Medio Oriente 2

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Giovedi 24 febbraio


Iran, Israele: ‘Le navi iraniane trasportano armi per Hezbollah’postato 2 ore fa da PEACE REPORTER
Hanno attraccato in Siria. Si tratterebbe di un tentativo dell’Iran di aggirare le restrizioni Onu, che vietano a Teheran la vendita di armi agli estremisti libanesi – Fonti governative israeliane hanno dichiarato che le due navi da guerra iraniane giunte nel Mediterraneo attraverso il Canale di Suez avrebbero a bordo materiale bellico. Si tratterebbe di armi ad alta tecnologia destinate a Hezbollah: razzi di vario genere, fucili d’assalto, munizioni e visori notturni. Le fonti – che hanno scelto di rimanere anonime – hanno rilasciato le informazioni al quotidiano “Màariv”, che le ha diffuse tramite il proprio sito web. Secondo gli israeliani, l’Iran sta cercando di aggirare le sanzioni che gli impediscono di vendere armi al movimento sciita libanese. Teheran, infatti, deve fronteggiare delle misure restrittive imposte dal Consiglio di Sicurezza Onu a causa del suo programma nucleare, e questo sta creando problemi nei rifornimenti di materiale bellico per Hezbollah. Secondo una fonte iraniana a Damasco, le navi hanno attraccato in Siria, nel porto di Lattaquieh.


François Zimeray, ambasciatore francese per i diritti umani ha detto oggi che fino a 2.000 persone potrebbero essere morte nelle rivolte contro il leader libico Muammar Gheddafi.

Martedi 22 febbraio


Navi da Guerra passano il canale di Suez VIDEO 30s


Libia, 22 febbraio. La repressione avrebbe provocato una cifra di morti vicino al migliaio. La notizia arriva da Roma ed è stata data da Foad Aodi, il presidente della comunità del mondo arabo in Italia. Le voci si accavallano da giorni; Bengasi sarebbe in mano al popolo, che avrebbe istituito dei comitati di governo, ma a Tripoli carri armati e caccia bombardieri avrebbero duramente represso la rivolta.



Un pò di cultura. Noi siamo razzisti?VIDEO


Da Daw-blog:

Ecco cosa succede nel nuovo Egitto. Due milioni di egiziani applaudono in piazza lo sceicco Al Qaradawi,
tornato in patria dopo la rivoluzione dei democratici. Applaudono i suoi discorsi contro Israele e l’equazione kamikaze=martire. Inoltre, sappiate che “l’uccisione di cittadini americani è un obbligo”.

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Ci chiedevamo, con preoccupazione, cosa sarebbe accaduto dopo la cacciata di Hosni Mubarak. Scrivevamo che quel popolo in festa rischiava di farci dimenticare cosa rappresenti l’Egitto sullo scacchiere del Vicino Oriente, di quanto importante e vitale sia preservare l’equilibrio faticosamente raggiunto in quella regione. Teorizzavamo, senza alcuna pretesa di preveggenza, che dopo il vecchio Rais ci sarebbe stata solo instabilità, confusione. Il diluvio.

Certamente è presto per tirare le somme, però qualcosa si può già dire. Venerdì scorso, in una piazza Tahrir affollata da circa 2 milioni di egiziani, si è rivisto lo sceicco Yusuf al Qaradawi, dopo trent’anni di esilio (coatto) dal suo Egitto. E che ha detto il predicatore nonché conduttore su Al Jazeera del programma tv “Sharia e Vita”? “Riusciremo a liberare Gerusalemme ed a entrare in Palestina. Ho un sogno, quello di tenere un sermone nella moschea di Al Aqsa”.

E fin qui, niente di drammaticamente sconvolgente rispetto a quanto già non temessimo. Il problema è che lo sceicco ha aizzato la folla in visibilio con alcune delle sue celebri fatwe, come quella in cui giustifica gli attacchi terroristici contro i civili israeliani: “Il kamikaze che si fa saltare su un bus a Tel Aviv è un vero martire”. Inoltre, sappiate che “l’uccisione di cittadini americani è un obbligo”, e che “la libertà deve essere al servizio dell’Islam”.

Finito qui il delirio?Neanche a parlarne, perché un regime va rifondato a partire dalle fondamenta. E allora, ci si metta subito in testa che “l’Egitto deve rinascere con una diversa filosofia, non occidentale, dal momento che l’America e l’Europa sono comunità di nudisti”. Sia chiaro, inoltre, che “la società va mondata dagli elementi pervertiti, omosessuali in testa”. E la laicità “non è che ateismo, ossia negazione dell’Islam”.

Il problema, come è ovvio, non è il contenuto dei sermoni dell’ottantaquattrenne al Qaradawi, quanto il fatto che la stessa folla che (senza bandiere religiose o politiche, così ci raccontavano) defenestrato Mubarak stesse ad adorare il blaterare dello sceicco. Urla e applausi per uno che sostanzialmente teorizza lo Stato teocratico fondato sulla Sharia e che sogna di morire uccidendo ebrei: “Colpirò i nemici di Allah, gli ebrei, e loro mi lanceranno una bomba. A quel punto finirò la mia vita con il martirio”.

E’ questa la nuova democrazia egiziana di cui avevamo bisogno?

(ANSA) – LAMPEDUSA (AGRIGENTO), 21 FE – Sono 131 i migranti approdati a Lampedusa all’alba su due barconi soccorsi a poche miglia dall’isola dalle motovedette della Guardia Costiera. Le due ‘carrette’ erano state avvistate ieri sera da un aereo in servizio di pattugliamento nel Canale di Sicilia: la prima aveva 89 persone a bordo, la seconda 42. Ieri altri due sbarchi, con l’arrivo di 73 extracomunitari. Sull’isola si trovano in questo momento circa 1.300 immigrati, ospiti del Centro di prima accoglienza.
NB
Nicole Dark scrive:
Stiamo arrivando veramente al fondo della
decenza ed all’apice dell’imbecillità.Per
gli immigrati si spendono 1600 / 1650 euro
al mese ed i nostri compatrioti sono senza
lavoro, i giovani sgomitano e sono
sfruttati per un posto di lavoro da 300
euro al mese, ed altri se ne devono andare
all’estero……

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IRAN
Secondo l’opposizione iraniana, almeno 1.500 terroristi libanesi Hezbollah collaborano con le forze di sicurezza del regime nella brutale repressione contro i manifestanti. La notizia, non confermata da fonti indipendenti, è stata data domenica dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, il principale movimento dell’opposizione iraniana in esilio.

21 febbraio 01h00
10ª CROCIATA
Il corrispondente di Al Jazeera da Tripoli ha affermato che Gheddafi avrebbe lasciato la Libia e si sarebbe rifugiato in Venezuela. La fonte della notizia, che non ha ancora ricevuto alcuna conferma ufficiale. Dall’inizio delle proteste il rais non è mai intervenuto pubblicamente per commentare. Attorno alla mezzanotte… è invece intervenuto alla tv pubblica il figlio Saif, considerato il volto «riformista» del regime, che ha aperto la strada alla normalizzazione dei rapporti fra Tripoli e l’Occidente. Saif ha ammesso che ci sono stati dei morti, non ne ha citato il numero, ma ha smentito che siano nell’ordine delle centinaia come riferito dai media internazionali. E ha derubricato le vittime a «errori» della polizia. Ha poi detto, precisando che la Libia non è l’Egitto e neppure la Tunisia, che è in atto un «complotto» contro il suo Paese da parte di un non meglio precisato «movimento separatista» e che «questi scontri possono portare alla guerra civile», mentre «i nostri fratelli arabi stanno guardando la Libia bruciare senza fare nulla».SOTTRATTE ARMI E CARROARMATI – Saif Gheddafi ha anche parlato di equipaggiamenti bellici, tra cui carri armati e pezzi di artiglieria, sono stati sottratti alle forze di sicurezza da parte di «civili e teppisti». E ha annunciato che le forze armate avranno un ruolo nel ristabilire l’ordine pubblico, paventando anche il rischio di un saccheggio delle risorse petrolifere e di un nuovo colonialismo da parte di Europa e Stati Uniti. Gheddafi jr ha ricordato la resistenza contro le truppe italiane che occuparono il Paese negli anni Quaranta e ha puntato sull’orgoglio nazionalista: «Siamo nati libici, moriremo libici». Ha poi annunciato che il Congresso generale del popolo, il parlamento libico, si riunirà per discutere «una serie di riforme». «Bisogna porre fine allo spargimento di sangue – ha ammonito – o non ci saranno riforme, non ci sarà democrazia, non ci sarà Costituzione».Le notizie dalla Libia continuano ad arrivare soltanto via Internet e con molta difficoltà, perché la Rete è stata bloccata e l’accesso chiuso quasi ovunque nel Paese. La tv di Stato, invece, mostra immagini di tranquillità nelle vie di Bengasi e Tripoli e afferma che il regime di Gheddafi non è in pericolo nè minacciato. Tuttavia un segnale che le cose non stiano proprio in questi termini arriva dalla notizia del rappresentante libico presso la Lega Araba che ha rassegnato le sue dimissioni affermando di essersi «unito alla rivoluzione». Un capo tribale libico, alla testa della tribù Al-Zuwayya, ha poi minacciato di bloccare l’esportazione di petrolio se il regime non fa cessare la «repressione dei manifestanti». In serata è arrivata anche la notizia di 3 mila persone nelle strade della capitale, dirette verso il palazzo presidenziale, dove si sono radunate anche le fazioni favorevoli al colonnello. E le agenzie di stampa hanno parlato anche di colpi di arma da fuoco. E proprio in questo clima Saif Gheddafi ha preso la parola alla tv di stato.

Viareggio

E’questo che vuole la sinistra?
E’questa la famosa libertà?
AGI-Dom 20 Feb 13h45
Tripoli

– Sarebbero 250 i morti delle proteste Bengasi con “centinaia” di feriti. Lo ha riferito un testimone oculare ad Al Jazira rivedendo al rialzo le cifre fornite in giornata all’Human Right Watch, secondo cui le vittime sarebbero oltre 100. “I nostri numeri – ha detto Fathi Terbeel, organizzatore delle proteste a Bengasi – riportano 200 persone rimaste vittime degli scontri”. La cifra dei 200 morti e’ anche stata confermata da fonti ospedaliere locali secondo cui il bilancio potrebbe facilmente salire a 300 morti. Altre fonti parlano di 1000 feriti .

Ultim’oraYemen, proteste in tutto il paese, 5 morti

m.o.: Autorita’ Canale Suez, Navi Iraniane Non Sono Passate
Dom 20 Feb – 09.49

(AGI) Il Cairo – L’Autorita’ del Canale di Suez ha smentito che le due navi da guerra iraniane siano gia’ transitate, come aveva riferito la tv di Stato iraniana. La fregata e l’unita’ d’appoggio sono dirette in Siria .



    link–Per seguire in diretta le manifestazioni nel mondo arabo. Le Monde

    Libia: Ospedali pieni di feriti. EnoughGaddafi.

    Libia: Hrw, Uccisi Almeno 84 Manifestanti In 3 Giorni

    (AGI) – Il Cairo, 19 feb.

    – Le forze di sicurezza libiche hanno ucciso almeno 84 manifestanti in tre giorni di proteste contro il regime di Muammar Gheddafi. A sostenerlo dal Cairo e’ l’organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch, che cita interviste telefoniche con fonti mediche e testimoni .

    Egitto, ok a navi da guerra
    iraniane nel Canale di Suez

    Il Ministero della Difesa egiziano ha autorizzato il transito di due unità della Marina di Teheran che intendono raggiungere la Siria. Si tratterebbe del primo transito attraverso il Canale per delle navi militari dal 1979, anno della nascita della Repubblica Islamica, ad oggi
    IL CAIRO -A breve due navi da guerra iraniane saranno nel Mediterraneo, in rotta verso la costa siriana. E’ la prima volta che due unità militari di quel paese chiedono e ottengono di attraversare il Canale di Suez, dal 1979, anno della rivoluzione iraniana, e il ministro degli esteri di Israele, il ‘falco’ Avigdor Lieberman, ha definito la mossa iraniana ”una provocazione”, allertando l’interesse di tutti gli alleati occidentali sull’episodio.

    L’annuncio della missione delle due navi iraniane era arrivato due giorni fa, mentre navigavano placidamente nel mar Rosso, al largo della costa saudita. Naturalmente la loro presenza era già nota e monitorata dalla quinta flotta degli Stati Uniti, che controlla i movimenti nel Golfo, e poi è stata notata da Israele, quando i suoi radar hanno intercettato le due unità.

    Per la precisione si tratta della fregata Alvand, fabbricata nel 1968 da cantieri inglesi e che fa parte della classe omonima, alla quale appartengono altre due unità uguali, la Alborz, del 1969 e la Sabalan del 1968. I loro nomi appartengono a montagne dell’Iran ed in particolare Alvand è una montagna sacra alta 3.570 metri, nella parte occidentale del paese. Alla stessa classe apparteneva una quarta fregata, la Sahand, affondata il 18 aprile 1988 dalle forze navali Usa nella più recente delle battaglie navali combattutesi nella zona del Golfo e provocata da una rappresaglia decisa dagli Stati Uniti (Operazione Mantide Religiosa). Quattro giorni prima, il 14 aprile, l’incrociatore Samuel B. Roberts era stato sul punto di affondare per aver urtato una mina iraniana posata nel Golfo, mentre era in corso l’Operazione Earnest Will, per la protezione da parte di unità Usa di petroliere del Kuwait in navigazione nell’area. I marinai dell’incrociatore riuscirono a riportare la loro unità in porto e a farla riparare. Ma i vertici militari americani decisero che l’episodio andava vendicato e organizzarono nei giorni successivi un attacco aereo e navale che portò all’affondamento della Sahand in pochi minuti. La Alvand, che secondo fonti militari è munita di missili cinesi antinave, è accompagnata dalla nave appoggio Kharg, 33.000 tonnellate di stazza e 250 uomini di equipaggio. Le due unità, scrive oggi l’agenzia di stampa egiziana Mena dando notizia dell’autorizzazione rilasciata dal ministero della difesa e dal ministero degli esteri egiziani all’attraversamento del Canale di Suez, non imbarcano armi, né sostanze chimiche né nucleari. E’ quasi ovvia l’osservazione che non è logico pensare che due navi da guerra siano prive di sistemi d’arma.

    L’auspicio è soltanto che non li utilizzino, né che la loro presenza, per quanto considerata provocatoria, spinga ad azioni militari il governo di Tel Aviv, preoccupato della crescente influenza iraniana in Medio Oriente, testimoniata dagli stretti contatti esistenti tra Teheran e Damasco oltre che dalla ‘vivace’ presenza del partito filoiraniano Hezbollah, in Libano, dove aspira ad entrare nuovamente nel governo.

    Giovedi 17 febbraio 12h45
    La fregata Alvand e la nave-appoggio Kharg, si trovano attualmente vicino al porto saudita di Djeddah, sul mare Rosso.

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