GIUSTIZIA INTEGRALISTA

integralismo

http://wp.me/p1kI8i-gP A prescindere che l’Islam e l’integralismo islamico sono due cose differenti e che sono per uno stato Palestinese INDIPENDENTE


Siria per ora, come prima in Libia.

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Siria 1957_____________________________________________________________

Integralismo: Dove è la libertà della donna?

La pena di morte 

è ufficialmente in vigore per omicidio, stupro, collaborazione con le FF. AA. di Israele per l’assassinio di palestinesi. Vi è stata una moratoria ufficiosa dal 2002 al 2010 da quando il presidente Yasser Arafat e il successore Mahmud Abbas non hanno più autorizzato esecuzioni. Hamas, però, nella Striscia di Gaza, spesso applica sommariamente anche la legge islamica, che punisce con la morte anche l’adulterio e l’apostasia, mentre la prostituzione e l’omosessualità sono punite con la pena capitale pur senza far parte dei crimini per cui il Corano prevede direttamente o indirettamente la pena di morte. Queste fattispecie non sono invece considerati reati capitali nel più laico governo ANP a guida Fath, anche se alcuni di questi atti sono comunque illegali o disapprovati dalle consuetudini. (da WP)

PROSSIMAMENTE IN ITALIA             GRAZIE NAPOLITAUMM _____________________________________________________________

terrorismo islamico 2

Mausoleo di Arafat A volte rimpiango la morte di Arafat

P.S.

IL SEMITICO E UN GRUPPO LINGUISTICO, NON RAZZIALE O ETNICO Data: 31/01/2007 Argomento: Mondo Quello tradotto è un articolo che riassume nelle linee essenziali l’uso corretto del termine “antisemita”. Se si dice anti-semita, tutti pensano anti-ebreo o anti-isreliano. E questo è il risultato del lavoro tenace di propaganda al quale siamo stati sottoposti: la creazione del mito “solo gli Ebrei sono Semiti”. da http://www.informationclearinghouse.info (traduzione di comedonchisciotte.net) di Sam Hamod, Ph.D. 27/06/03: Uno dei miti che sono stati perpetrati nel mondo è quello che recita: solo gli Ebrei sono semiti. Questo non è affatto vero. Ma nonostante ciò la ADL (Lega anti-diffamazione) si è arricchita grazie a donazioni, convincendo i media e la gente a credere a questa falsità. Se uno indaga circa l’origine della parola, scopre che essa ha a che fare con un gruppo linguistico e niente di più. Le lingue semitiche sono, secondo i più esperti linguisti, l’Amarico (parlato in Etiopia e Eritrea, terre una volta conosciute con il nome di Abissinia), l’Arabo (parlato in tutti i paesi arabi e in molti paesi musulmani, in quanto lingua del Corano), l’Aramaico (parlato principalmente dai Caldei dell’Iraq e da alcuni Cristiani Cattolici e Maroniti nel mondo, almeno nelle loro funzioni religiose) e il Siriaco (parlato in alcune regioni della Siria e del Medio Oriente). Incidentalmente, secondo la maggior parte dei linguisti, Abramo, il padre degli Ebrei e degli Arabi, parlava Aramaico, lingua di quei luoghi in quei tempi (e non l’ebraico). Gli attuali Ebrei (geneticamente Ebrei) nacquero nel Medio Oriente e sono conosciuti come Ebrei Sefarditi, che parlavano una lingua semitica, l’Ebraico, fin dalla loro comparsa, ma parlavano anche Aramaico, Arabo, e Amarico a seconda della loro localizzazione, a Gerusalemme o in altre città del Medio oriente. Così, definire antisemita una persona che è critica di Israele, dei Sionisti e del Sionismo, è un semplice non senso. Tale persona è semplicemente critica di Israele e dei sionisti. Allo stesso modo, se una persona parla contro gli Arabi, può essere definita anti-Araba ma non è antisemita. In entrambi i casi, la persona può essere anti-sionista o razzista o anti-Ebrea o anti-Araba, ma tale persona non può essere chiamata mai ANTI-SEMITA. L’abuso del termine ha raggiunto recentemente nuove vette, quando alcuni Sionisti presenti nei media americani hanno cominciato a dire che Robert Novak, lui stesso ebreo, era anti-semita. Prima di tutto, la maggior parte degli Ebrei Askenaziti, nati e cresciuti in America, come Paul Wolfowitz, Richard Perle e Feith, non sono neppure ebrei dal punto di vista genetico in quanto discendenti da tribù slave conosciute come Kazari che si convertirono al Giudaismo, la cui lingua nativa era lo Slavo e la cui prima lingua in America fu l’Inglese, come è appunto il caso di Robert Novak. Non dico che tutti gli Askenaziti non sono ebrei, ma il modo come alcuni di loro si comportano non è il modo con cui Mosè portò il Giudaismo da Dio attraverso la Torah. Uno non deve far altro che guardare alle persone che odiano e che sono guerrafondai, presenti nella cerchia di Bush. Come ha detto un rabbino mio amico, Shmuel Handelman “Essi possono anche chiamarsi Ebrei, ma io dubito che lo siano, e se lo sono, io dico che sono peggio di quanto possa esserlo una cattiva persona“. In ogni caso, Novak è intelligente e educato abbastanza da sapere la differenza tra Ebreo, Sionista e Semitico! Un eccellente libro per capire questa problematica è quello di Arthur Koestler (lui stesso Askenazito), “La Tredicesima Tribù”. La ADL ha attaccato e continua ad attaccare questo libro, che è difficilissimo da trovare. Il libro non è una condanna degli Askenaziti e delle loro intenzioni di convertirsi al Giudaismo, ma piuttosto vi si sostiene che non hanno in loro abbastanza DNA per avere gli stessi sentimenti riguardo il Giudaismo e la vita in Medio Oriente, che invece hanno gli Ebrei geneticamente  Sefarditi. Sfortunatamente, il cattivo uso dell’appellativo anti-semita e delle sue conseguenze è tale che perfino presidenti, senatori, uomini del congresso, personaggi importanti dei media, ecc. rabbrividiscono all’idea di essere appellati “anti-semiti” da qualche Sionista o Israeliano o da gruppi sociali, dell’informazione e religiosi, chiaramente ignoranti. Mi sto riferendo a quei gruppi e individui che appellano le persone, (qualche volta rovinandone la reputazione, gli affari, fino ad attentare alla loro vita stessa) con la parola “anti-semita”, se hanno espresso opinioni contro Israele (che non è uno stato semitico) o contro i Sionisti (un gruppo politico, composto non esclusivamente da Ebrei e che non ha niente a che fare con il Semitico). Finchè noi non ripuliamo la nostra lingua e non fermiamo l’uso incorretto di questo appellativo, messo in atto da gente senza scrupoli e con ambizioni politiche, rimarremo vittime del cattivo uso di una categoria linguistica legittima, abusato per il beneficio di pochi. Copyright, Sam Hamod, 2003 Quante volte le parole entrano nel vostro linguaggio senza che quasi ve ne accorgiate e che ne conosciate la storia, l’etimologia e, soprattutto, le conseguenze provocate dal loro uso improprio? Da internet alla televisione, dai giornali ai testi delle canzoni, dal cinema alla Playstation, il mondo entra sempre più spesso in casa vostra e nel vostro cosmo personale senza filtri, senza lasciarvi il tempo di elaborare o di avere dei dubbi. Nel mare d’informazione “usa e getta” in cui vi trovate a navigare, la parola perde troppo spesso di valore e, usata a sproposito, può addirittura concorrere ad alimentare il pregiudizio e il razzismo, come ci dimostra spesso la cronaca europea e internazionale. Voi potete fare molto per non cadere in queste facili trappole: basta non dare tutto per scontato e usare la vostra curiosità per andare oltre i luoghi comuni. Per cominciare, potreste per esempio consultare il piccolo vocabolario che vi proponiamo qui di seguito. Forse potrà aiutarvi a comprendere meglio un passato tanto doloroso e a considerare con maggior attenzione un presente così confuso. Ecco le parole che vi proponiamo, nella certezza che vi stimolino a continuare questo semplice esercizio su qualsiasi altro tema storico o di attualità che vi troverete ad affrontare: ebreo, giudeo, israelita, israeliano, Sionismo, genocidio, olocausto, Shoah, pogrom, razza, razzismo, Islam, arabo, palestinese, musulmano, Israele e Palestina. Ebreo = dal verbo avar, che in ebraico significa “passare, oltrepassare, andare oltre”, da cui ivrì, cioè “passato oltre” dalla Mesopotamia alla Terra Promessa, dal politeismo, al monoteismo e attribuito per la prima volta ad Abramo, padre indiscusso delle tre grandi religioni monoteiste (in ordine di apparizione sulla Terra: – circa 4000 anni fa, l’Ebraismo; – circa 2000 anni fa, il Cristianesimo; – circa 1400 anni fa, l’Islam). Abramo è inoltre discendente di Eber, bisnipote di Sem, uno dei tre figli di Noè. In entrambe le possibili etimologie, ebreo è dunque “colui che discende da Abramo”. Essere ebreo, perciò, significa appartenere a una fede religiosa e seguirne la tradizione, indipendentemente dalla propria nazionalità o cittadinanza. Non è quindi sinonimo di israeliano. Giudeo = letteralmente “discendente della tribù di Jehudà, una delle 12 tribù d’Israele”. Come sinonimo di “ebreo”, si trova nel Nuovo Testamento e nel secondo Libro dei Maccabei, dove si fa riferimento a coloro che tornarono a Gerusalemme dall’esilio babilonese ancora così fedeli alle antiche tradizioni, da risultare molto più devoti a Dio dei loro fratelli rimasti nella Terra Promessa. In realtà ha assunto nel tempo un significato deteriore, legato alla figura di Giuda Iscariota, il discepolo “traditore” di Gesù, creando uno degli stereotipi negativi più usati nell’iconografia del pregiudizio antiebraico di matrice cristiana. Israelita = letteralmente “discendente di Israel”, nome dato a Giacobbe dall’angelo del Signore contro il quale aveva lottato. Quindi israelita è colui che discende da Israel, membro del popolo che aveva tenuto testa a Dio. Si tratta quindi di un sinonimo di ebreo e di giudeo, che nulla ha a che vedere con l’essere cittadino del moderno Stato di Israele. Israeliano = cittadino del moderno Stato di Israele, quindi non necessariamente ebreo, in quanto anche persone di altra fede religiosa sono cittadini israeliani a tutti gli effetti. Israele = regno antico, dal 1004 al 926 a.C. con capitale Gerusalemme, poi divisosi in regno d’Israele a nord e regno di Giudea a sud. La sua estensione territoriale comprendeva nel periodo di massimo splendore, cioè ai tempi di re Salomone (1000 a.C.): a nord, parte dall’attuale Libano del sud, le alture del Golan e una parte dell’attuale Siria; a est e a sud una parte dell’attuale Giordania, oltre Amman, fino ad Akaba, sul Mar Rosso; a ovest tutto il territorio del Negev, fino alla costa e cioè all’attuale striscia di Gaza. Seguirono fasi alterne, fino alla distruzione del secondo Tempio di Gerusalemme (70 d.C.), che coincise con l’inizio della diaspora ebraica e di secoli di dominazioni. Dal 1948, moderno Stato, con capitale Gerusalemme. Sionismo = movimento politico fondato dal giornalista e scrittore ungherese Theodor Herzl, che nel 1896 pubblica il volume Lo stato degli ebrei, dove teorizza la necessità di uno Stato nazionale per gli ebrei. T. Herzl è fra i principali organizzatori del primo Congresso sionista, che si tiene a Basilea nel 1897, dove si tenta di proporre una soluzione concreta alle manifestazioni dichiaratamente antisemite (pubblicazioni, correnti di pensiero, caso Dreyfus, violenti pogrom in Russia, solo per citarne alcuni) che, malgrado l’emancipazione degli ebrei d’Europa, la stanno nuovamente e pericolosamente attraversando. Il movimento sionista non è assolutamente compatto al suo interno ma attraversato da molteplici correnti, spesso in contrasto fra loro. Primo passo per la costituzione di un focolare ebraico in terra di Palestina è comunque quello di raccogliere fondi per l’acquisto di terra, la sua bonifica e coltivazione, dando impulso all’emigrazione nata già spontaneamente nella regione, dei cosiddetti “pionieri”, fin dal 1878. Nascono così le prime colonie agricole, sia di matrice religiosa, sia socialista, al cui interno vige la più assoluta eguaglianza economica e sociale e la totale disponibilità alla convivenza pacifica con i propri vicini arabi. Insieme all’esigua popolazione ebraica mai uscita dalla sua Terra, questi pionieri creeranno la base e le sovrastrutture che renderanno possibile far nascere, dopo la risoluzione delle Nazioni Unite del 1947, il nuovo Stato d’Israele. Genocidio = dal greco génos – stirpe – e dal latino caedere – uccidere – (cfr. omicidio). Riferito alla metodica distruzione di un gruppo etnico o religioso, compiuto attraverso lo sterminio fisico sistematico e l’annullamento dei valori e dei documenti culturali. Questo termine inizia a essere impiegato proprio dopo i tragici eventi che determinarono lo sterminio degli ebrei d’Europa durante la Seconda guerra mondiale. Oggi viene adoperato con una tale leggerezza, che non solo ne dissacra il significato, ma che contribuisce a offuscare il giudizio su molti conflitti in atto e a falsarne pericolosamente la sostanziale portata. Olocausto = dal latino holocaustum, che è il greco holòkauston, da hòlos “tutto” e kaustòs “bruciato”, dal verbo kaìein “bruciare”. Per estensione, Sacrificio, soprattutto della propria vita, ispirato da una dedizione completa al proprio ideale. Questa parola è stata impropriamente adottata per definire lo sterminio degli ebrei europei durante la Seconda guerra mondiale. Come si capisce dall’etimo, infatti, non definisce correttamente l’evento. Implicherebbe cioè una volontà delle vittime nell’offrirsi in sacrificio per un ideale, cosa ovviamente impensabile. Ecco perché si preferisce l’uso della parola ebraica Shoah. Shoah = voce biblica che significa “desolazione, catastrofe, disastro”. Questo vocabolo venne adottato per la prima volta nella comunità ebraica di Palestina, nel 1938, in riferimento al pogrom della cosiddetta “Notte dei Cristalli” (Germania, 9-10 novembre 1938). Da allora definisce nella sua interezza il genocidio della popolazione ebraica d’Europa, perpetrato durante la Seconda guerra mondiale. Pogrom = dal russo pa’grom. Sommossa animata da volontà distruttiva, con particolare riferimento alle violente rivolte popolari russe di fine 1800 – primi del 1900, contro gli ebrei, tollerate e favorite dalle autorità dello zar. Razza = sostantivo che indica un raggruppamento di individui appartenenti a una stessa specie animale o vegetale, che si distingue per caratteristiche ereditarie comuni, derivate da cause diverse (geografiche, climatiche, ambientali). Il concetto di “razza” è applicato anche all’uomo, che viene empiricamente suddiviso in razze a seconda del colore della pelle o di altri criteri morfologici, in seguito a studi che hanno inizio nel XIX secolo. La scienza moderna nega questa classificazione del genere umano, dal momento che solo un codice genetico (DNA) può determinare i caratteri ereditari degli esseri umani e l’appartenenza di ogni uomo a un gruppo d’individui a lui simili. Razzismo = atteggiamento ideologico di un gruppo umano dovuto alle sue vere o presunte caratteristiche “razziali”, che gli proibisce di mescolarsi agli altri gruppi, gli fa credere di avere una superiorità biologica e una civiltà superiore e porta perciò i suoi appartenenti a respingere, fino a odiare e perseguitare i membri degli altri gruppi. Molto diffuso anche se non sempre consapevole, è talvolta alla base di altri atteggiamenti ideologici, come il nazionalismo o la discriminazione sociale. Islam = dal verbo arabo aslama che significa “sottomettersi”. La sottomissione massima è quella alla volontà di Dio. Questa parola designa la dottrina religiosa monoteistica praticata da Maometto nel VII secolo d.C. e diffusa nel mondo dagli arabi. Per estensione, definisce la civiltà, il sistema politico, sociale e culturale che sono intimamente connessi con quella religione. Arabo = da una voce araba, tradotta nel latino Arabus, nome che definiva gli abitanti di una vasta zona del Medio Oriente chiamata Arabia, abitata da popolazioni nomadi, organizzate in tribù. Nome che oggi erroneamente definisce tutti i popoli che hanno subito l’influenza araba, assimilandone lingua, usi e religione. La lingua araba è la lingua della “rivelazione” di Allah a Maometto, la lingua sacra del Corano. Tuttavia va sottolineato che non tutti gli arabi sono di religione islamica, sebbene sia fra loro la religione più seguita. Musulmano = dal participio muslim del verbo arabo aslama, sottomettersi, designa colui che si sottomette, che obbedisce. La sottomissione ad Allah, Dio unico e onnipotente è il principio fondante dell’Islam, predicato da Maometto. Come sempre, va precisato che non tutti i musulmani sono necessariamente anche arabi. L’Islam è, in termini numerici, la religione monoteistica più diffusa nel mondo. Palestinese = letteralmente “abitante della Palestina”, dall’antica striscia di terra popolata dai Filistei. Attribuito alla popolazione locale della regione fin dai tempi dei Romani (quindi anche gli ebrei, in passato, erano considerati “palestinesi”). In Palestina, nel corso dei secoli, è sempre vissuta una minoranza ebraica, ma il termine “palestinese” si riferisce oggi solo alla popolazione araba della regione, che fino alla nascita dell’OLP nel 1965 e dell’Autorità Palestinese nel 1996 non si è mai identificata con uno Stato vero e proprio. Palestina = nel 135 d.C. dopo anni di lotte e rivolte da parte degli abitanti del regno di Giudea (occupata con fasi alterne dai Romani per circa un centinaio d’anni), Gerusalemme viene definitivamente riconquistata dall’imperatore Adriano, rinominata Aelia Capitolina e viene interdetta agli Ebrei. La Giudea viene rinominata Palestina (da una delle popolazioni di quell’area geografica, i Filistei). Da allora in poi non si è più parlato di una nazione vera e propria in quella regione, bensì di dominazioni arabe e ottomane e, dalla fine della Prima guerra mondiale, di protettorato britannico, che si conclude con

la risoluzione delle Nazioni Unite del 1947, che auspicava la nascita di due Stati: uno ebraico e uno arabo, Israele e Palestina.

La risoluzione fu accettata e messa in atto solo dalla parte ebraica, dando vita allo Stato d’Israele nel 1948, mentre tutte le componenti arabe della regione la rifiutarono, impedendo la nascita dello Stato palestinese.

  • Doctrine des wahabbis et circonstances de leur apparitionLes wahhabis ne sont à la Mecque que depuis 1750. Avant, les territoires sacrés étaient sous l’autorité religieuse de la descendance du Prophète (paix et salut sur lui) et sous l’autorité politique et administrative de la porte sublime (l’empire Ottoman). On pratiquait alors librement les Mawâlîd (célébration de la naissance du Prophète) dans la mosquée sacrée et on visitait sans restriction le tombeau du Prophète (paix et salut sur lui)…Le « Kitâb al-Tawhîd » ou ” Traité de l’unicité divine ” de Muhammad Ibn ‘Abd Al Wahhâb An-nadjdî est considéré comme l’ouvrage de référence de la théologie wahhabite.Le wahabbisme fait partie de ce que certains savants sunnite spécialistes[2] appellent « As-salafiyya An-nassiyya[3] » ; c’est-à-dire la « salafiyya » qui se contente strictement du texte[4] et donc impose un traitement juridique vertical à toute affaire, sans tenir compte du temps et de l’espace (du contexte) (même pour les affaires à divergence connue et les sujets d’actualité). Le Wahhabbisme se caractérise entre autre par les points doctrinaux suivants:* Vouloir imposer Un avis unique même pour les sujets à divergence connue entre les savants (c’est à dire qu’il ne peut y avoir, selon plusieurs auteurs Wahhabites, deux avis ou plus recevables sur une question de l’Ijtihâd)* Une interprétation littéraliste (exemple: beaucoup d’auteurs Wahhabites prétendent à Dieu des directions ou un lieu!! )

    *Renier le fait qu’un musulman Muqallid doit suivre une des quatre écoles (madhâhib),

    *Permettre à tout Muqallid d’accéder à l’effort juridique (Ijtihâd) sans considération des normes et règles émises par les savants des quatre doctrines et autres (ce qui est très dangereux),

    *Étendre la notion d’innovation blâmable ou égarée à de nombreuses choses nouvelles, même licites (sans considération des règles prescrites par les anciens savants de la sunna pour distinguer les différents types d’innovation[5])

    *Renier le tawassul (voir la rubrique sur le dogme correct/le tawassul : les savants de la « salafiyya Fiqhiyya » rapportent eux, plus de dix sept preuves découlant du Coran et de la Sunna à propos des mérites de la supplication de Dieu par la faveur du Messager ou des saints vivants ou morts)[6].

    *Dire qu’ils sont « le groupe sauvé » et que tous ceux qui ne sont pas en accord avec eux sont des égarés ou du moins pas conformes aux “traces des salafs”.

    *Et surtout accuser les soufis, les ash‘arites et beaucoup de musulmans, de mécréance (kufr) et d’hérésie.

    Les wahabbis ont été soutenus et utilisés par les britanniques pour contrôler l’Arabie et affaiblir l’empire ottoman (surnommé l’homme malade à l’époque)…

    Ils ont essayé donc de se baser sur leurs propres efforts juridiques pour construire une doctrine puritaine qui va jusqu’à nier les quatre doctrines reconnues par l’ensemble de la Umma (communauté).
    Ils ont été surtout favorisés par les tendances du nationalisme arabe (une identité arabe contre l’empire Ottoman .

    Géopolitique et wahhabisme : de la formation à la « contamination » dangereuse du monde musulman

    Le prophète de l’Islam (paix et salut sur lui) avait dit après avoir béni toutes les régions excepté le plateau du Nadjd: « Du Nadjd se lèvera la corne du Satan »
    Le prophète (paix et salut sur lui) avait dit: il sortira de Nadjd des gens qui ne comprenne du Coran que l’extérieur, le sens du Coran ne parvient pas à leur cœur…..Ceci pour faire allusion au Khawârij

    A la base du wahhabisme se trouve Muhammad Ibn ‘Abd al Whahhâb, théologien qui s’est dit sunnite fixé en 1739 en Arabie, où il se fait connaître par une prédication marquée par le puritanisme, l’intolérance et une interprétation littérale du Coran. Ses propos sont repris dans un traité, intitulé “Traité de l’unicité divine”(KitâbAl-Tawhîd), dans lequel il rejette tout à la fois les pratiques et la spiritualité chi‘ite ainsi que tout compromis avec la modernité sociale. De fait, une telle pensée ne peut que provoquer l’hostilité des populations, majoritairement chi‘ites.

    ‘Abd al Whahhâb trouve cependant refuge auprès d’un chef local, nommé Muhammad Al-Saoud, qu’il convertit à ses vues théologiques et politiques. La descendance de ce personnage est elle même durablement acquise au wahhabisme : elle se fixe comme programme l’établissement d’une théocratie dite sunnite, ce qui revient à bâtir la cité de Dieu décrite par le théologien, et passe de la théorie à la pratique après avoir fondé le royaume d’Arabie Saoudite.

    Le wahabbisme a imposé ses principes archaïques et vidés de toute spiritualité dans la majeure partie de l’Arabie – de la Mecque à Oman – dès le début du dix-neuvième siècle. Mais au début du vingtième siècle, son influence s’est peu à peu restreinte à la petite république du Nedjd dont la capitale est Riyad. C’est cette petite république qui deviendra, par la suite, le royaume d’Arabie saoudite (par fusion du Nadjd et du Hedjaz). En Islam, les ‘ulamâ’ : « docteurs de la loi divine (sharî ‘atun) et de la doctrine (madhhab) » étaient consultés par les « qâdi » (agents de l’autorité légale). On notera, à ce propos, que les avis émis par les « docteurs de la loi divine » n’avaient pas de valeur contraignante jusqu’au dixième siècle de l’ère chrétienne. C’est à cette époque que les Turcs seljoukides s’emparent de Bagdad et contraignent le calife ‘abbasside à leur attribuer le titre de Sultan. Les « docteurs de la loi divine » en profitèrent pour réclamer (et obtenir) le droit d’être seuls dépositaires de la loi. Les Ottomans réorganisèrent l’ensemble des autorités religieuses sur cette base en établissant une hiérarchie de « muftis », juristes à qui l’on demandait des avis et qui promulguaient les « fatwa » après avoir consulté les « docteurs ». Cette structure juridico religieuse fut abolie en 1924 (chute de l’empire Ottoman).
    Le fondateur de la dynastie des Saoud fut Muhammad ibn Saoud (né vers 1705, mort en 1785). Simple chef local (de la ville de Dâriya), il fut influencé par Ibn ‘Abd Al-Wahhâb dont il propagera la doctrine intégriste et belliqueuse. Il fut à la fois le gendre et le chef de guerre des Âl ‘Abd Al-Wahhâb. Après sa mort, le wahhabisme se replia sur lui-même et ne refera parler de lui qu’en 1902, lorsque el Wahhâb Abd-al-Aziz Ibn Saoud décréta la lutte pour la protection du wahhabisme et contre l’influence turque. Ibn Saoud parvint alors à étendre son influence sur les autres régions de la péninsule arabique. Il s’empara de La Mecque en octobre 1924 et chassa le roi Hussein du royaume du Hedjaz (avec l’appui des Britanniques). Puis il obligea le roi ‘Ali, successeur de Husayn à céder Djedda, la seule ville qu’il contrôlait encore. ‘Abd-al-‘Azîz (Abdul ‘Azîz) Ibn Saoud se fera couronner roi d’Arabie à La Mecque en 1926.

    Prince de la dynastie wahhabite de Riyad, ‘Abd-al-‘Azîz Ibn Saoud vécut sa jeunesse en exil à la cour de Koweït, sa famille ayant été chassée par une lignée vassale. Dès 1902, âgé seulement de 22 ans, le jeune chef, qui avait pris les armes contre les « usurpateurs », s’empara de la capitale de Riyad, puis se proclama roi du Nedjd et Imâm des Wahhabites (1904).
    Avec ses guerriers, il continua la lutte et conquit un accès à la mer, dans la région de Bassorah, aux dépens des Turcs. Durant la Première Guerre mondiale, il se mit du côté des Anglais, qui financèrent ses expéditions. Vainqueur des Hachémites, il s’empara de La Mecque en 1924 et en chassa le shérif Husayn.

    C’est la découverte d’immenses réserves de pétrole dans le sous-sol de l’Arabie qui permettra à la toute nouvelle dynastie des Saoud d’asseoir son pouvoir absolutiste et théocratique. Elle permit aussi aux Saoud de financer la propagande en faveur du wahhabisme, doctrine officielle du régime. Le but avoué des Saoud est, en effet, d’imposer le wahhabisme à l’ensemble des nations musulmanes et même au monde entier. Belliqueux et conquérant, le wahhabisme est une doctrine ultraconservatrice et résolument passéiste qui vise à maintenir les masses populaires dans l’ignorance des réalités scientifiques et philosophiques. On estime que les wahhabites sont au nombre de 8 à 10 millions, ce qui représente bien peu de chose par rapport à l’ensemble des musulmans (moins de 1% du total). Mais ils disposent de ressources financières considérables, sans doute égales ou supérieures à celles dont disposent les autres mouvances islamiques. En plus, toutes les mouvances islamiques se sont plus au moins « abreuvées » de la doctrine Wahabbite grâce à la diffusion large et généreuse de leurs livres (contre les soufis, contre la sainteté en Islam, contre l’intercession (tawassul))

    Contre les soufis, les ash‘arites et les chi‘ites

    La légitimité de l’autorité des Al-Saoud est fondée sur l’expansion de la doctrine wahhabite par la prédication (da‘wa), sous le contrôle de la famille des Âl-Shaykh, descendants d’Ibn ‘Abd al-Wahhâb. Ce prosélytisme militant mène progressivement à l’unification politico-religieuse de l’Arabie centrale. En 1801, galvanisés par les docteurs de la loi (oulémas) wahhabites, les bédouins mettent à sac Kerbala, la ville sainte du chiisme, située au sud de la Mésopotamie. Puis, deux ans plus tard, ils s’emparent de La Mecque, sous la conduite de Saoud (1803-1814), petit-fils de l’émir fondateur de la dynastie, qui succède à ‘Abdul-‘Azîz la même année. Lorsqu’il entre dans la Grande Mosquée, Saoud fracasse lui-même les statues érigées par les shérifs traités d’« idolâtres », plusieurs dizaines de corps de métiers furent interdits car considérés comme hérétiques…. Face à ce soulèvement contre l’autorité temporelle et spirituelle du califat ottoman, la Sublime Porte ordonne aux différentes autorités locales de tout mettre en œuvre pour enrayer l’expansion wahhabite et reprendre les Lieux Saints de l’Islam. Mais rien ne semble pouvoir arrêter celui qui va bientôt devenir Saoud le Grand. En 1808, son royaume s’étend, en effet, sur la quasi-totalité de la péninsule arabique de la mer Rouge au golfe Persique. Seul le sultanat ibadite de Mascate, situé au sud-est de la péninsule, échappe à son contrôle.

    Les points importants

    Muhammad Ibn ‘Abd Al Wahhâb est né en 1703 près de Riyad. Théologien formé à l’école juridique hanbalite, il a commencé à prêcher vers 1740 un Islam particulièrement intransigeant basé sur une interprétation littérale du Coran. A la différence des quatre autres écoles juridiques sunnites, les wahhabites ne reconnaissent que le Coran et la Sunna (tradition du prophète) comme sources du droit. Le Kitâb al-Tawhîd ou ” Traité de l’unicité divine ” d’Ibn ‘Abd Al Wahhâb peut ainsi être considéré comme l’ouvrage de référence de la théologie wahhabite. Se heurtant aux coutumes de ses contemporains (culte des saints, …) ainsi qu’aux musulmans chiites, Ibn ‘Abd Al Wahhâb est contraint à l’exil et trouve protection auprès d’un émir local, Muhammad Al Saoud, qui adopte ensuite la doctrine wahhabite. En 1744, la famille ‘Abd Al Wahhâb et la famille des Al Saoud concluent un pacte politico-religieux scellé par un mariage, qui constitue le socle idéologique et politique de l’actuel royaume d’Arabie Saoudite.
    Le mouvement wahhabite devient très puissant, au point que ses disciples réussissent à s’emparer des villes de Nadjaf et Kerbala en Irak, de Damas en Syrie ainsi que de La Mecque et Médine dans le Hedjaz. Ils sont cependant battus en 1818 par l’armée égypto-ottomane de Muhammad ‘Ali, pour le compte de la Sublime Porte. Ainsi, les villes Saintes reviennent sous l’autorité d’Istanbul.
    Entre-temps, la dynastie des Saoud et le mouvement wahhabite avaient pris le contrôle des territoires de l’intérieur de l’Arabie. Brièvement écartés du pouvoir et mis en exil par une famille rivale, les Râshidi, ils reviennent en force en 1901 sous la direction de ‘Abd Al-Azîz Ibn ‘Abd Ar-rahmân, dit Ibn Saoud, et reconquièrent le Nedjd ainsi que les Villes Saintes de La Mecque et Médine (arrachées aux Hachémites en 1926). Ils créent ensuite en 1932 le Royaume d’Arabie Saoudite.

    Le hanbalisme (réformé ou actualisé !) a conservé son statut d’école juridique officielle du royaume d’Arabie Saoudite et le wahabbisme a gardé sa place d’Iftâ (émission des avis juridiques) et de contrôle des affaires religieuses.
    Ce qu’il faut signaler c’est que les Muftis Wahhabis ont contredit l’école d’Ibn Hanbal dans plusieurs sujets.

    L’exportation du Wahhabisme [10]

    Depuis les années soixante, la famille royale saoudienne et ses alliés wahhabites s’emploient à une politique active de prosélytisme international, propageant la conception wahhabite au delà des frontières du royaume. Grâce aux importantes ressources financières dont elle dispose, l’Arabie saoudite favorise l’idéologisation, selon la conception wahhabite, d’Etats tels que le Pakistan et le Soudan. Ainsi, l’Arabie Saoudite a financé directement ou indirectement la création et le développement de mouvements islamistes radicaux poussant parallèlement certains autres mouvements islamistes à une radicalisation dogmatique et/ou politique. Du Daghestan à l’Algérie en passant par l’Afghanistan, de nombreux groupes islamistes ont pu bénéficier des largesses saoudiennes, ce qui ne veut pas dire que tous les groupes qui ont reçu des financements du royaume saoudien se réclament de la tendance wahhabite ou que ceux qui ont effectivement adopté les préceptes du wahhabisme sont des mouvements importants ou influents dans les sphères religieuses et politiques des Etats musulmans.

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2 commenti on “GIUSTIZIA INTEGRALISTA”

  1. Medvedic.com ha detto:

    This specific article, “GIUSTIZIA INTEGRALISTA
    | saragio blog” was in fact beneficial. I’m making out
    a copy to present to my personal buddies. Thank you-Violette

  2. Adriana Bolchini ha detto:

    ti sbagli non sono due cose diverse. Il libro è il corano da cui deriva la shariah che è la legge islamica ed è fondamentalista e integraslista, prevede tutto quello che i terroristi stanno facendo nel mondo per islamizzare e schiavizzare chi è ritenuto inferiore, come la donna e i kafir (noi gli infedeli) sarebbe bene che tu le conoscessi queste cose prima di dire che islam e integralismo sono due cose diverse. Semmai esistono islamici che non sono integralisti, ma alquanto laici un po’ come ormai lo sono i cattolici e altri cristiani, ma loro stessi sono attaccati dagll’islam vedi tutto ciò che sta accadendo dalla Libia al Kurdistan.
    Per la palestina indipendente, lo sono anchio, ma tutto sta a vedere se gli islamici lo vogliono, perché non accettano che esista un solo fazzoletto di terra vicino alle nazioni islamiche, si considerano padroni di tutto il territorio e poco importa se prima dell’islam c’era il cristianesimo e prima ancora l’ebraismo. Maometto ha fatto piazza pulita e loro continuano nella sua missione, Vogliono conquistare il mondo intero e dovresti saperlo o significa che non suoi saperlo. Lo urlano continuamente in ogni parte del mondo, lo pubblicano, lo dicono in televisione, minacciano chi non si converte e altro ancora. Basta vedere le immagini numerosissime delle loro manifestazioni pubbliche. Se noi scrivessimo cartelli come i loro finiremmo tutti in carcere con l’accusa di supremazismo e razzismo. Adriana Bolchini


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