ALTERNATIVE AL PETROLIO NON LEGATE AL NUCLEARE

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VIDEOhttps://www.youtube.com/watch?v=F4V7co1peh4&feature=player_embedded

Le nostre centrali (termoelettriche, idroelettriche, solari, eoliche, geotermiche) sono in grado di sviluppare una potenza totale di 101,45 GW, contro una richiesta massima storica di circa 56,8 GW (picco dell’estate 2007). Perché allora importiamo energia dall’estero? Perché conviene. Soprattutto di notte, quando l’elettricità prodotta dalle centrali nucleari, che strutturalmente non riescono a modulare la potenza prodotta, costa molto meno, perché l’offerta (che più o meno rimane costante) supera la domanda (che di notte scende). E quindi in Italia le centrali meno efficienti vengono spente di notte proprio perché diventa più conveniente comprare elettricità dall’estero.

LE ENERGIE RINNOVABILI
Ue: entro il 2020 il 33% dell’elettricità sarà prodotta da fonti rinnovabili. Ogni miliardo di dollari investito in centraline eoliche crea oltre 3000 posti di lavoro (più del triplo rispetto alle centrali a carbone a quelle nucleari).

Eolico Tre dei 50 Stati dell’Usa, Kansas, Texas e North Dakota, hanno energia eolica potenziale a sufficienza per soddisfare l’intero fabbisogno energetico del paese. Senza nemmeno toccare le risorse eoliche degli altri 47 Stati.

Solare L’Algeria prevede di sviluppare 6000 MW di energia solare e di esportarla verso l’Europa con cavi sottomarini. Hanno programmato ciò perché intendono continuare a esportare energia anche quando non ci sarà più petrolio. Il deserto algerino che ricopre gran parte dell’Algeria, ha un’energia solare potenziale, che, se sfruttata, potrebbe alimentare il mondo intero. L’energia solare che colpisce la terra in un’ora è sufficiente ad alimentare l’intera economia mondiale per un anno!

Geotermico L’Indonesia a 500 vulcani di questi 131 attivi. Ciò significa che c’è un enorme potenziale di energia geotermica molto vicina alla superficie. L’Indonesia ha annunciato la pianificazione di impianti geotermici capace di produrre 6800 MW. Di questi 4000 saranno prodotti da Pertamina, la società petrolifera indonesiana. La produzione di petrolio in Indonesia ha raggiunto il picco. Le società petrolifere però, con le loro competenze di trivellazione, hanno sviluppato notevolmente le competenze in campo geotermico e sanno che l’Indonesia può sostenere l’intera economia del paese con il geotermico. In Islanda il 90% delle case riscaldato con energia geotermica.

L’Italia L’Italia è uno dei pochi paesi che vanta la possibilità di sfruttare tutte queste energie rinnovabili a pieno. Cerca su internet un installatore di pannelli fotovoltaici/pale eoliche vicino alla tua zona e chiedi un preventivo. Con gli incentivi e i finanziamenti il costo iniziale è pari a 0, e con la vendita dell’energia prodotta e non consumata, la rata si paga da sola. Inoltre una volta ammortizzato il costo, comincerai a guadagnare dalla vendita dell’energia!

Energia in rete
In Europa si discute circa una super rete elettrica che vada dalla Norvegia all’Egitto, dal Marocco alla Siberia occidentale, che riunisca le risorse energetiche rinnovabili europee: le risorse eoliche dell’Europa nordoccidentale, le risorse solari dell’Europa meridionale del Nord Africa, le risorse geotermiche dei paesi come l’Italia la Turchia.

Incollato da
http://eccocosavedo.blogspot.com/2009/11/diciamo-no-al-nucleare.html

Che senso ha continuare a snobbare il nucleare? Alla fine lo importiamo dalla Francia, tanto vale portarcelo in casa”. Lo sentiamo ripetere come un mantra ogni volta che si tocca la questione dell’atomo. Ma è veramente così? E se lo è, quanto pesa effettivamente l’energia atomica francese sul totale del nostro fabbisogno energetico? Per capirlo basta armarsi di pazienza e fare due calcoli. Partiamo dal “fabbisogno nazionale lordo” e cioè dalla richiesta totale di energia elettrica in Italia. Nel 2009, secondo i dati pubblicati da Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, è stato pari a circa 317.602 Gwh (Gigawatt/ora all’anno). Di questi, circa 278.880 Gwh (87,81%) sono stati prodotti internamente, in buona parte da centrali termoelettriche (77,4% delle produzione nazionale) che funzionano principalmente a gas (65,1% del totale termoelettrico), carbone (17,6%) e derivati petroliferi (7,1%): combustibili fossili, in larga parte importati. Il gas, che è la fonte più rilevante nel mix energetico italiano, arriva per il 90% dall’estero, soprattutto da Algeria (34,44% del totale importato), Russia (29,85%) e Libia (12,49%). La parte di fabbisogno non coperta dalla produzione nazionale viene importata, tramite elettrodotti, dai paesi confinanti.

In tutto, nel 2009, sempre secondo i dati di Terna, abbiamo acquistato dall’estero circa 44.000 Gwh di energia, al netto dei 2.100 circa che abbiamo esportato. 10.701 Gwh ce li ha ceduti la Francia, 24.473 la Svizzera e 6.712 la Slovenia. Tre paesi ai nostri confini che producono elettricità anche con centrali nucleari. In base ai dati pubblicati dalla Iaea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), la Francia produce il 75,17% dell’elettricità con il nucleare, la Svizzera il 39,50% e la Slovenia circa il 38%. In termini di Gwh questo significa che importiamo circa 8.000 Gwh di energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari francesi, 9.700 Gwh dalle centrali svizzere e 2.550 Gwh dall’unica centrale slovena. Quanto pesa quindi il nucleare estero sul fabbisogno italiano? Il conto è presto fatto. Basta dividere i Gwh nucleari importati mettendo a denominatore il fabbisogno nazionale lordo. Si scopre così che solo il 2,5% del fabbisogno nazionale è coperto dal nucleare francese, il 3,05% dal nucleare svizzero e lo 0,8% da quello sloveno.

In realtà, se si considera il mix medio energetico nazionale calcolato dal Gestore servizi energetici (GSE) in collaborazione con Terna, la percentuale di energia nucleare effettivamente utilizzata in Italia è pari ad appena l’1,5% del totale. Se si scompone il dato, si scopre che il nucleare francese pesa per circa lo 0,6% sul mix energetico nazionale. Ma c’è un’altro dato da considerare. Consultando i dati pubblicati da Terna si scopre infatti che l’Italia dal punto di vista energetico è tecnicamente autosufficiente. Le nostre centrali (termoelettriche, idroelettriche, solari, eoliche, geotermiche) sono in grado di sviluppare una potenza totale di 101,45 GW, contro una richiesta massima storica di circa 56,8 GW (picco dell’estate 2007). Perché allora importiamo energia dall’estero? Perché conviene. Soprattutto di notte, quando l’elettricità prodotta dalle centrali nucleari, che strutturalmente non riescono a modulare la potenza prodotta, costa molto meno, perché l’offerta (che più o meno rimane costante) supera la domanda (che di notte scende). E quindi in Italia le centrali meno efficienti vengono spente di notte proprio perché diventa più conveniente comprare elettricità dall’estero.

La Toscana ha cominciato il suo cammino “elettro-sostenibile” diventando oggi la regione italiana con la maggior potenza geotermica installata (842 MW). Attualmente conta in servizio 34 centrali, che producono circa il 10% dell’energia geotermica mondiale.
L’area geotermica, concentrata soprattutto tra le province di Pisa, Grosseto e Siena, con le sue 34 centrali in servizio, produce attualmente oltre 4 miliardi di kilowattora l’anno.
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Uno studio condotto dal Massachusetts Institute of Technology afferma che la potenziale energia geotermica contenuta sul nostro pianeta si aggira attorno ai 12,6 x 10^24 MJ e che con le attuali tecnologie sarebbe possibile utilizzarne “solo” 2000 ZJ. Tuttavia, poiché il consumo mondiale di energia ammonta a un totale di 0,5 ZJ all’anno, con il solo geotermico, secondo lo studio del MIT, si potrebbe soddisfare il fabbisogno energico planetario con sola energia pulita per i prossimi 4000 anni rendendo quindi inutile qualsiasi altra fonte non rinnovabile attualmente utilizzatata. Il futuro dovrebbe essere questo.

Qui bisogna iniziare a parlare di ricerca, di posti di lavoro, non di bustarerelle.

Niger: l’ estrazione di uranio per le centrali nucleari sta uccidendo la popolazione

L’estrazione di uranio dalle miniere di Areva, il gigante dell’energia nucleare, sta mettendo in serio pericolo la popolazione del Niger. Lo riporta un’indagine (in .pdf) diffusa da Greenpeace nei giorni scorsi. Areva è la società che possiede la tecnologia dell’EPR, le centrali che il Governo vuole costruire in Italia. “Sono paesi come il Niger a scontare la follia nucleare dell’occidente. – ha sottolineato Andrea Lepore, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace. Anche l’Italia si appresta a costruire le sue centrali con Areva e questo è l’ennesimo drammatico risvolto dell’atomo”.

L’indagine è stata svolta da Greenpeace in collaborazione con il laboratorio francese indipendente CRIIRAD e la rete di Ong ROTAB: si tratta di un monitoraggio della radioattività di acqua, aria e terra intorno alle cittadine di Arlit e Akokan, a pochi chilometri dalle miniere di Areva, accertando che i livelli di contaminazione sono altissimi.

“Le nostre analisi – spiega Greenpeace – mostrano che in quattro casi su cinque la radioattività nell’acqua supera i limiti ammessi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nonostante questo l’acqua viene distribuita alla popolazione. L’esposizione alla radioattività causa anche problemi delle vie respiratorie e non a caso nella regione delle miniere di Areva i tassi di mortalità legati a problemi respiratori sono il doppio che del resto del Paese. Inoltre, le Ong locali accusano gli ospedali, controllati da Areva, di aver nascosto molti casi di cancro”.

“La radioattività crea più povertà perché causa molte vittime. Ogni giorno che passa la popolazione locale è esposta alle radiazioni, circondata da aria avvelenata, terra e acqua inquinate. E intanto Areva fattura centinaia di milioni di dollari, sfruttando le risorse naturali di uno dei paesi più poveri dell’Africa. Areva si presenta come una società attenta all’ambiente, ma il Niger ci rivela una verità ben diversa” – commenta l’associazione ambientalista.

Greenpeace chiede perciò che venga svolto uno studio indipendente in Niger, sulle miniere e le città circostanti, seguito da una completa bonifica e decontaminazione. “Devono essere attivati i controlli necessari per garantire che Areva rispetti le normative internazionali di sicurezza nelle sue operazioni, tenendo conto del benessere dei lavoratori, dell’ambiente e delle popolazioni” – sottolinea l’associazione.

La metà dell’uranio di Areva proviene da due miniere del Niger, paese che rimane poverissimo nonostante da oltre quarant’anni sia il terzo produttore di uranio al mondo. Il gigante dell’energia nucleare Areva ha firmato un accordo per iniziare a scavare una terza miniera tra il 2013 e il 2014. Nel marzo scorso le Ong di ROTAB hanno chiesto al presidente nigeriano Umaru Yar’Adua – che è deceduto nei giorni scorsi – di rinegoziare i contratti con le ditte estrattive – tra cui Areva –

Il nucleare è la soluzione più costosa, più complicata e più lesiva per produrre elettricità.

Tanti nuclearofili no sanno cosa è una centrale EPR allora voilà

Come si può capire facilmente, il nucleare che va raffreddato (Fukushima per via dello Tsunami è restata senza corrente e senza generatori di riserva per il raffreddamento, da qui la catastrofe) per scaldare l’acqua a pressione e con il vapore vengono azionati le turbine-generatore. Complicata , costosa e pericolosa procedura per ottenere vapore. Come scaldare l’acqua della pasta con una bomba atomica. (le Epr che noi abbiamo acquistato dalla Francia non hanno passato le norme di sicurezza Americane, Finlandesi e della stessa Francia)

Il solito risultato si può ottenere con la Geotermia. Una volta effettuate le trivellazioni, gratuita, non lesiva e eterna.

PER I “NUCLEAROFILI”    Bando alle ciance

Le nostre centrali (termoelettriche, idroelettriche, solari, eoliche, geotermiche) sono in grado di sviluppare una potenza totale di 101,45 GW, contro una richiesta massima storica di circa 56,8 GW (picco dell’estate 2007). Perché allora importiamo energia dall’estero? Perché conviene. Soprattutto di notte, quando l’elettricità prodotta dalle centrali nucleari, che strutturalmente non riescono a modulare la potenza prodotta, costa molto meno, perché l’offerta (che più o meno rimane costante) supera la domanda (che di notte scende). E quindi in Italia le centrali meno efficienti vengono spente di notte proprio perché diventa più conveniente comprare elettricità dall’estero.

La Francia da noi cantata come Paese energeticamente indipendente importa energia dalla Germania!

http://www.lemonde.fr/economie/article/2013/01/22/la-france-recommence-a-importer-de-l-electricite_1820469_3234.html

 

Le centrali nucleari in Italia. Il caso del Garigliano (Prima Parte)

Quale era il contesto in cui fu realizzata la prima centrale elettronucleare italiana? Quali erano le tecnologie disponibili all’epoca? Dove sono stati trasferiti i rifiuti nucleari della centrale del Garigliano? Quali sono state le conseguenze per la popolazione del “cratere nucleare”?

Dopo decenni di battaglie ambientaliste, solo da qualche anno ha iniziato a diradarsi il velo di silenzio sull’intera vicenda dell’ecomostro nucleare del Garigliano, chiuso nel 1978 a seguito dei ripetuti incidenti, di cui a tutt’oggi si possiede solo una documentazione parziale.

Ancora oggi, l’area del cosiddetto “cratere nucleare” in cui risiedono diverse decine di migliaia di persone – compresa tra i comuni di Sessa Aurunca, Roccamonfina, Cellole e Mondragone, sul versante della provincia di Caserta; e Castelforte, SS. Cosma e Damiano, Minturno, Formia e Gaeta, nel bassoLazio, a nord del fiume Garigliano – vive nella rimozione di quello che può avere prodotto sulle vite, e sui prodotti della terra, la presenza di un impianto, costruito a pochi metri dalle sponde di un fiume, in una pianura nota fin dall’antichità per le periodiche esondazioni fluviali ed allagamenti, e per i terreni paludosi.Un’area vulcanica e sismica (grado 0,75-0,100) la cui già elevata radioattività naturale non è mai stata presa in dovuta considerazione né durante la fase di progettazione della centrale elettronucleare, né durante il suo funzionamento.

L’assenza di un dibattito sul nucleare, da diversi anni a questa parte, dopo il referendum del 1987, così come l’allentamento della cultura ambientalista, andato di pari passo con la quasi estinzione della sinistra ecologista, ha portato una parte consistente dell’opinione pubblica a non conoscere più alcuni aspetti controversi legati all’avventura nucleare in Italia, così come l’abbiamo appresa. Una storia che invece merita di essere conosciuta fin dall’inizio.

La scelta del nucleare civile era legata ad interessi strategici degli USA

 

La scelta di realizzare centrali nucleari, in tempo reale con le tecnologie disponibili all’epoca, nello stesso periodo in cui venivano realizzate negli USAed in URSS, non proveniva affatto dall’applicazione di ricerche svolte in Italia ma dalla necessità, da parte dell’amministrazione Eisenhower, di scaricare una parte degli enormi costi dovuti alla corsa agli armamenti nucleari sui paesi europei alle prese con la ricostruzione post bellica sostenuta dalpiano Marshall. Per il reperimento dei combustibili per le centrali, l’Italia (come il Giappone) si sarebbe inoltre legata ad una dipendenza ancora maggiore dagli USA.

A battezzare l’ingresso dei nuovi alleati nel club nucleare, in piena guerra fredda, fu il primo test della bomba all’idrogeno (la bomba H) attuato dall’Unione Sovietica, nel 1952, pochi mesi dopo l’analogo test degli americani, e la successiva morte di Stalin, nel marzo 1953. La velocità con la quale i sovietici dimostravano di essere al passo con la corsa agli armamenti spinsero il presidenteEisenhower a pronunciare il famoso discorso Atoms for Peace, nel quale propose all’assemblea delle Nazioni Unite di creare una organizzazione per promuovere l’uso pacifico dell’energia nucleare, il cui seguito furono quattro conferenze internazionali organizzate dall’ONU, a partire dal 1955, nelle quali centinaia di scienziati di 73 paesi ebbero modo di scambiarsi conoscenze, prima segrete, sui progressi scientifici legati al nucleare.

 

Negli Stati Uniti, in quegli anni, a gestire la ricerca militare e civile del nucleare era l’USAEC (United States Atomic Energy Commission), l’agenzia istituita dal Congresso degli Stati Uniti con l’Atomic Energy Act del 1946, per controllare lo sviluppo della scienza e della tecnologia applicata all’energia atomica. L’AEC rilevò le operazioni del “progetto Manhattan” e rimase una costosissima agenzia sotto stretto controllo governativo, gestita da tre servizi segreti militari.

L’AEC divenne il principale promotore degli investimenti privati per la produzione dell’energia nucleare per scopi civili, e per il “Progetto Sherwood”, un programma segreto che aveva come obiettivo, attraverso i reattori di fusione, di generare neutroni per convertire l’uranio in plutonio al fine di fornire sorgenti di Tritium (Trizio) alle armi termonucleari.

 

 Le assemblee Atoms for Peace organizzate dall’ONU furono anche l’occasione per promuovere, tra le delegazioni presenti, le lobby interessate a sponsorizzare il nucleare civile.

Una testimonianza della trafelatezza con la quale gli industriali italiani si lanciarono su questo “business” è agli atti delle conferenze, con l’intervento dell’ing. Valletta dellaFIAT il quale, preso dall’entusiasmo, nella sua relazione all’assemblea annunciò addirittura che la FIAT stava acquistando un reattore nucleare dalla Westinghouse Electric Corporation, e che avrebbe realizzato una centrale in corso Massimo D’Azeglio a Torino, lungo il Po, esattamente di fronte alla collina di Moncalieri, dimostrando così tutta l’ignoranza e la tracotanza dell’epoca sui rischi connessi al ricorso all’energia nucleare per uso civile.

Nell’immediato secondo dopoguerra l’Italia, paese tradizionalmente povero di risorse energetiche, stava affrontando la sfida della ricostruzione post bellica con una scarsa disponibilità di materie prime ed una rete distributiva dell’energia elettrica inadeguata alle previsioni di crescita, in mano a società private e litigiose, mentre il dibattito sulla nazionalizzazione dell’energia elettrica era contrastato fortemente dalla destra e dai gruppi industriali del settore energetico. 

L’industria elettrica italiana, che fin dalla sua nascita si era caratterizzata per la presenza di produttori “privati”, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, rinasceva così grazie agli aiuti del piano Marshall.

In un’epoca che viveva grande fiducia e speranza nel progresso scientifico, dopo le conferenze organizzate dalla presidenza USA, le industrie private italiane dell’energia elettrica, per trattare direttamente la realizzazione delle centrali nucleari, si mossero febbrilmente in un settore caratterizzato dall’assenza totale di leggi ed aperto ad ogni tipo di scorribanda.

Nel giro di poco tempo, nella seconda metà degli anni ’50, furono così costituite delle società di diritto privato per trattare direttamente con gli americani e con gli inglesi l’acquisto dei reattori: la Edisonvoltacostituì la SELNI (Società Elettronucleare italiana), l’Eni che controllava già attraverso la Snam il 35% del mercato del metano e degli oli combustibili decise di entrare nel mercato dell’energia elettrica e diede vita alla Agip Nucleare, ed alla SIMEA (Società italiana meridionale per l’energia atomica) a compartecipazione Agip-Nucleare e IRI, mentre il gruppo IRI-Finelettrica creò la SENN, (Società Elettronucleare Nazionale) nel 1957, di cui l’85% delle azioni era costituito da aziende del gruppoFinelettrica, Finmeccanica, Finsider e per il restante 15% da società private.

 

Per la realizzazione della centrale elettronucleare del Garigliano, la prima costruita in Italia, la BIRS, laBanca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (meglio nota come Banca Mondiale, o World Bank) erogò, per la prima ed unica volta nella sua storia, un finanziamento di 40 milioni di dollaridell’epoca (nel 1958) in favore dello sviluppo dell’energia nucleare a “scopi pacifici”.

Lo studio della Banca Mondiale prevedeva che la centrale nucleare fosse integrata con un esteso sistema di distribuzione in grado di consentire la realizzazione di un impianto superiore a 100MW; chel’impianto venisse realizzato in un paese povero di combustibile fossile e dal basso potenziale idroelettrico, ma con una sufficiente disponibilità di capitali; il paese avrebbe dovuto eseguire i necessari accordi intergovernativi per assicurarsi una fornitura continua del combustibile attraverso l’importazione. 

Il prestito venne poi concesso alla Cassa per il Mezzogiorno e da questa trasferito alla SENN, Società Elettronucleare Nazionale, creata ad hoc ed incaricata della realizzazione dell’opera. L’intera operazione, fin dall’inizio, si distinse per il suo carattere sperimentale, sia sul piano energetico che finanziario.

Le tecnologie usate, negli anni ’50, per gli impianti nucleari in Italia non erano mai state sperimentate adeguatamente.

Può apparire singolare che, in piena Guerra Fredda, a pochi anni dalla nascita della NATO (1949) e dalla fine del secondo conflitto mondiale, in un paese come l’Italia, che aveva solo dei centri di fisica teorica, i cui migliori scienziati erano emigrati all’estero durante la guerra, a qualcuno saltasse in mente di vendere tecnologia nucleare per produrre energia elettrica.

Le tecnologie conosciute negli anni ’50 per produrre energia elettrica dal “nucleare” erano sostanzialmentetre e apparentemente semplici, in quanto l’energia, contrariamente a quanto si pensi, è prodotta in realtà dal vapore, non dall’atomo. Una tonnellata di uranio naturale, il combustibile maggiormente usato, può produrre più di 40 milioni di kWh, per produrre le quali servirebbero oltre 16.000 t di carbone o 80.000 barili di petrolio. L’uranio di conseguenza agisce come combustibile per trasformare l’acqua in vapore. I reattori disponibili all’epoca erano di tipo:

  • BWR (Boiling Water Reactor), nei quali l’acqua viene immessa direttamente nel recipiente del reattore, il cui combustibile è principalmente uranio arricchito. A contatto con le barre di uranio “arricchito” l’acqua diventa vapore che viene canalizzato per azionare una turbina, la quale produce elettricità attraverso un generatore. L’acqua utilizzata viene espulsa sotto forma di vapore nell’atmosfera, attraverso un camino, e sotto forma di liquido negli stessi corsi d’acqua da dove viene prelevata.
  • PWR (Pressurized Water Reactor), in cui il procedimento è analogo, con la differenza che l’acqua non viene immessa direttamente nel recipiente del generatore ma passa in canaline esterne. A contatto con il calore del nocciolo del reattore l’acqua diventa vapore e produce energia. Questi impianti sono diventati nel tempo i più diffusi del mondo.
  • GCR Magnox, i reattori raffreddati a gas realizzati dagli inglesi, che utilizzavano come combustibile l’uranio naturale (in barre racchiuse in una lega chiamata appunto Magnox), anidride carbonica come estrattore del calore, barre di acciaio al boro come controllo e barre di grafite come riflettore e come moderatore.

BWR

L’acqua è quindi l’elemento centrale per la produzione di energia in questo tipo di impianti, i quali per essere realizzati richiedono di essere ubicati presso laghi e grossi corsi d’acqua naturale.

Gli impianti a tecnologia più “vecchia”, negli anni ’50, iBWR, erano in realtà degli impianti sperimentali realizzati dalla General Electric Co., sviluppati dalle ricerche effettuate dagli inizi degli anni ’50 sui generatori Boraxcreati negli Idaho National Laboratories, dei quali la seconda generazione è stata la prima a produrre energia per uso civile e commerciale, ad Arco, Idaho (USA), un impianto per soli 6.4 MW che ha funzionato fino al 1956.

 

Il CNRN (Comitato Nazionale di Ricerche sul Nucleare), creato nel 1952 all’interno del CNR, sotto la direzione del prof. Felice Ippolito, diede un impulso determinante per favorire la scelta nucleare, fino a promuovere vere e proprie campagne giornalistiche allo scopo di fare pressione sul governo. L’ing. Ippolito, che in seguito aderì al PSDI, non si limitò però solo a fare pressione sul governo attraverso i quotidiani, essendo il protagonista principale della trattativa con la BIRS per la realizzazione della centrale del Garigliano, favorendo la creazione di una società ad hoc, la SENN (Società Elettronucleare Nazionale).

Nel 1964 la controversa carriera di Ippolito fu fermata al suo apice, quando era consigliere d’amministrazione dell’ENEL (da poco costituita), per un incidente di percorso: fu arrestato e poicondannato ad 11 anni e 4 mesi (poi amnistiato dal presidente della Repubblica Saragat) per una serie di reati, ben 47, difficilmente elencabili e tutti collegati al suo ruolo nel CNRN per costruire una vera e propria lobby politico-imprenditoriale.

Nel giro di pochi anni, in Italia, vennero messe in cantiere tre centrali nucleari, con tutte e tre le tecnologie esistenti all’epoca (il BWR al Garigliano, il PWR a Latina, il GCR Magnox a Trino Vercellese), per un potenza totale di 500MW, una potenza notevole se si considera che nel 1961 la potenza istallata negli Stati Uniti era di 466,3 MW e quella nell’URSS, nello stesso periodo, era pari a611,5 MW.

L’impianto di tipo PWR da 134 MW (poi portato a 260 MW), realizzato dalla SELNI (Società Elettronucleare italiana) a Trino Vercellese, su un brevetto della Westinghouse International Electric Company, ed entrato in funzione nel 1964, fu la centrale più potente del mondo della sua epoca, analogo a quello della centrale statunitense di Yankee Rowe.

Enrico Mattei

Nel 1957 l’ENI di Mattei, attraverso l’Agip nucleare, si rivolse invece alla Gran Bretagna, muovendosi come suo solito in maniera diversa da quella dominante, ordinando alla britannica Nuclear Power Plant Company un reattore del tipo Magnox della potenza di 200 Mw, realizzando in seguito la centrale nucleare di Latina. Nel 1959, per affrontare la necessità di disporre dell’energia nucleare e per non dipendere troppo dall’estero, Mattei costituì poi la società Somiren (Società minerali radioattivi energia nucleare) che scoprì un discreto giacimento di minerale uranifero a Novazza (provincia di Bergamo) e altri minori in Val Maira in Piemonte. La centrale di Latina fu inaugurata nel 1963 e fu la prima ad entrare in funzione. Enrico Mattei però non fece in tempo per vederla, perché morì prima in un misterioso incidente aereo.

 

Incollato da <http://www.agoravox.it/Le-centrali-nucleari-in-Italia-Il.html

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