamo perchè il civile è senza prospettiva . La Finmeccanica deve concentrarsi sul militare, esclusivamente sul militare , non solo per i grandi profitti che comporta il commercio da guerra ma anche e sopratutto per rifornirci delle tecnologie belliche più avanzate .
Altro che Ansaldo e Breda .

Vedi anche L’EXPO GALLEGGIANTE DELLE ARMIdi Manlio Dinucci e Tommaso Di Francesco

https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=255762557881607&id=208269389297591&substory_index=0

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The Invitex-Eastern Mediterranean military exercise for 2013 is due to take place in Turkey from Nov. 4 to 14.

aggiornamento 5 novembre 2013

The exercise will include participation from NATO, Turkey and United States. DAILY NEWS photo

The exercise will include participation from NATO, Turkey and United States. NATO, the U.S. Navy and the Turkish Navy-Air Force-Coast Guard platforms will participate in the exercise, a statement from Turkish Armed Forces (TSK) said Nov. 4.

The exercise aims to give participant units the opportunity to engage in various types of naval operations in a scenario envisioning the handling of a regional crisis, in order to enhance co-operation and mutual training between participant countries, the statement said.

According to the TSK, the participant units are: NATO SNMG-2 (three frigates), U.S. Navy (one frigate), Turkish Navy (three frigates, two corvettes, four fast attack boats, three submarines, two oilers, two patrol boats, one landing ship, one tug boat, one maritime patrol aircraft, five helicopters, one amphibious team, one Naval WMD Destroy Team, Multi National Maritime Security Center of Excellence), Turkish Coast Guard (three Coast Guard Boats) and Turkish Air Force aircrafts.

The statement also said that a bilateral military exercise with the participation of special forces between Turkey and Jordan would end on Nov. 9.

Turkish Armed Forces recently finished a military exercise with Balkan countries that took place between Oct. 20 and 26, said the statement.

SIRIA: SI MUOVE LA TASK FORCE NAVALE RUSSA

di Redazione

25 settembre 2013, pubblicato in Analisi Mondo

russian-fleet

Mentre a Washington il partito dei falchi e quello delle colombe si giocano la partita sull’opzione militare contro Damasco, Mosca decide di interrompere una parentesi durata una ventina d’anni e torna in modo permanente nel Mediterraneo orientale. Una presenza che il comandante della Marina militare russa, Ammiraglio Viktor Chirkov, ha definito come azione che punta ad aumentare la flotta di fronte le coste siriane fino a raggiungere un livello sufficiente a garantire la sicurezza nazionale: “tutte le flotte del mondo si comportano allo stesso modo, vanno dove aumentano i livelli di tensione”.  Attualmente nel settore di Levante del Mar Mediterraneo navigano dieci navi da guerra russe: l’incrociatore Moskva, i caccia torpedinieri Smetlivy e Ammiraglio Panteleyev, la fregata Neustrashimy e le navi d’assalto Alexander Shabalin, Nikolai Filchenkov, Peresvyet, Admiral Nevelskoi, Minsk e Novocherkassk. A queste dovrebbero aggiungersi la nave da sbarco Yamal, il cui arrivo è previsto per la fine di settembre ed attualmente in riparazione nei cantieri di Sebastopoli, e l’incrociatore Varyag, previsto per dicembre e attualmente in navigazione lungo la rotta che da Vladivostock porta all’Oceano Indiano.

La prima unità ad entrare in aerea di operazione è stata la Alexader Shabalin, arrivata nel dicembre 2012 dal porto di Baltijsk, sul Mar Baltico; l’ultimo è stata l’incrociatore Moskva, rientrato la settimana scorsa da un tour nell’Atlantico (Portogallo, Cuba, Venezuela e Nicaragua). Ed è proprio all’ammiraglia della Flotta russa del Mar Nero che lo Stato Maggiore della Marina Militare ha assegnato il comando della task force: incrociatore lanciamissili classe Slava da 11.280 tonnellate e un armamento che comprende 16 lanciatori per 32 missili anti-nave SS-N-12 Sandbox, 8 sistemi di lancio B-303A VLS per 64 missili S-300MPU/ SA-N-6 Fort/ Grumble SAM, 2 sistemi di lancio Zif-122 per 48 missili a media gittata 4K-33/ SA-N-4 Gecko SAM, una coppia di mitragliatrici pesanti AK-130 130mm/70, 6 mitragliatrici Ak-630 da 30mm, 2 dispositivi RBU-6000 per il lancio di razzi antisommergibile e 2 lanciatori Torpedo Type 53 con cinque tubi ciascuno da 533 mm, oltre a due elicotteri Ka-25 o Ka-27 e un efficientissimo .

Ma quella russa nel Mediterraneo orientale è una semplice operazione di “show the flag” o la preparazione ad un’inasprimento della crisi siriana? Certamente la Flotta guidata dal Moskva garantirebbe il rimpatrio dei cittadini russi costretti ad abbandonare la Siria, ma sul piano militare non può competere con il gruppo navale schierato dagli Alleati. Può però assicurare un efficiente ed inesauribile canale di aiuti alle truppe di Bashar Al-Assad e in caso di attacco dal cielo un sistema di early warning integrato con la difesa aerea siriana.

Fonte : IT log Defence

Incollato da <http://www.analisidifesa.it/2013/09/siria-si-muove-la-task-force-navale-russa/>

pronti

ATTACK…

28. luglio La portaerei a propulsione Nucleare, nonché da Attacco Nucleare Truman è entrata nella notte di Ieri nel Mediterraneo, armata fino ai denti, pronto all’Attacco. Già impiegata in Iraq, trasporta Armi Nucleari ed altri Armamenti, tra cui bombe a gravità di potenza regolabile. Lo stormo imbarcato è composto da caccia F/A-18 Super Hornet, i cacciabombardieri F/A-18 Hornet, gli aerei da guerra elettronica EA-6 Prowler, le aviocisterne KA-6D, gli aerei antisommergibili S3 Viking, gli aerei radar E-2 Hawkeye e gli aerei da trasporto C-2 Greyhound, gli Sikorsky UH-60, nelle versioni SH ed antisom, e l’HH-60H, Elicotteri d’attacco Boeing CH-46 Sea Knight.
Totale 85 velivoli, inoltre circa 6.000 uomini di equipaggio, suddivisi tra equipaggio della nave circa 3.200, e aviatori ed avieri dello stormo aereo imbarcato 2.800.
Tutto pronto per la Guerra nella Censura più Totale

Mosca schiera una dozzina di navi da guerra nel Mare Nostrum, che oltre vent’anni dopo la fine dell’Urss torna rilevante. L’appoggio anche militare al regime di Assad è parte integrante di questa strategia.

Mosca schiera una dozzina di navi da guerra nel Mare Nostrum, che oltre vent’anni dopo la fine dell’Urss torna rilevante. L’appoggio anche militare al regime di Asad è parte integrante di questa strategia.

venerdi 30 Agosto

aggiornamento  4 set USS San Antonio attraccata a Haifa

san antonio

SIRIA, RUSSIA INVIA PORTAEREI

Siria, la Russia, Portaerei

Arriva la Amiral Kouznetsov

Amiral Kouznetsov

aggiornamento: 4 setmoskja

Le croiseur lance-missiles “Moskva” , “tueur des Porte-avions” comme le nomme l’OTAN, avec un nombre de bâtiments de surface de la mer Noire arriveront dans les eaux méditerranéennes près des côtes syriennes le 17 septembre, informe aujourd’hui un haut responsable du commandement de la marine russe l’agence officielle de Ria Novosti.

LINK:   https://saragio.wordpress.com/2013/08/27/      usa-siria/

truppe med

di Thierry Meyssan.

Dalla caduta dell’Unione Sovietica, le Nazioni Unite appaiono come un semplice ufficio di ratifica della politica USA, tanto che Washington definisce i suoi alleati come la “comunità internazionale”. Tuttavia, il mondo di George W. Bush non c’è più. L’ONU può nuovamente giocare un ruolo a servizio della pace, nel momento in cui uno dei suoi membri è minacciato dagli Stati Uniti. Thierry Meyssan lancia un appello affinché si chiuda la crisi siriana come si fece per quella di Suez, invocando una “sessione speciale di emergenza” dell’Assemblea Generale.

La rivolta del Parlamento britannico contro il progetto coloniale di David Cameron, seguita dalla trasmissione del fascicolo siriano da Barack Obama al Congresso degli Stati Uniti, modificano profondamente i rapporti di forza internazionali, anche se il Congresso dovesse infine consentire il ricorso ai bombardamenti.
Attualmente, tutti gli Stati ritrovano la loro libertà di parola. Solo la Francia è ancora in grado di mettere sotto pressione i propri vassalli per imporre loro una politica bellicista. Né il Regno Unito, né gli Stati Uniti fino al voto del loro Congresso, possono farlo.
Ora, la maggior parte degli Stati del mondo è consapevole degli effetti a catena che l’intervento occidentale è in grado di provocare nel Vicino Oriente. Che sostenga la Siria o desideri rovesciare le sue istituzioni, la maggioranza può soltanto opporsi a un bombardamento, fosse anche “chirurgico”, della Siria.
Pertanto, si apre per poco più di una settimana una finestra che consente di fermare la guerra: l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite può farsi carico della questione e proibire ai propri membri di attaccare la Siria, anche per prevenire l’uso di armi di distruzione di massa da parte del suo governo.
In base al diritto, la difesa della pace spetta al solo Consiglio di Sicurezza e non all’Assemblea Generale. Tuttavia, nel caso in cui il Consiglio non riesca a deliberare, per effetto di una situazione bloccata fra i suoi membri permanenti, l’Assemblea Generale può prendere atto della sua carenza e decidere al suo posto. Perciò, l’Assemblea può adottare una risoluzione che vieti di attaccare la Siria.
Secondo la nota pubblicata dal governo britannico, l’intervento delle grandi potenze sarebbe legale al di fuori di un mandato del Consiglio di Sicurezza, se perseguisse l’esclusivo obiettivo di difendere le popolazioni civili, vietando l’uso di armi di distruzione di massa e se impiegasse mezzi proporzionati per giungere a questo obiettivo. Certamente, come in Libia, si tratta solo di giustificare l’entrata in guerra, per poi scivolare verso l’aggressione pura e semplice. Cameron non ha mai avuto l’intenzione di attenersi agli obiettivi ufficiali.
Se il Consiglio di Sicurezza non può impedire un’escalation che porta alla guerra, in ragione del veto occidentale, l’Assemblea Generale può farlo. In virtù della risoluzione “Uniting for Peace” (377 V), adottata su proposta del Segretario di Stato USA Dean Acheson durante la crisi coreana, deve perciò riunirsi in “sessione speciale di emergenza” su richiesta della maggioranza dei suoi membri.
È in questa maniera che la comunità internazionale, allora guidata dall’Unione Sovietica e dagli Stati Uniti, costrinse la Francia, il Regno Unito e Israele a ritirarsi dal Canale di Suez, che avevano invaso, nel 1956.
Una tale decisione non impedirà che gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita e la Turchia continuino a riversare armi e denaro per finanziare gli jihadisti e i mercenari, ma nessuno Stato potrà bombardare la Siria.
Questa risoluzione avrebbe come effetto immediato di accelerare l’avvio della Conferenza di Pace di Ginevra 2, perché priverebbe i gruppi armati della speranza di vincere. Il passare del tempo non farebbe che avvantaggiare la Siria di fronte ai suoi aggressori.
Fin d’ora, Cuba ha evocato questa opzione in una dichiarazione del suo ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla. Ha sottolineato che è dovere morale del segretario generale, Ban Ki-moon, raccogliere egli stesso le firme che occorrono all’indizione di questa sessione speciale di emergenza. Sarebbe per lui un’occasione per dimostrare a coloro che lo percepiscono come una pedina degli Stati Uniti, di essersi sbagliati. Sarebbe meno rischioso che affidarsi all’ambasciatore Bashar Jaafari per sbloccare la situazione.
La pace è a portata di mano.

obama outin

5sett

Tre navi da guerra russi stanno Attraversando lo stretto del Bosforo verso la costa siriana.

navi russe

Trois navires de guerre russes ont franchi aujourd’hui le détroit turc du Bosphore pour se rendre, selon une source militaire russe, en Méditerranée orientale, près de la Syrie, sur fond de préparation d’une intervention militaire occidentale contre Damas.

Venant de la mer Noire, le navire de guerre électronique SSV-201 «Priazovié» a emprunté le détroit, qui traverse la métropole turque d’Istanbul, en compagnie des grands navires de débarquement «Minsk» et «Novotcherkassk».

Le «Priazovié» avait quitté dimanche soir le port ukrainien de Sébastopol où est basée la flotte russe de la mer Noire, «pour une mission dans l’est de la Méditerranée»

La Russie maintient une présence constante de plusieurs navires de guerre dans l’est de la Méditerranée où ils font des rotations depuis le début de la crise syrienne, il y a deux ans et demi.

Tre navi da guera russe dirette verso le coste della Siria hanno attraversato il Bosforo provenienti dal Mar Nero, riferisce Hurriyet online. L’arrivo nel Mediterraneo Orientale delle tre navi – la SSV-201 ‘Priazovie’, attrezzata per la ‘guerra elettronica’, e le due grandi navi da sbarco ‘Minsk’ e ‘Novocerkassk’ – interviene in una fase di tensione fra Usa e Russia sulla crisi siriana.

#Siria#Cina, Navi da guerra cinesi verso le coste Siriane, per “osservare” le azioni tra i russi e gli americani.

Arrivata la primachinamil

http://www.infowars.com/report-china-sends-warships-to-coast-of-syria/

Andrea Doria e Maestrale a sostegno delle truppe Italiane in Libano

Due navi militari, il cacciatorpediniere Andrea Doria e la fregata Maestrale, sono salpate nelle ore scorse da Taranto per dirigersi al largo delle coste libanesi. Scopo della missione, secondo quanto si è appreso, quello di tutelare le truppe italiane della forza Unifil, presenti in Libano, in caso di conflitto siriano.

marina italiana

Crisi siriana, il Mediterraneo crocevia delle flotte militari

La battaglia navale di Putin e Obama: ecco lo scenario nel Mediterraneo orientale

Di Vincenzo Scarpello at settembre 6, 2013 – Permalink – Replica

gett trumLe acque del mediterraneo orientale si stanno facendo sempre più affollate. In effetti, il Mare Nostrum sta tornando pericolosamente teatro di strategia navale, per ora limitata ad una concentrazione di unità in vista del paventato intervento unilaterale da parte di Stati Uniti e Francia.
Troppa latta che galleggia in una tinozza e che rischia di riscaldare ulteriormente una situazione diplomatica in uno stallo rovente, che vede gli Stati Uniti in un imbarazzante ed inedito isolamento nel proposito di far seguire alle intenzioni ed alle minacce di un intervento militare in Siria, i fatti.
Le unità di superficie, che sono poi quelle della cui presenza si può avere piena contezza, dividono gli schieramenti come in una vera e propria partita a scacchi, per ora giocata esclusivamente in funzione interlocutoria. Secondo il più classico dei copioni da guerra fredda, le parti si scrutano in cagnesco dall’alto della tolda delle navi, ingombrando con la loro presenza per adesso dalla valenza più politica che militare, le acque dinanzi alla Siria, e rendendo sempre più ristretti i margini per un accordo diplomatico.

Lo Zio Sam torna alla guerra

Per quanto ancora non si sappia cosa Obama voglia fare in riferimento al modello strategico di intervento in Siria (un bombardamento di obiettivi limitati, un’azione in grande stile come in Libia?), quella americana è per adesso la presenza numericamente più consistente (si parla di 13 unità).
Innanzitutto, al di fuori dello scenario, ma direttamente coinvolte, la portaerei Nimitz nel Golfo Persico, unità solidissima e plurifunzionale che ha da sempre costituito il punto di forza proiettiva della marina statunitense, che incrocia in quelle acque estremamente pericolose più per tenere a bada eventuali contromosse navali iraniane, che per fornire supporto logistico ed aeronavale alle unità del Mediterraneo.
Poi l’altra portaerei, la Truman, che controlla il sempre più affollato traffico militare del canale di Suez e che potrebbe porsi a tappo del vitale crocevia navale in funzione di un eventuale blocco navale mediterraneo.
Ovviamente le portaerei sono accompagnate da altre unità minori di supporto, che ne fanno delle significative pedine di controllo e di prevenzione, da lontano, di eventuali movimenti ostili.
La flottiglia americana nel Mediterraneo è composta, a quanto è dato per adesso sapere, da quattro cacciatorpedinieri di classe Arleigh A. Burke, il Mahan, ilBarry, il Gravely ed il Gramage con il sistema verticale di lancio Mk41, indifferentemente equipaggiabile di missili antinave e di BGM-109 Tomahawk (a loro volta convertibili anche con testate non convenzionali). Il resto dell’equipaggiamento difensivo (due tubi lanciasiluri multipli, due cannoni da 127 mm, due mitragliere Vulcan Phalanx), oltre che alla tipologia costruttiva Stealth, che le rende quasi invisibili ai radar e predisposte per resistere (grazie soprattutto all’impiego di leghe in kevlar) ad attacchi convenzionali, ne fa delle unità modernissime, che hanno avuto modo di sperimentare in Iraq e perfezionare soprattutto in Libia tutto il loro potenziale distruttivo. All’avanguardia soprattutto nella guerra elettronica e nella protezione anti NBC, vantano in particolare il sistema AN/SLQ-32 Electronic Warfare Suite, in grado di prevenire con sufficiente tempo per l’adozione di contromisure, il lancio di missili antinave e di altri attacchi ostili.
Ad esse si affianca la USS San Antonio, una unità anfibia dagli altissime potenzialità stealth, punto logistico essenziale per effettuare non tanto un impiego in termini numericamente significativi di truppe di terra (inizialmente escluse dalla strategia americana per la Siria), quanto come base di partenza di operazioni elitrasportate di corpi speciali, con obiettivi strategici limitati.
Al fine di avere ben chiaro il quadro delle potenzialità navali statunitensi nel Mediterraneo, occorre considerare un fatto di primaria importanza, ossia che uno dei punti nevralgici del potere navale statunitense ha sede a Napoli, dove è ubicato il comando, il centro di controllo e le principali basi della sesta Flotta americana, con le fondamentali task forces 60 e 64 che possono essere in qualsiasi momento mobilitate a supporto dell’apparentemente esiguo contingente navale in Siria.
Non è conosciuta invece la consistenza della flottiglia sottomarina statunitense (si pensa a due unità), che costituisce un interessante variabile strategica tanto in funzione di supporto e difesa delle unità navali di superficie nel paventato caso di attacco da parte di unità navali ostili, quanto in funzione proiettiva su obiettivi terrestri, essendo la maggior parte dei sottomarini statunitensi armati di missili balistici a lunga gittata.

Francia e Gran Bretagna, gli alleati spaiati

Il ruolo navale dei paesi tradizionalmente alleati degli Stati Uniti, nelle recenti guerre di ingerenza umanitaria sono si è, in conseguenza del mutamento dello scenario politico, notevolmente ridimensionato.
Per la Royal Navy per ora rimane il sottomarino nucleare britannico ad osservare, da lontano, bloccato dalle risoluzioni contrarie alla guerra del Parlamento inglese, le manovre delle altre marine, dialogando con la base navale britannica di Cipro ed attendendo eventuali cambiamenti di programma da parte di Londra.
Per la Francia è presente la Chavalier Paul, un cacciatorpediniere di classe Orizzonte, principalmente equipaggiato coi missili antinave Exocet, di portata massima di 180 chilometri, con probabilmente un’altra unità, presumibilmente della stessa classe. Per ora il resto della flotta francese, compresa la modernissima portaerei nucleare Charles de Gaulle, resta ormeggiato prudentemente a Tolone, nell’attesa di ulteriori futuri sviluppi.

E l’Italia?

Per ora l’Italia paga lo scotto di una situazione delicatissima, con l’incapacità della dirigenza politico-militare di prendere una decisione netta, per paura di scontentare da un lato il tradizionale alleato-padrone americano, e dall’altro il principale partner per le proprie risorse energetiche, che potrebbe attuare significative ritorsioni sulle forniture di gas naturale all’Italia, con una destabilizzazione del già critico sistema produttivo italiano.
Le notizie sulla consistenza della flottiglia italiana che dovrebbe andare a supporto del contingente italiano in Libano, nel loro essere contrastanti non hanno fatto altro che suscitare ulteriore confusione, un fumo negli occhi che di certo non giova alla causa dei nostri militari di terra nelle logiche della moderna guerra dell’informazione. Dapprima sono state viste partire dal Porto di Taranto oltre 4 unità, poi ridimensionate a due, il cacciatorpediniere Andrea Doria, punta di diamante del nostro sistema offensivo navale, e la fregata Maestrale, entrambe munite dei sistemi missilistici Aspide e dei missili navali OTOMAT Teseo, orgoglio della nostra industria bellica. Adesso viene diffusa la notizia della presenza in acque libanesi della sola Andrea Doria. Al di là della consistenza numerica della flottiglia italiana, la principale perplessità è suscitata dalla natura dell’Andrea Doria, un cacciatorpediniere lanciamissili che non avrebbe né la capienza per un eventuale sgombero delle truppe italiane presenti in territorio libanese, nè tantomeno la possibilità di supportarle (sarebbe stato ad esempio più logico inviare una portaelicotteri come la Garibaldi nella prospettiva di missioni integrate di supporto aria-terra alle unità di fanteria italiana), ma ha una vocazione prevalentemente offensiva, come testimonia la tipologia d’armi installata sulla nave, applicabile esclusivamente in funzione antinavale o per colpire a distanza bersagli terrestri.

Russia e Cina si muovono

La vera incognita dello scacchiere mediorientale è invece costituito dalle marine russe e cinesi, a supporto del governo Siriano, schierate con una funzione di deterrenza preventiva più che nella prospettiva di uno scontro navale, essendo quasi del tutto irrilevante la presenza della Marina siriana, che può al massimo contare su due corvette antisommergibili di classe Petya III.
La flotta russa, che può appoggiarsi alla vitale base navale di Tartus, in territorio siriano, può da sola affrontare l’intero contingente occidentale, essendo al momento composta dal cacciatorpediniere Moskva, armata col temibile sistema missilistico S300 (64 missili) e con 16 missili antinave P500 Bazal’t, oltre ad armamento antiaereo, cannoni e difesa antisom, una nave antisommergibili, di stazza nel pericoloso confine navale con la Turchia.
Di fronte a Tartus, Putin schiera la SSV-201 Priazovye, una nave predisposta alla guerra elettronica, all’intercettazione delle comunicazioni ed al disturbo dei segnali elettronici, il cacciatorpediniere antisommergibileAdmiral Panteleyev di classe Udaloy, che con i suoi 64 missili Tor costituisce un pericoloso rivale delle navi statunitensi, il cacciatorpediniere Admiral Nevelskoy e la nave anfibia Alexander Peresvet oltre alle altre due unità che stanno raggiungendo in queste ore, dal Bosforo, il Mediterraneo orientale.
Alla presenza russa, nelle ultime ore si aggiunge quella cinese, essendo stati rilevati movimenti di alcune unità navali in avvicinamento al canale di Suez. Tra di esse di sicuro c’è la nave anfibia Jinggangshan, con mille marines cinesi pronti a sbarcare in territorio siriano.
La presenza cinese costituisce un ulteriore elemento che rende esplosivo lo scenario mediterraneo, né si può al momento escludere che altre unità raggiungano nel Canale di Suez la nave anfibia.

Quanto possa durare questa esibizione muscolare non è dato sapere, dipende tutto da quanto Obama intenda forzare il proprio concetto di unilateralità, imponendo, come si vede, agli alleati ed ai potenziali avversari, scelte critiche.
Di certo la presenza di questa tipologia di navi da parte russa e cinese ne esclude una funzione di mera deterrenza. La convertibilità e la capacità di impiego è immediata, e nulla, a questo punto, può essere escluso.
Questo gioco sfiancante a battaglia navale, che costituisce la più grave crisi diplomatica dalla fine della guerra fredda, può avere pertanto effetti imprevedibili.

6 sett – Dopo le dichiarazioni del segretario di Stato americano Hillary Clinton, su un potenziamento della presenza americana nel Mediterraneo, in funzione di protezione della popolazione siriana, Russia e Cina naturalmente non sono state a guardare. In particolare la Cina, il cui governo centrale ha autorizzato tre unità navali da guerra ad entrare nel Mare Mediterraneo attraverso il Canale di Suez.

Le autorità egiziane non hanno opposto alcun veto e anzi, il passaggio degli incrociatori pesanti “Noauio-83″, ”Quigb-133″ (con attrezzature per oltre 4mila tonnellate) e della portaerei “Waishanhu-878″ (con 11mila tonnellate di materiali) è avvenuto con la protezione dell’esercito egiziano e con il blocco del traffico del canale per motivi di sicurezza.

http://www.imolaoggi.it/2013/09/06/tre-navi-da-guerra-cinesi-entrano-nel-mediterraneo/

cina1

navire_guerre

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moskva

Giunto nel Mediterraneo l’incrociatore lanciamissili MOSKVA specializzato nell’affondamento di portaerei e grandi navi



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