BENEDETTO XVI

Ciao Saragio, come ti senti?

benedetto XVI

Come la penso su Benedetto XVI

Papa Ratzinger ha migliorato nei suoi 8 anni le relazioni con le altre religioni più che tutti i Papi dell’ultimo secolo.

Anche se è il più vecchio degli ultimi Papi Benedetto XVI è  innovativo e ha mostrato umilmente l’importanza in mancanza di forza, di lasciare il posto a più giovani.

Ha creato un precedente. Sara stato volontario o spinto dal NWO?

Per guidare la Chiesa ci vuole una forza immensa. Il suo messaggio è “Mens sana in corpore sano”.

Speriamo che il messaggio sia passato.

La Chiesa ha bisogno di una guida  forte non di un martire ipocrita legato al trono del Potere. Senza allusioni e senza cercare intrighi nella “politica” della Chiesa.

Joseph Ratzinger, un teologo divenuto Pontefice:    «serve vigore per guidare la barca di Pietro»

L’annuncio delle dimissioni avviene in coincidenza con l’anniversario dei Patti lateranensi e  il giorno dell’apparizione della Madonna di Lourdes.

Noi Vi siamo vicini Padre Santo.   magnus theologus magnus vir

“La Chiesa sta divenendo per molti l’ostacolo principale alla fede. Non riescono più a vedere in essa altro che l’ambizione umana del potere, il piccolo teatro di uomini che, con la loro pretesa di amministrare il cristianesimo ufficiale, sembrano per lo più ostacolare il vero spirito del cristianesimo”.

Joseph Ratzinger

io  o Dio

Ratzinger e il Novo Ordine Mondiale

Introduzione scritta da Joseph Ratzinger al libro di Michel Schooyans – Nuovo disordine mondiale – San Paolo Edizioni (2000). Attualmente introvabile.

Sin dagli inizi dell’Illuminismo, la fede nel progresso ha sempre messo da parte l’escatologia cristiana, finendo di fatto per sostituirla completamente.

La promessa di felicità non è più legata all’aldilà, bensì a questo mondo.

Emblematico della tendenza dell’uomo moderno è l’atteggiamento di Albert Camus, il quale alle parole di Cristo “il mio regno non è di questo mondo” oppone con risolutezza l’affermazione “il mio regno è di questo mondo”.

Nel XIX secolo, la fede nel progresso era ancora un generico ottimismo che si aspettava dalla marcia trionfale delle scienze un progressivo miglioramento della condizione del mondo e l’approssimarsi, sempre più incalzante, di una specie di paradiso; nel XX secolo, questa stessa fede ha assunto una connotazione politica.

Da una parte, ci sono stati i sistemi di orientamento marxista che promettevano all’uomo di raggiungere il regno desiderato tramite la politica proposta dalla loro ideologia: un tentativo che è fallito in maniera clamorosa.

Dall’altra, ci sono i tentativi di costruire il futuro attingendo, in maniera più o meno profonda, alle fonti delle tradizioni liberali.

Questi tentativi stanno assumendo una configurazione sempre più definita, che va sotto il nome di Nuovo Ordine Mondiale; trovano espressione sempre più evidente nell’ONU e nelle sue Conferenze internazionali, in particolare quelle del Cairo e di Pechino, che nelle loro proposte di vie per arrivare a condizioni di vita diverse, lasciano trasparire una vera e propria filosofia dell’uomo nuovo e del mondo nuovo.

Una filosofia di questo tipo non ha più la carica utopica che caratterizzava il sogno marxista; essa è al contrario molto realistica, in quanto fissa i limiti del benessere, ricercato a partire dai limiti dei mezzi disponibili per raggiungerlo e raccomanda, per esempio, senza per questo cercare di giustificarsi, di non preoccuparsi della cura di coloro che non sono più produttivi o che non possono più sperare in una determinata qualità della vita.

Questa filosofia, inoltre, non si aspetta più che gli uomini, abituatisi oramai alla ricchezza e al benessere, siano pronti a fare i sacrifici necessari per raggiungere un benessere generale, bensì propone delle strategie per ridurre il numero dei commensali alla tavola dell’umanità, affinchè non venga intaccata la pretesa felicità che taluni hanno raggiunto.

La peculiarità di questa nuova antropologia, che dovrebbe costituire la base del Nuovo Ordine Mondiale, diventa palese soprattutto nell’immagine della donna, nell’ideologia dell’ “Women’s empowerment”, nata dalla conferenza di Pechino.

Scopo di questa ideologia è l’autorealizzazione della donna: principali ostacoli che si frappongono tra lei e la sua autorealizzazione sono però la famiglia e la maternità. Per questo, la donna deve essere liberata, in modo particolare, da ciò che la caratterizza, vale a dire dalla sua specificità femminile. Quest’ultima viene chiamata ad annullarsi di fronte ad una “Gender equity and equality”, di fronte ad un essere umano indistinto ed uniforme, nella vita del quale la sessualità non ha altro senso se non quello di una droga voluttuosa, di cui sì può far uso senza alcun criterio.

Nella paura della maternità che si è impadronita di una gran parte dei nostri contemporanei entra sicuramente in gioco anche qualcosa di ancora più profondo: l’altro è sempre, in fin dei conti, un antagonista che ci priva di una parte di vita, una minaccia per il nostro io e per il nostro libero sviluppo.

Al giorno d’oggi, non esiste più una “filosofia dell’amore”, bensì solamente una “filosofia dell’egoismo”.

Il fatto che ognuno di noi possa arricchirsi semplicemente nel dono di se stesso, che possa ritrovarsi proprio a partire dall’altro e attraverso l’essere per l’altro, tutto ciò viene rifiutato come un’illusione idealista. E proprio in questo che l’uomo viene ingannato. In effetti, nel momento in cui gli viene sconsigliato di amare, gli viene sconsigliato, in ultima analisi, di essere uomo.

Per questo motivo, a questo punto dello sviluppo della nuova immagine di un mondo nuovo, il cristiano – non solo lui, ma comunque lui prima di altri – ha il dovere di protestare.

Bisogna ringraziare Michel Schooyans per aver energicamente dato voce, in questo libro, alla necessaria protesta.

Schooyans ci mostra come la concezione dei diritti dell’uomo che caratterizza l’epoca moderna, e che è così importante e così positiva sotto numerosi aspetti, risenta sin dalla sua nascita del fatto di essere fondata unicamente sull’uomo e di conseguenza sulla sua capacità e volontà di far si che questi diritti vengano universalmente riconosciuti.

All’inizio, il riflesso della luminosa immagine cristiana dell’uomo ha protetto l’universalità dei diritti; ora, man mano che questa immagine viene meno, nascono nuovi interrogativi.

Come possono essere rispettati e promossi i diritti dei più poveri quando il nostro concetto di uomo si fonda così spesso, come dice l’autore, “sulla gelosia, l’angoscia, la paura e persino l’odio”? “Come può un’ideologia lugubre, che raccomanda la sterilizzazione , l’aborto, la contraccezione sistematica e persino l’eutanasia come prezzo di un pansessualismo sfrenato, restituire agli uomini la gioia di vivere e la gioia di amare?” (capitolo VI).

È a questo punto che deve emergere chiaramente ciò che di positivo il cristiano può offrire nella lotta per la storia futura.

Non è infatti sufficiente che egli opponga l’escatologia all’ideologia che è alla base delle costruzioni “postmoderne” dell’avvenire.

È ovvio che deve fare anche questo, e deve farlo in maniera risoluta: a questo riguardo, infatti, la voce dei cristiani si è fatta negli ultimi decenni sicuramente troppo debole e troppo timida.

L’uomo, nella sua vita terrena, è “una canna al vento” che rimane priva di significato se distoglie lo sguardo dalla vita eterna.

Lo stesso vale per la storia nel complesso.

In questo senso, il richiamo alla vita eterna, se fatto in maniera corretta, non si presenta mai come una fuga. Esso dà semplicemente all’esistenza terrena la sua responsabilità, la sua grandezza e la sua dignità. Tuttavia, queste ripercussioni sul “significato della vita terrena” devono essere articolate.

È chiaro che la storia non deve mai essere semplicemente ridotta al silenzio: non è possibile, non è permesso ridurre al silenzio la libertà. È l’illusione delle utopie.

Non si può imporre al domani modelli di oggi, che domani saranno i modelli di ieri.

È tuttavia necessario gettare le basi di un cammino verso il futuro, di un superamento comune delle nuove sfide lanciate dalla storia.

Nella seconda e terza parte del suo libro, Michel Schooyans fa proprio questo: in contrasto con la nuova antropologia, propone innanzitutto i tratti fondamentali dell’immagine cristiana dell’uomo, per applicarli poi in maniera concreta ai grandi problemi del futuro ordine mondiale (in modo particolare nei capitoli X-XII).

Fornisce in questo modo un contenuto concreto, politicamente realistico e realizzabile, all’idea, così spesso espressa dal Papa (Giovanni Paolo II), di una “civiltà dell’amore”.

Per questo, il libro di Michel Schooyans entra nel vivo delle grandi sfide del presente momento storico con vivacità e grande competenza.

C’è da sperare che molte persone di diversi orientamenti lo leggano, che esso susciti una vivace discussione, contribuendo in questo modo a preparare il futuro sulla base di modelli degni della dignità dell’uomo e capaci di assicurare anche la dignità di coloro che non sono in grado di difendersi da soli.

Roma, 25 aprile 1997

Joseph Card. Ratzinger

‎”Da stasera inizia l’ultima tappa su questa terra. Grazie di cuore cari amici .. sono felice di essere con voi, circondato dalla bellezza del creato. Non sono più Pontefice, ma solo un pellegrino che comincia l’ultima tappa del suo pellegrinaggio su questa terra, ma vorrei ancora col mio cuore, col mio amore, con la mia preghiera, con la mia riflessione lavorare per il bene della Chiesa e per il bene comune dell’umanità”.

Giovedi 28 febbraio

Benedetto XVI ‏@Pontifex_it

Grazie per il vostro amore e il vostro sostegno. Possiate sperimentare sempre la gioia di mettere Cristo al centro della vostra vita.

Joseph Ratzinger, nel 1992, ha scritto parole durissime sulle messe come si celebrano oggi in troppi casi:

«La riforma liturgica nella sua forma concreta s’è allontanata sempre più da questa origine (parlava della messa gregoriana). Il risultato è stato(…) una devastazione. Da una parte si ha una liturgia trasformata in show, nella quale si tenta di rendere al religione interessante con l’aiuto della stupidità, della moda e di massime morali provocanti. (…)Dopo il Concilio (…) al posto della liturgia, frutto di uno sviluppo continuo, è stata messa una liturgia fabbricata. Si è usciti dal processo vivente di crescita e di sviluppo per entrare nella fabbricazione. Non si è più voluto il divenire e la maturazione organica di Dio che vive nei secoli e lo si è sostituito a mo’ della produzione tecnica, con una fabbricazione banale del momento».

24/09/2013

Ratzinger a Odifreddi: “Mai mascherato abusi su minori”

 
Benedetto XVI scrive ad OdifreddiBENEDETTO XVI SCRIVE AD ODIFREDDI

La lettera di Benedetto XVI al matematico pubblicata sul quotidiano “Repubblica”, dialogo serrato e qualche bacchettata

MARCO TOSATTI
ROMA
Dopo la risposta di papa Bergoglio a Eugenio Scalfari, è adesso la volta di Benedetto XVI di scrivere: a Piergiorgio Odifreddi, matematico, e critico super mediatico della religione e di quella cattolica in particolare. Odifreddi aveva scritto un libro, “Caro papa ti scrivo”, in risposta all’opera di papa Ratzinger “Introduzione al Cristianesimo”.

Benedetto XVI gli ha risposto; una lettera troppo lunga per essere riportata integralmente sul quotidiano romano che la ospita, ma che sarà riportata in un nuovo libero di Odifreddi, ben felice, pensiamo,a nche da un punto di vista editoriale di essere quello che definisce “un unicum nella storia della Chiesa: un dialogo fra un papa teologo e un matematico ateo”.

“Non tacere su mali Chiesa. Ma fede lascia scia luminosa”, questa frase riassume un pensiero denso e profondo, quello del Papa teologo.
“Caro papa ti scrivo” voleva essere, ricorda Odifreddi, una “luciferina introduzione all’ateismo”; e il protagonista di innumerevoli talk show televisivi si dice sorpreso: riceve una risposta “con un’offerta di ringraziamenti per la lealtà della trattazione, era la realizzazione del massimo delle aspettative possibili, in un mondo che di solito non ne realizza che il minimo”.

Sono undici pagine fitte, quelle della risposta al libro del papa emerito; che dice di aver letto “Alcune parti con godimento e profitto. In altre parti, invece, mi sono meravigliato di una certa aggressività e dell’avventatezza dell’argomentazione”. In primo luogo ribatte all’accusa di Odifreddi che la teologia sarebbe fantascienza. “La fantascienza esiste, d’altronde, nell’ambito di molte scienze”, dice Benedetto, e porta alcuni esempi: “Il grande Jacques Monod ha scritto delle frasi che egli stesso avrà inserito nella sua opera sicuramente solo come fantascienza. Cito: “La comparsa dei Vertebrati tetrapodi… trae proprio origine dal fatto che un pesce primitivo “scelse” di andare ad esplorare la terra, sulla quale era però incapace di spostarsi se non saltellando in modo maldestro e creando così, come conseguenza di una modificazione di comportamento, la pressione selettiva grazie alla quale si sarebbero sviluppati gli arti robusti dei tetrapodi. Tra i discendenti di questo audace esploratore, di questo Magellano dell’evoluzione, alcuni possono correre a una velocità superiore ai 70 chilometri orari…”.

Sul tema degli abusi nella Chiesa Benedetto reagisce in maniera netta. “Mai ho cercato di mascherare queste cose. Che il potere del male penetri fino a tal punto nel mondo interiore della fede è per noi una sofferenza che, da una parte, dobbiamo sopportare, mentre, dall’altra, dobbiamo al tempo stesso, fare tutto il possibile affinché casi del genere non si ripetano. Non è neppure motivo di conforto sapere che, secondo le ricerche dei sociologi, la percentuale dei sacerdoti rei di questi crimini non è più alta di quella presente in altre categorie professionali assimilabili. In ogni caso, non si dovrebbe presentare ostentatamente questa deviazione come se si trattasse di un sudiciume specifico del cattolicesimo”. E soprattutto, se è giusto esporre il male nella Chiesa, “Non si deve però, tacere neppure della grande scia luminosa di bontà e di purezza, che la fede cristiana ha tracciato lungo i secoli… È vero anche oggi che la fede spinge molte persone all’amore disinteressato, al servizio per gli altri, alla sincerità e alla giustizia”.

La bacchetta più severa però Ratzinger la riserva a Odifreddi in tema di storia. “Ciò che Lei dice sulla figura di Gesù non è degno del Suo rango scientifico. Se Lei pone la questione come se di Gesù, in fondo, non si sapesse niente e di Lui, come figura storica, nulla fosse accertabile, allora posso soltanto invitarLa in modo deciso a rendersi un po’ più competente da un punto di vista storico. Le raccomando per questo soprattutto i quattro volumi che Martin Hengel (esegeta dalla Facoltà teologica protestante di Tübingen) ha pubblicato insieme con Maria Schwemer: è un esempio eccellente di precisione storica e di amplissima informazione storica. Di fronte a questo, ciò che Lei dice su Gesù è un parlare avventato che non dovrebbe ripetere”. Che poi nell’esegesi siano state scritte anche cose poco serie, Ratzinger non ha difficoltà ad ammetterlo. Ma rifiuta invece l’accusa di Odifreddi secondo cui  “Avrei presentato l’esegesi storico-critica come uno strumento dell’anticristo. Trattando il racconto delle tentazioni di Gesù, ho soltanto ripreso la tesi di Soloviev, secondo cui l’esegesi storico-critica può essere usata anche dall’anticristo – il che è un fatto incontestabile”.

E infine Benedetto XVI passa a porre domande, più che a risponde. “Se Lei vuole sostituire Dio con “La Natura”, resta la domanda, chi o che cosa sia questa natura. In nessun luogo Lei la definisce e appare quindi come una divinità irrazionale che non spiega nulla”. E continua: “Vorrei, però, soprattutto far ancora notare che nella Sua religione della matematica tre temi fondamentali dell’esistenza umana restano non considerati: la libertà, l’amore e il male. Mi meraviglio che Lei con un solo cenno liquidi la libertà che pur è stata ed è il valore portante dell’epoca moderna”. L’amore non compare nel libro di Oidfreddi, e anche sul male non c’è alcuna informazione. “Qualunque cosa la neurobiologia dica o non dica sulla libertà, nel dramma reale della nostra storia essa è presente come realtà determinante e deve essere presa in considerazione. Ma la Sua religione matematica non conosce alcuna informazione sul male. Una religione che tralascia queste domande fondamentali resta vuota”.

 

Per tirarsi su di morale.  https://saragio.wordpress.com/2013/11/10/per-tirarsi-su-di-morale/

 Estratti da: “School of Darkness” (la Scuola delle Tenebre) 1954 Bella Dodd

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One Comment on “BENEDETTO XVI”

  1. mcc43 ha detto:

    Concordo completamente con quello che hai scritto. Provo un grande rispetto per questo Pontifice. E’ stato il capro espiatorio sul quale hanno rovesciato tutti gli scandali che nel passato i media guardavano solo con la coda dell’occhio. Non ricordo altri casi in cui le parole di un Pontefice siano state regolarmente travisate.
    Non sono cattolica praticante, anzi non voglio metter nessuna marca sulla mia fede, ma sento che questo Papa lo rimpiangerò.


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