TERRORISTI DI CARTA di Gianluca Freda

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La guerra in Libia sembra ritornata agli splendori dei suoi primi giorni. Esattamente come a febbraio, il livello di menzogne e stupidaggini somministrate dai media occidentali ai loro assopiti lettori e spettatori sta raggiungendo rapidamente il livello di saturazione. A febbraio c’erano le fosse comuni inesistenti, gli attacchi aerei completamente inventati contro i civili e la “ribellione del popolo” creata su misura per l’astrazione mentecatta dei telespettatori nostrani, abituati a ragionare con categorie da telefilm. C’erano anche le “marce dei ribelli” contro Tripoli, che scomparivano all’improvviso dai notiziari, inghiottite dal deserto. Nonostante ciò, da allora, i gloriosi ribelli non hanno mai smesso di marciare verso Tripoli. A quest’ora dovrebbero essere arrivati in Groenlandia, se si sono mossi di buon passo.

Adesso ci troviamo in una situazione similare: è in corso un’offensiva propagandistica di enorme magnitudine, mirante a supplire con la guerra psicologica ai mancati successi militari della NATO. Per capirci, solo una settimana fa le notizie davano i “ribelli” (leggi: tagliagole mercenari stipendiati da Francia, USA e Inghilterra) allo sbando totale dopo l’assassinio del colonnello Abdel Fatah Younis, ex ministro degli interni libico che il 22 febbraio scorso aveva tradito il proprio paese per passare a capo delle forze “ribelli” finanziate dalla NATO. A uccidere Younis erano stati membri di Al Qaeda presenti all’interno degli stessi gruppi rivoltosi, il che aveva scatenato una guerra intestina tra gli scalzacani al soldo degli occidentali. Ora, appena una settimana dopo, ci viene detto che i rivoltosi, improvvisamente riconciliatisi e compattate le proprie fila, avrebbero conquistato diverse città strategiche, tra le quali Zliten, Zawiyah e la solita Misurata. Tripoli sarebbe circondata e i “ribelli” si appresterebbero (per l’ennesima volta) a partire alla conquista della capitale. Anzi, la battaglia per la conquista di Tripoli sarebbe già in corso (come scrive l’impagabile “Repubblica”, il giornale più privo di vergogna mai comparso sulla ribalta circense nazionale) e ad essa “starebbero prendendo parte migliaia di abitanti della città”. I “ribelli”, scrive Repubblica riprendendo fonti di Al-Arabiya, affermano, pensate un po’, di aver preso il controllo dell’aeroporto di Tripoli! Qui sotto vedete un filmato dell’aeroporto internazionale di Tripoli girato oggi. I militari sono già in posizione, pronti ad ogni evenienza, ma finora dei gloriosi ribelli non si è vista neanche l’ombra. Speriamo non si facciano desiderare.

A ciò si sono aggiunte, nel corso della settimana, una quantità di altre notizie, tutte strombazzate con magno fragore dalla grancassa delle TV e dei giornali americani (il cui livello di attendibilità dovrebbe essere ormai noto), tutte ricalcate senza la minima verifica dal resto degli organi di stampa occidentali e tutte aventi come unica fonte le dichiarazioni degli stessi “ribelli”.

Uno dei figli di Gheddafi, Khamis, già in passato ucciso da un raid della NATO e poi risorto, sarebbe rimasto ucciso per la seconda volta nelle stesse circostanze (e anche stavolta è prontamente risorto, come era lecito attendersi). Il ministro degli interni libico, Nasser al-Mabruk, sarebbe fuggito in Egitto lunedì scorso, insieme a nove membri della sua famiglia. Gheddafi sarebbe gravemente ammalato; anzi, no, starebbe preparando la propria fuga in Tunisia (oppure in Venezuela, a seconda delle fregnacce che si leggono) insieme ai propri familiari. Anche questa devo averla già sentita. Inutile dire che le autorità libiche hanno smentito questa “notizia” e che del resto, se anche Gheddafi avesse mai avuto intenzione di fuggire all’estero, la pubblica rivelazione dei suoi intenti gli avrebbe definitivamente precluso questa possibilità. Ma l’importante è seminare nell’entourage di Gheddafi e nei suoi sostenitori il tarlo del dubbio di essere alla vigilia di un tradimento. Non sapendo che altro inventare, si è ripescato dal dimenticatoio un certo Abdel Salam Jalloud, che era stato compagno di scuola di Gheddafi alle elementari e poi aveva ricoperto ruoli di governo fino al 1977, prima di tornarsene a coltivare petunie. Ora la grande notizia è che anch’egli avrebbe defezionato, per passare dalla parte degli insorti. Sai che dramma (anche ammesso che la categoria degli “insorti” abbia ancora un senso, a questo punto). Eccetera eccetera. Dite una cretinata qualsiasi sulla Libia, la prima che vi passa per la testa, e potete star certi che essa è stata scritta da qualche parte nel meraviglioso universo dei media mainstream. Siamo di fronte ad una specie di versione povera della “Teoria dei Molti Mondi” di Everett: qualunque scemità si riesca a pensare, esiste realmente in qualche angolo del multiverso di carta da cesso che siamo soliti chiamare “informazione”.

Sono totalmente assenti le notizie provenienti dalla fonte più attendibile, cioè dal governo libico, il quale, per quanto comprensibilmente poco propenso a dare notizie precise sulla reale situazione sul campo, si è rivelato fino ad oggi una sorgente d’informazione decisamente più credibile rispetto al circo di menzogne messo in piedi dagli scribacchini nostrani. L’unico modo di capirci qualcosa, in assenza di informazioni provenienti da più fonti che sia possibile confrontare, è cercare di leggere tra le righe dei comunicati in carta carbone, lavorare di logica, fare appello a ciò che sappiamo del meccanismo delle “psyops” applicate all’attività bellica, fare delle ipotesi e cercare di confrontarle con le scarne informazioni indipendenti che si riescono a reperire sul web. Si rischia di sbagliare, ovviamente, ma è meglio rischiare che essere certi di bere a garganella dalla fontanina di cazzate che giornali e TV vorrebbero propinarci.

Innanzitutto, l’”assedio di Tripoli da parte dei ribelli”, come si può facilmente immaginare, non è altro che una fandonia totalmente campata in aria. I “ribelli”, intesi come gruppo coeso di esponenti delle tribù libiche in armi contro il governo nazionale, semplicemente non esistono più. Dopo l’uccisione di Younis, i membri delle ex tribù ribelli, che credevano di poter trarre vantaggio da un colpo di stato, resisi conto tardivamente di ciò che hanno scatenato, hanno chiesto e ottenuto dei colloqui con le autorità libiche presso l’isola di Djerba, in Tunisia. Non abbiamo notizie sugli argomenti del colloquio, ma i capi delle ex tribù ribelli Warfallah e Obeida, dopo i massacri scatenati contro i loro membri dagli ex alleati di Al Qaeda a libro paga della CIA, avevano già manifestato l’intenzione di cercare una conciliazione col governo nazionale ed è questo che verosimilmente avranno fatto.

Ad essere rimaste in armi sono soltanto le milizie mercenarie, sanguinarie ed inette, finanziate dalla cricca della NATO. Le quali milizie, come ben sappiamo, sono assolutamente incapaci di tenere una città dopo averla “conquistata” (leggi: dopo essere entrati, sparacchiando a tutto ciò che si muove, nel centro cittadino, contando sulla paura degli abitanti e sull’appoggio dei raid aerei NATO per non essere buttati fuori a calci). Le “conquiste” di questa banda di criminali, come sappiamo, durano solitamente lo spazio di un mattino, cioè fino a quando gli sparacchiatori non vengono impiombati per benino dall’arrivo delle truppe lealiste o dalla stessa popolazione organizzatasi per reagire. Anche negli ultimi giorni abbiamo visto all’opera lo stesso teatrino. Per fare un esempio, questo è un video di un paio di giorni fa proveniente da Zliten, città che i manutengoli della NATO affermano di avere in proprio potere. Vi si vede una manifestazione di sostenitori di Gheddafi in parata per le strade cittadine. La situazione in città è ben descritta dagli stessi manigoldi, messi in rotta dalle truppe di Gheddafi poche ore dopo la presunta “conquista”: 32 dei loro membri sono stati inviati al creatore dall’intervento delle truppe nazionali, almeno altri 150 sono rimasti feriti, più o meno gravemente. Da notare che anche questa notizia proviene da fonti “degli insorti”, il che significa che le cifre della disfatta sono probabilmente anche più significative.

Anche i frangenti più tragici hanno delle sfumature di grottesco. In questo video, Thierry Meyssan cerca di spiegare all’allibito anchorman di Russia Today che lui e i suoi colleghi giornalisti indipendenti, assediati dai cecchini nell’Hotel Rixos a Tripoli e protetti (per adesso) soltanto dalla buona volontà di alcuni volontari libici armati, sono stati minacciati di morte da alcuni “colleghi giornalisti” della CNN, che sono in realtà uomini della CIA e dell’MI6 in incognito. I servizi segreti americani e inglesi non vogliono che si sappia della carneficina che gli aerei NATO stanno compiendo a Tripoli, né che si scopra che i famosi “ribelli” in realtà non esistono, che sono una semplice e sanguinaria messinscena. Si tratta di semplici bande di stupratori, tagliagole e saccheggiatori utilizzati dalla NATO sia come diversivo per tenere impegnate le truppe lealiste sul terreno, sia come pretesto per continuare a giustificare i propri massacri con la schifosa foglia di fico della “ribellione al dittatore”. Gli uomini della CIA non vogliono che si sappia in giro e hanno minacciato di morte tutti i giornalisti presenti al Rixos: non solo Meyssan, ma anche Mahdi Nazemroaya, Lizzie Phelan e altri. Franklin Lamb si è già preso una pallottola in un gamba ad opera di un cecchino, perché impari a tenere a freno la lingua.

Il conduttore di Russia Today non riesce a capacitarsi, non riesce a trovare la logica di ciò che Thierry Meyssan sta dicendo e a un certo punto domanda sbigottito: “Ma se avete vicino a voi degli americani e degli uomini della CIA, allora perché siete così spaventati?”.

Thierry fa una pausa di silenzio (me lo immagino mentre alza gli occhi al cielo), poi esclama: “Ahem… beh… non posso spiegarle tutti i dettagli adesso…”.

Thierry chiarisce anche il mistero delle famose “marce” dei ribelli verso questa o quella città. In realtà i cosiddetti “ribelli” , in molti casi, non marciano per niente. Vengono trasportati sulla costa dalle navi oppure arrivano sulle strade con la copertura degli elicotteri Apache, i quali, durante queste operazioni, sparano contro qualunque cosa si muova. Gli elicotteri aprono la strada, dopodiché ai “ribelli” non resta che fare il loro lavoro, che è quello di mettere le città a ferro e fuoco, stuprando, saccheggiando e uccidendo.

Thierry Meyssan e i suoi colleghi isolati al Rixos stanno rischiando letteralmente la vita per portarci qualche scampolo d’informazione vera da una guerra su cui i nostri media hanno raccontato soltanto menzogne. Mi pento di tutte le volte in cui ho dichiarato che il giornalismo autentico era morto e sepolto. Invece è ancora vivo e vegeto e almeno questa, in mezzo a questo fiume di abominio, è una splendida notizia.

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