Alfano preferisce Kabobo

A prescindere che in Italia tutto è politica e che tutti noi siamo esperti. Personalmente dal punto umanitario non riesco a capire perchè i gemelli Lettalfano liberano un kabobo e tutti sappiamo come è andata a finire, e espellano una donna con bambina per essere usata come merce di ricatto.

Alfano preferisce Kabobo

Sarà difficile spiegare ai nostri partner europei e internazionali come sia stato possibile confezionare il «pasticcio kazako». La nota che è stata diffusa ieri al termine del vertice a Palazzo Chigi in pratica autoassolve il livello politico.
Nessuno dei ministri competenti, compreso il titolare dell’Interno, Angelino Alfano, sarebbe stato messo al corrente delle operazioni che hanno portato all’espulsione di Alma Shalabayeva e della piccola Alua, 6 anni, moglie e figlia del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov. Ne uscirebbero molto male, stando alle ultime ricostruzioni, gli apparati dello Stato, gli alti gradi dei ministeri degli Interni e degli Esteri.
Il problema è che le cancellerie europee e organismi come l’Alto commissario dell’Onu per i rifugiati non fanno troppi distinguo: sono abituati ad attribuire la paternità degli atti giuridico-diplomatici direttamente al potere politico di un Paese. E dunque questo si aspettano sempre anche da uno Stato pienamente democratico come l’Italia.
Le prime reazioni negli ambienti europei sono state di sconcerto, mentre la stampa internazionale, con il quotidiano inglese Financial Times in testa, ha subito accusato l’Italia di aver voluto compiacere il presidente autocrate del Kazakistan, Nursultan Nazarbaev, 73 anni, padrone di un Paese ricco di petrolio. E in effetti, quand’anche si sarà dimostrata la completa estraneità alla vicenda del ministro Alfano, da qui bisogna partire. Nei due giorni in cui è maturato l’ordine di espulsione di Alma Shalabayeva, l’ambasciatore del Kazakistan, Andrian Yelemessov, ha svolto un insolito ruolo di suggeritore, esercitando forti pressioni sulla polizia italiana. Fin troppo facile l’accusa che le organizzazioni umanitarie, parte dell’opinione pubblica europea rinfacceranno al governo italiano. Nazarbaev è un amico personale di Silvio Berlusconi e partner d’affari dell’Eni: ha chiesto un favore e lo ha ottenuto. Certo, il «favore», in realtà è un mandato di cattura spiccato dalle autorità giudiziarie di Kazakistan, Russia e Ucraina riversato nel bollettino delle ricerche Interpol. Nessuno, però, negli organi di polizia incaricati di eseguire la cattura si è posto il problema di approfondire il dossier Ablyazov. Anzi, le informazioni per localizzarlo sono venute dall’ambasciata del Kazakistan, che lo ha definito un pericoloso latitante, scortato da uomini armati.
Ora sarà difficile spiegare perché funzionari collaudati come quelli italiani non abbiano sentito il bisogno di fare una verifica. Non stiamo parlando di chissà quali manovre di intelligence . Sarebbe bastato cliccare il nome Ablyazov su Google per scoprire che il Regno Unito gli aveva concesso asilo politico già nel 2009. Da lì poi, con una semplice telefonata a Londra, gli stessi funzionari avrebbero saputo che la «metropolitan police» già nel gennaio 2011 aveva inviato al dissidente kazako un avviso «di pericolo imminente».
Ma le fonti di imbarazzo non finiscono qui. Rimane da chiarire perché le autorità italiane abbiano deciso di procedere all’espulsione della moglie e della bambina con una velocità che non viene riservata (giustamente) neanche ai boss più pericolosi. In quei giorni di fine maggio gli svarioni, i controlli superficiali si sono susseguiti rimbalzando tra gli uffici della Farnesina e del ministero dell’Interno. La donna fermata era in preda al panico e sicuramente ha alimentato la confusione, mostrando una serie di documenti di varia provenienza. Motivo in più per congedare l’ambasciatore kazako e prendersi tutto il tempo necessario per studiare la vicenda.
I nostri funzionari avrebbero capito che si poteva concedere alla signora Shalabayeva una forma di «protezione sussidiaria», come previsto dalle norme europee. Non solo. La Corte europea dei diritti dell’uomo, sede a Strasburgo, ha vietato la riconsegna al Kazakistan anche di spietati criminali (fosse anche un nuovo Jack lo Squartatore), ma perseguiti per motivi politici. A maggior ragione, dunque, non si capisce chi (e perché) abbia avuto tanta fretta di spedire in quello stesso Paese le due donne. Scelte ed errori gravi che hanno già danneggiato la reputazione internazionale dell’Italia.

Giuseppe Sarcina

Incollato da Corriere.it

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I politici italiani cercano di raddrizzare il tiro. Questo non cambia il fatto che una persona appartenente al  CD con figlia di 6 anni sia stata scambiata per motivi di ricatto.

Poco più di un mese fa, un raid della polizia in una villa di Casalpalocco, a Roma, con conseguente espulsione di una cittadina straniera, Alma Shalabayeva, entrata in Italia con un passaporto – giudicato falso da ben tre magistrati – della Repubblica del Centro Africa, aveva destato l’improvvisa indignazione dell’intera stampa radical-chic italiana. Le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri[1] inerenti alla “procedura regolare” circa la gestione del caso, non sono state però sufficienti ad archiviarlo. Tant’è che la summenzionata stampa è ripartita all’attacco, questa volta, in maniera ancor più aggressiva e virulenta non solo nei confronti dell’– a dir di lor signori – esecrabile dittatore centrasiatico ma altresì nei confronti dello stesso Governo italiano, reo di ammiccare se non di flirtare assieme.

Quindi, onde inficiare ulteriormente l’immagine del Presidente kazako si è tirata in ballo nientedimeno che l’amicizia con Silvio Berlusconi e gli interessi dell’ENI[2], così come a suo tempo si era fatto con il colonnello libico. Dimenticando che Nazarbayev è amico di Berlusconi nella misura che lo è di Romano Prodi, il quale anche, durante il suo governo, strinse forti legami economici con l’interlocutore centrasiatico.

Alma Shalabayava è la moglie di Mukhtar Ablyazov, uno degli oligarchi kazaki riciclatisi in “dissidenti” – come Viktor Khrapunov, il quale dopo essersi appropriato indebitamente di denaro pubblico è fuggito in Svizzera[3] – che perfino Wikipedia definisce: “Ex banchiere e politico, divenuto oggetto di investigazioni da parte dell’Alta Corte del Regno Unito per l’accusa di essersi appropriato indebitamente di miliardi di dollari dalla BTA Bank tra il 2005 e il 2009”. Per inciso si parla di sette miliardi di dollari appartenenti a risparmiatori kazaki cui il Governo è venuto incontro nazionalizzando la banca in questione. Ma che, per la stampa e l’informazione radical-chic italiana, diviene un “dissidente kazako” e “oppositore del regime dittatoriale di Nursultan Nazarbayev”.

Del resto l’ex banchiere possiede mezzi molto convincenti per “influenzare” detta stampa, e non solo attraverso immagini strappalacrime ed idilliaci quadretti di famiglia o appelli a Enrico Letta affinché faccia piena luce sulla deportazione della moglie e della figlia da Roma in Kazakhstan, dove sarebbero ostaggi di Nursultan Nazarbayev[4].

Nulla del passato non troppo integerrimo dell’oligarca è trapelato sulla stampa, mentre prolissi sono stati i dettagli di presunte violenze o maltrattamenti perpetrati dalla polizia italiana durante il blitz di Roma. Di tutta la stampa, ad esclusione forse di un articolo apparso su repubblica.it da cui emergono dei particolari inerenti alla vicenda, assolutamente pertinenti e significativi. Innanzitutto nel testo non manca un riferimento, seppur edulcorato, al fatto che il discusso dissidente, sia anche stato raggiunto da un ordine di cattura internazionale per un furto di centinaia di milioni di euro.

Al ministero dell’Interno – continua l’articolo – resta un punto da chiarire: “perché la moglie del dissidente-latitante kazako non ha presentato domanda di asilo politico non appena entrata nel nostro Paese lo scorso settembre? Se l’avesse fatto, la procedura di espulsione, così com’è previsto dalla legge, non sarebbe stata avviata. Eppure Alma Shalabayeva – sottolineano ancora al Viminale – è stata trattenuta quasi tre giorni, s’è confrontata in Tribunale con i propri legali: perché né i suoi avvocati, né lei, hanno chiesto asilo politico nei nove mesi in cui è stata in Italia e nei tre giorni della procedura d’espulsione?”[5].

È palese come nei confronti del Kazakhstan, analogamente alla Turchia, – come scrivevo un mese fa – Paesi simili nel senso che sono paradigmi di stabilità in aree di discontinuità ed alta conflittualità, sia in atto un tentativo di destabilizzazione orchestrato da forze esterne, gruppi politici e d’interesse. Il Kazakhstan, nella fattispecie è un raro fulcro di equilibrio in una regione in continua metamorfosi, tanto che Astana ha di volta in volta assunto dei ruoli sempre più rilevanti di mediatrice nei conflitti regionali. Eppure c’è addirittura chi, facendo leva sulla campagna denigratoria avviata dal caso Ablyazov, è arrivato a definire ex abrupto il Paese “Un ponte a rischio di crollo”[6].

Nessun accenno alle politiche di denuclearizzazione portate avanti da Nazarbayev negli anni ’90 a Semipalatinsk, nessuna menzione ai successi delle politiche sociali interne, al multiculturalismo, al boom economico che lo rende un’ambita meta d’immigrazione. Nessuna menzione nemmeno agli attacchi subiti dal Paese allorché durante la presidenza dell’OSCE, si è tentato in tutti i modi di sovvertire gli equilibri regionali anche attraverso i disordini nel vicino Kyrgyzstan. Ma solo, così come peraltro ha dimostrato anche il Ministro degli Esteri Emma Bonino nei confronti dei moti di Piazza Taksim in Turchia e continua a dimostrare nei confronti del caso Ablyazov, una strumentalizzazione ad usum delphini dell’informazione distorcendo la realtà dei fatti con la mera finalità di denigrare e destabilizzare per compiacere qualcuno.

Incollato da <http://www.ragusaoggi.it/34872-ablyazov-continua-a-giocare-la-carta-del-dissidente-politico>

13 LUG 2013 12:19

1. C’È UN FAX CHE PROVA CHE IL MINISTERO DELLA BONINO NEGÒ L’IMMUNITÀ AD ALMA SHALABAYEVA CHE FU ESPULSA DALL’ITALIA CON VOLO PRIVATO PAGATO DAL KAZAKISTAN (SIC!) – 2. COME È POSSIBILE CHE NON RISULTI NEGLI ARCHIVI DELLA FARNESINA CHE L’ESPULSA È LA MOGLIE DI MUKHTAR ABLYAZOV, IL DISSIDENTE CON STATUS DI “RIFUGIATO” BRITANNICO? – 3. E PERCHÉ LA DIREZIONE CENTRALE DELLA POLIZIA CRIMINALE NON AVREBBE INFORMATO IL CAPO DELLA POLIZIA DEL BLITZ COMPIUTO NELLA NOTTE TRA IL 28 E IL 29 MAGGIO? – 4. RUOTA FONDAMENTALMENTE INTORNO A QUESTI DUE INTERROGATIVI L’INDAGINE AFFIDATA DAL GOVERNO AL PREFETTO ALESSANDRO PANSA CHE AL VERTICE DELLA POLIZIA È ARRIVATO QUANDO LA SIGNORA SHALABAYEVA ERA STATA ORMAI RISPEDITA IN PATRIA – 5. LETTERA DI RINGRAZIAMENTO DEL DISSIDENTE ABLYAZOV AD ENRICO LETTA: “NAZARBAYEV VUOLE MIA MOGLIE IN PRIGIONE E MIA FIGLIA IN ORFANOTROFIO” –

Incollato da <http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-c-un-fax-che-prova-che-il-ministero-della-bonino-neg-l-immunit-59416.htm>

 Dare una donna e una bambina a un paese musulmano per farle usare come merce di ricatto corrisponde alla levatura del nostro governo.

Si sa che Silvio berlusconi è un amico di Putin…. ma della sua presunta amicizia con il “dittatore” kazako non vi è alcuna prova, ma solo illazioni da parte di giornali alquanto faziosi che sparlano senza però nulla dimostrare. Vi è invece prova certa che rapporti intensi con il dittatore, sono sempre stati tenuti da Romano Prodi.
In effetti chi non ricorda la visita dell’ottobre 2007 di Prodi, insieme al ministro del commercio estero (Emma Bonino) ad Astana, capitale del Kazakistan e ad una corte di ben 210 tra imprenditori e banchieri…. sull’aereo presidenziale vvi era anche Angelo Rovati, che proprio un anno prima , per il caso Telecom si dimise da consigliere economico di Prodi.
In quell’occasione Prodi riferì : “il viaggio fa parte di una strategia italiana di rapporti sempre più stretti con le ex repubbliche sovietiche» dice Prodi, parlando di collaborazione «molto intensa» con il governo kazako. Per questo, ha aggiunto, «mi accompagna una delegazione straordinariamente importante di imprenditori»
Dopo Prodi, in kazakistam si è recato Monti nel marzo del 2012 in quello che venne definito dai media “il tour asiatico di Monti”, a seguito del quale l’allora Premier Mario Monti dichiarò ““Una prima tappa significativa dal punto di vista economico, soprattutto per quanto riguarda le risorse energetiche in un Paese che dobbiamo seguire con sempre maggiore attenzione.” Nazarbayev, il dittatore kazako “ha riunito attorno a sé un comitato di consulenti che, oltre a Prodi, è composto dall’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, dall’ex cancelliere austriaco Alfred Gusenbauer, dall’ex premier britannico Tony Blair, così come dal presidente emerito polacco Aleksander Kwasniewski o dal già ministro dell’Interno tedesco Otto Schilly. E i loro consigli sarebbero tutt’altro che gratuiti”. “Secondo il settimanale tedesco,Der Spiegel, per le prestazioni dei superconsulenti vengono pagate parcelle annuali con cifre a sei zeri. Secondo la stampa britannica, Blair incassa da Astana oltre 9 milioni di euro per il disturbo”.
L’UNICA CERTEZZA CHE SI HA SU BERLUSCONI E’ CHE NEL 2005 ANNULLO’ UNA VISITA PROGRAMMATA AL PREMIER (o se preferite, dittaore,) kazako!

Vedi:

kabobo_d’Italia.

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