Napolitano….il disastro italiano

gio, 2014

Lo storico britannico Perry Anderson analizza la crisi europea dalla parte dell’Italia, e si concentra su Napolitano, “studente fascista, poi il comunista favorito di Kissinger”, che mise la firma sul Lodo Alfano, entrò in guerra con la Libia violando leggi e trattati e tramò con Monti e Passera.

Prime Minister Designate Enrico Letta Presents New Italian Government

1. IL SAGGIO INTEGRALE DI PERRY ANDERSON: “THE ITALIAN DISASTER”
Dalla “London Review of Books”

23 magg – La vera anomalia italiana? Giorgio Napolitano. Sull’ultimo numero della prestigiosa London Review of Books, lo storico britannico Perry Anderson analizza la crisi europea in un lungo saggio dal titolo: The Italian Disaster. Non c’è bisogno di traduzione ed è interessante che per parlare del futuro dell’Europa e delle falle nel sistema della democrazia del vecchio continente, si parli del disastro italiano, raccontato con la secchezza degli storici inglesi: una sequenza di fatti, date, pochi commenti e molti argomenti.

Quello che Denis Mack Smith ha fatto con i suoi saggi sul Risorgimento e la nascita del fascismo, Anderson, storico di formazione marxista, lo fa con gli anni recenti della storia patria. Secondo Anderson è il capo dello Stato la vera minaccia della democrazia italiana. Visto in patria come il salvatore, “la roccia su cui fondare la nuova Repubblica”, Napolitano è invece una vera pericolosa anomalia, un politico che ha costruito tutta la carriera su un principio: stare sempre dalla parte del vincitore.

Da studente aderisce al Gruppo Universitario Fascista, poi diventa comunista tutto d’un pezzo: nel 1956 plaude l’intervento sovietico in Ungheria, nel 1964 si felicita per l’espulsione di Solgenitsin, sostenendo che “solo i folli e i faziosi possono davvero credere allo spettro dello stalinismo”. Fedele alla linea del più forte, vota sì all’espulsione del Gruppo del Manifesto per i fatti di Cecoslovacchia e negli anni Settanta diventa “il comunista favorito di Kissinger”, perché il nuovo potere da coltivare sono ora gli Stati Uniti.

Gli Usa e Craxi sono i nuovi fari di Napolitano e dei miglioristi (la corrente era finanziata con i soldi della Fininvest) e nel 1996 il nostro diventa ministro degli Interni (per la prima volta uno di sinistra), garantendo agli avversari che “non avrebbe tirato fuori scheletri dall’armadio”. Ma il meglio Napolitano lo dà da presidente della Repubblica: nel 2008 firma del lodo Alfano, che “garantisce a Berlusconi come primo ministro e a lui stesso come presidente l’immunità giudiziaria”, dichiarato poi incostituzionale e trasformato nel 2010 nel “legittimo impedimento”, anch’esso dichiarato incostituzionale nel 2011.

E poi una gragnuola di fatti: il mancato scioglimento delle Camere nel 2008, l’entrata in guerra contro la Libia del 2011 (scavalcando costituzione, senza voto parlamentare, violando un trattato di non aggressione), le trame con Monti e Passera per sostituire Berlusconi, modo – secondo Anderson – “completamente incostituzionale”.

monti napolitanoPer non parlare della vicenda della ri-elezione al secondo mandato (“a 87 anni, battuto solo da Mugabe, Peres e dal moribondo re saudita”) e delle ultime vicende, con il siluramento del governo Letta. Napolitano, che dovrebbe essere “il guardiano imparziale dell’ordine parlamentare e non interferire con le sue decisione”, scrive lo storico britannico, rompe ogni regola. “La corruzione negli affari, nella burocrazia e nella politica tipiche dell’Italia sono adesso aggravate dalla corruzione costituzionale”.

E poi il caso Mancino e la richiesta di impeachment contro il presidente da parte di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso, e l’invocazione della totale immunità nella trattativa Stato-mafia, che Anderson definisce “Nixon-style”, termine che evoca scandali come il Watergate. Ma gli esiti italiani sono stati diversi, come ben sappiamo.

http://www.lrb.co.uk/v36/n10/perry-anderson/the-italian-disaster


Senza sovranità monetaria, Euro, Lira o Fiorino la stessa zuppa.

Introduzione alla Sovranità monetaria

VIVERE SENZA L’EURO

Introduzione alla Sovranità monetaria

Quello di cui parleremo  è un tema che non ha appassionato molto nel corso degli ultimi forse 300 anni ma che oggi, alla luce della situazione economica attuale, impone un certo livello di conoscenza ed approfondimento.

Innanzitutto cominciamo col dire cos’è la Sovranità’ Monetaria e cos’è la Moneta.

La Sovranità Monetaria è il diritto di uno Stato Sovrano di emettere moneta, senza doversi indebitare con alcuno.

Oggi i paesi che hanno il potere di emettere “moneta-debito”, ovvero controllano direttamente la Banca Centrale  sono gli USA, UK, Giappone, Cina, Corea del Sud,…

Noi invece nell’area Euro, siamo sottoposti al rigore della Banca Centrale Europea, che persegue quale primo obiettivo il controllo e la stabilità dei prezzi e non il benessere del popolo europeo.       ( pensano ai prezzi, alle variabili macroeconomiche  ma dimenticano le persone e le famiglie)

La definizione di moneta più corretta fino forse a 30 anni fa, era quella di Aristotele che definì la moneta come “la misura del valore”.Infatti la moneta serve per misurare il valore dei beni e servizi creati dall’uomo attraverso il lavoro od altre attività .Un paio di scarpe valgono 50 euro, una penna 2 euro, e così via.

Ma per completare la definizione di moneta occorre far luce sugli studi condotti dal Prof. Auriti sulla Teoria del valore indotto della moneta, il quale dopo circa 30 anni  di studi accademici e vari saggi e pubblicazioni, completò la definizione di moneta come segue:

“La moneta è la misura del valore ed anche il valore della misura”,perché oltre che a misurare il valore possiede anche la qualità del valore della misura.

Ora proviamo a definire però cos’è il valore, da dove nasce il valore dell’euro.

A questo punto molti potranno dire che il valore della moneta nasce dal lavoro, altri diranno che il valore di una moneta dipende dall’oro delle riserve della Banca Centrale, altri ancora che il valore della moneta dipende dalla capacità di un Paese di produrre ed esportare merci e servizi o dalla quantità di moneta in circolazione.

Niente di tutto ciò però è corretto perché:

lavorando io  produco un penna e con la moneta misuro il suo valore, produco un frigorifero e con la moneta misuro il suo valore,…;

la moneta poi non vale per l’oro posseduto dalle Banche Centrali perché, dal 15 agosto 1971 è stata abolita la riserva obbligatoria dal Presidente Nixon poichè, ascoltate bene, gli USA avevano stampato dollari per 8 volte il valore della loro riserva in oro ( come dire che 7 dollari su 8 erano falsi!!!);

infine, la moneta non assume un valore differente in funzione del livello di esportazioni che il paese realizza sul mercato, anzi i paesi esportatori sono quelli che cercano sempre di avere una moneta più debole rispetto agli importatori accettando in cambio una qualche inflazione.

Ma allora cos’è il valore della moneta.

Il valore della moneta è un valore indotto perché generato dalla accettazione della moneta da parte della collettività degli uomini vivi, ovvero nasce per convenzione per il solo fatto che ci mettiamo d’accordo che abbia valore.

Un esempio chiarirà questo punto:

se mettessimo Draghi su di una isola deserta a stampare euro non si creerebbe alcun valore; ma se sull’isola vivesse una comunità di persone che accettasse l’euro come mezzo di scambio e di pagamento, allora si creerebbe il  valore .

Dunque siamo noi, la collettività che diamo valore alla moneta e non è l’attività umana , lavorativa, della banca centrale ,dell’esportazioni,…che creano  il valore.

Quindi, il valore nasce per convenzione.

Ancora sulla definizione del valore: il valore di un bene è rappresentato dalla previsione di utilizzo di quel bene, attiene quindi ad una dimensione temporale e non fisica (si distingue tra momento strumentale che attiene all’oggetto e momento edonistico che riguarda il godimento del bene da parte del soggetto) .

Il coltello ha valore perché io prevedo di tagliare; la penna ha valore perché prevedo di scrivere; la moneta ha valore perché prevedo di spendere.

Ora chiarito che la moneta è la misura del valore; che detto  valore è creato dalla collettività che accetta la moneta e  consta in una  previsione di spesa della stessa moneta, dobbiamo chiederci di chi sia la moneta.

Non si sa. O meglio ci hanno fatto credere che sia la nostra, ma non è così. Quando noi abbiamo il denaro in tasca ne abbiamo la proprietà temporanea che dura esattamente quanto è lungo il prestito che ci ha permesso di ottenerlo.

Ed è qui che sorge il grande inganno; il prestito ce lo fa la Banca Centrale che all’atto dell’emissione presta il denaro indebitando la collettività per l’intero ammontare del denaro in circolazione.

E poiché l’atto del prestare è proprio di chi ha la proprietà di un bene, la Banca Centrale prestando espropria la collettività della sua moneta,  indebitandola ed applicandoci sopra anche gli interessi.

In virtù di cosa la BC presta? ha forse una riserva d’oro a garanzia dell’emissione? no, non più dal 1971 ed allora perché presta?

Dove è scritto di chi è la proprietà dell’euro?

Perché sulle banconote è scomparsa la dicitura “pagabile a vista al portatore” presente invece sulle vecchie lire?

Questo sistema di creazione del debito prende le mosse nel 1694 con la nascita della Banca D’Inghilterra; da quel giorno in poi si è generata la più colossale truffa che l’umanità abbia mai conosciuto sostituendo alla moneta d’oro un foglio di carta.

Fino a quel giorno infatti, chi aveva la fortuna di trovare una pepita d’oro se ne appropriava, senza indebitarsi verso la miniera.

Dal 1694 in poi invece, alla pepita è stato sostituito un pezzo di carta, alla miniera si è sostituita la Banca Centrale, alla proprietà il debito.

L’umanità tutta è stata trasformata da proprietaria a debitrice, schiava del debito, di un debito potenzialmente illimitato e soprattutto inestinguibile.

EUROMERKEL

Praticamente cosa accade:

Per comprendere quale sia l’effettiva portata di un cambiamento così radicale basato sulla logica della Sovranità Monetaria, proviamo a far di conto prendendo come base di partenza la pubblica amministrazione in Italia e quanto costi allo Stato italiano in termini di salari e stipendi.

In Italia , secondo le ultime stime, i dipendenti della pubblica amministrazione sono circa 3,5 milioni.

Supponiamo che ciascun dipendente costi in media allo Stato 2000 euro, ovvero 20 banconote da 100 euro.

Attualmente ogni singola banconota costa allo Stato 100 euro più gli interessi applicati dalla Banca Centrale ( il prestatore) che supponiamo essere oggi pari all’1%. Ne consegue che per ogni banconota da 100 euro ,lo Stato ne spende 101.

Lo stipendio mensile di ciascun dipendente allora costerà al Paese  una cifra pari a :

20 x 101=2020 euro.

Moltiplicando questa cifra per il numero di dipendenti complessivo avremo che lo Stato mensilmente si indebita per una cifra di:

2020 x 3.500.000= 7.070.000.000 euro

Annualmente quindi lo Stato spenderà, prendendola a prestito dalla Banca Centrale, una cifra pari a:

7.070.000.000 x 13 (mensilità di stipendio)= 91.910.000.000 di euro

Se invece, lo Stato stampasse la propria moneta, senza indebitarsi con alcuno, al costo di 30 centesimi alla banconota, il costo di una stipendio mensile per ogni dipendente pubblico sarebbe di :

20 (n. di banconote) x 0.30 ( costo di produzione della banconota) = 6 euro

Questi 6 euro mensili, determinerebbero un esborso annuale complessivo per lo Stato di :

6 x 3.500.000 x 13 = 273.000.000 euro

estratto da ioamoitalia

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– di Marcello Foa –
Mettiamola in questi termini: la Bce stampa più moneta per permettere alle Banche centrali nazionali di comprare titoli di Stato, ovvero debito pubblico, con lo scopo dichiarato di rilanciare l’economia (crescita del Pil) e lo scopo effettivo immediato di sgravare i bilanci delle banche private.
In termini economici, il Quantitative Easing è un’aberrazione in quanto viola le leggi di mercato basate sulla domanda e sull’offerta. Un’aberrazione che però lascia intatta la vera catena che imprigiona le asfittiche economie occidentali: quella del debito.
Mi spiego: se la Ue e la Bce e la volessero davvero rilanciare l’economia, dovrebbero avere il coraggio di andare fino in fondo ovvero non di stampare moneta per comprare debito ma di stampare moneta per CANCELLARE IL DEBITO, accompagnando questo passo da misure altrettanto rivoluzionarie e benefiche come la simultanea riduzione delle imposte sia sulle imprese che sulle persone fisiche e magari varando investimenti infrastrutturali.
Pensateci bene: oggi l’Italia è già in avanzo primario ovvero lo Stato spende meno di quanto incassa, ma il debito pubblico continua a salire perché la spesa pubblica è gravata dagli interessi sul debito. Detto in altro termini: l’Italia è in una spirale da cui difficilmente uscirà, per quanti sforzi faccia. Ma questo né la Ue, né la Bce, né il Fmi lo ammetteranno mai; anzi, continuano ad alimentare la retorica delle riforme ovviamente strutturali.
Logica vorrebbe, invece, che l’aberrazione del Quantitative easing venisse usata non per continuare ad alimentare il circolo vizioso del debito, ma per spezzarlo con una misura una tantum, eccezionale, irripetibile ma straordinariamente virtuosa. Chiamiamolo Il giubileo del debito.
Ipotizzate quesito scenario: taglio lineare di un terzo del debito pubblico di ogni Paese europeo, simultanea riduzione delle imposte sulle persone fisiche del 10% e dimezzamento di quelle sulle società per un periodo di almeno 5 anni. Il momento sarebbe più che mai propizio, considerando che i tassi di interesse sono prossimi allo zero.
Basterebbe una semplice operazione contabile creando denaro dal nulla (ovvero con un semplice click, come peraltro si apprestano già a fare), per togliere definitivamente dal mercato una parte del debito pubblico, studiando ovviamente le condizioni appropriate (ad esempio solo sui titoli in scadenza).
Risultato: un boom economico paragonabile agli effetti di un nuovo Piano Marshall. Starebbero meglio tutti: i consumatori che si troverebbero con più liquidità in tasca, le aziende che sarebbero fortemente incentivate a investire nella zona Ue, lo Stato che troverebbe le risorse sia per le Grandi Opere che per altre riforme. Le stesse banche private che non sarebbero più costrette a comprare titoli di Stato pubblici e vedrebbero diminuire drasticamente le sofferenze bancarie nel giro di pochi mesi proprio grazie alla ripresa dell’economia reale.
La macchina, insomma, si rimetterebbe in moto.
A “rimetterci” sarebbero solo la Bce, la Commissione europea e analoghe istituzioni transnazionali il cui potere implicito di condizionamento si ridurrebbe drasticamente.
Meno debito, meno vincoli, più libertà. Il problema è tutto qui.
 Fonte:  blog.ilgiornale.it
GDPEuro1 Fonte: Gpg Imperatrice

La stupidità dell’uomo

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L’ingegneria del consenso
All’inizio del XX secolo come teorizzato da Sigmund Freud, comincia ad emergere che la mente consta in larga misura di un inconscio il quale, molto probabilmente, alimenta il conscio con ciò che diverrà pensiero.
Si tratta della teoria del subconscio che Edward L. Bernays decide di sfruttare.
Egli definisce il suo approccio ”ingegneria del consenso”, basandosi sul lavoro dello stesso Freud (tra l’altro suo zio) e quindi attribuendo alle sue tecniche il termine scientifiche.
In ”Propaganda”, il suo libro più autorevole, Bernays afferma che la manipolazione delle masse è assolutamente necessaria affinché una democrazia funzioni [2].
Bernays paragona la massa ad ”un gregge che ha bisogno di venire guidato”, ed ha la stessa visione delle folle che si può riscontrare anche in altre Opere, fra cui la famosa ”Psicologia delle masse”, di Gustav Le Bon.
Egli però, non si limita ad affermare, come Le Bon, che le civiltà sono state create e guidate da una piccola aristocrazia intellettuale, e mai dalle folle che, in quanto istintive ed indisciplinate non hanno che la forza di distruggere, finendo, inevitabilmente, per essere dominate da elementi che hanno dell’anima delle folle una conoscenza istintiva, spesso sicurissima e che, conoscendola bene, ne diventano facilmente i padroni.

La manipolazione scientifica dell’opinione pubblica
Edward Bernays non si limita ad affermare che ”la democrazia è retta da una minoranza intelligente che sa come guidare e controllare le masse”.
Egli è certo che ”la manipolazione scientifica dell’opinione pubblica è necessaria per superare il caos e il conflitto in una società democratica” e che risultati migliori si otterranno se il controllo delle masse avverrà a loro insaputa.
Nel suo libro ”Propaganda”, Bernays affronta, senza tanti giri di parole, quella che il professor Charles Wright Mills definisce “élite al potere”, affermando che “La manipolazione consapevole e intelligente delle opinioni e delle abitudini organizzate delle masse costituisce un importante elemento di una società democratica. Coloro i quali manipolano questo impercettibile meccanismo sociale formano un Governo invisibile che costituisce il vero potere esecutivo del Paese. Noi siamo governati, le nostre mentalità plasmate, i nostri gusti modellati, le nostre idee suggerite in gran parte da gente di cui non abbiamo mai sentito parlare. Questo è il logico risultato del modo in cui la nostra società democratica è organizzata. Un vasto numero di esseri umani deve cooperare in questa maniera se si vuole vivere insieme come società che funziona in modo tranquillo. In quasi ogni azione della nostra vita quotidiana, sia questa nell’ambito della politica o degli affari, nel comportamento sociale o nel pensiero etico, siamo dominati da un numero relativamente piccolo di individui […] che comprendono i processi mentali e gli schemi sociali delle masse. Sono loro che manovrano i fili per controllare l’opinione pubblica. ” [3].

Il ruolo della comunicazione nella propaganda moderna
Bernays ha cercato di sviluppare una forma di comunicazione che, usando i sui stessi termini, potesse essere impiegata per controllare le masse ignare. Per farlo, ha portato avanti le teorie di Freud in modi che ancora non sono stati raggiunti dalla psicologia moderna.
L’approccio di Bernays consiste nel mettere in pratica le idee di Freud in maniera scientifica. Ha fatto dunque ricorso a scienziati comportamentali per studiare le reazioni umane a vari stimoli. Vari gruppi sono stati testati per analizzarne la reazione a certe parole, immagini ed altro; a partire da questa sofisticata analisi, sono stati sviluppati messaggi pubblicitari e condotti dei test.
In breve, Bernays ha rivoluzionato il mondo della pubblicità, delle attività promozionali e delle pubbliche relazioni, cambiando per sempre il significato attribuito alla parola propaganda, in precedenza ”rivelazione veritiera atta a contrastare l’ignoranza e la disinformazione”, trasformandolo nel senso moderno che la maggior parte di noi guarda con giusto sospetto.
Se Bernays è acclamato da molti quale “padre delle pubbliche relazioni”, è ad Ivy Lee, un ex giornalista, che viene riconosciuto lo sviluppo di tale settore così come lo intendiamo oggi. La forza del sistema delle PR diviene ben presto chiara anche ai Governi, che si accorgono di come i giornalisti, se prontamente informati dalle agenzie, siano spinti a non indagare per conto loro.
Se si confrontano le agenzie di PR con le notizie che effettivamente vengono pubblicate sui quotidiani, si vedrà che vengono spesso riprese alla lettera o quasi, e di solito senza indicare ai lettori che ciò che appare come un servizio giornalistico indipendente è in realtà un comunicato di un’agenzia di pubbliche relazioni [4].

Conclusione
La verifica delle fonti e l’utilizzo del senso critico sono ormai capacità atrofizzate dall’assumere passivamente il punto di vista delle poche agenzie che informano centinaia di paesi.
Considerando come assolute alcune fonti e ignorandone altre, l’informazione è già alterata in origine, derivando da un unico punto di vista, che nel contesto appare oggettivo.
Solo in rarissimi casi, attraverso uno o più mezzi di comunicazione, trapela qualche debole critica al sistema ma si tratta di quelle che, in gergo tecnico, sono definite “fessure controllate”, cioè critiche fatte ad hoc per generare nello spettatore fiducia nei media, ma che risultano per finire vaghe e discordanti [5].

Note
[1] ”Science” 158, “Unconscious Process and the Evoked Potential”, di Benjamin Libet
[2] ”Programmazione mentale – Dal lavaggio del cervello alla libertà di pensiero“, di Eldon Taylor, Edizioni il punto d’incontro, 30, 31
[3]“Propaganda: della manipolazione dell’opinione pubblica in democrazia”, di Edward L. Bernays, Bologna, Logo Fausto Lupetti, 2008
[4] “Creare le notizie”, tratto da “Fidati! Gli esperti siamo noi”, tratto da http://www.disinformazione.it
[5] I telegiornali di Pulcinella”, “La manipolazione dell’opinione pubblica nei Tg italiani”, di Antonella Randazzo, tratto da http://www.disinformazione.it

Nico Forconi
Fonte pandorando.it

Tratto: morasta.it


Siamo alla frutta. Italia repubblica delle banane.

wpid-wp-1401195614178.jpegtesto di S.A.

L’ITALIA HA DECISO PER L’ABBANDONO DELLA SUA SOVRANITA’ NAZIONALE

Il ruolo della Commissione Europea è stato decisivo per una buona parte di ciò che attribuisce la “sovranità nazionale” ad un Paese, per il resto ci hanno pensato i presidenti del Consiglio a sottomettersi alla politica di “socialismo reale” voluta dal Parlamento Europeo.
Sono meravigliato ! Si, sono proprio profondamente meravigliato. Sono attonito ! E lo sono a giusto titolo poiché non ho visto niente che la “destra” , partitica – quella che ha alcuni suoi aderenti presenti in Parlamento – e quella “movimentista” – quella fuori dal Parlamento – fare “qualcosa” (proposte di referendum abrogativi, proposte di legge d’iniziativa popolare, proposte di legge) che si opponesse alla perdita di sovranità nazionale che, piano piano e con la complicità dei presidenti del Consiglio ,in questi ultimi vent’anni la Commissione Europea ed il Parlamento Europeo (anche sotto a presidenza italiana) ci ha portato. Si è iniziato con la moneta, poi con il controllo alle frontiere, poi la difesa nazionale (via la Nato), senza parlare poi di tutto “l’arsenale giuridico” che la Commissione Europea ci ha imposto facendoci così gettare all’ortica i nostri codici (civile, penale, lavoro), “arsenale” che ormai regge la vita economica del nostro Paese, …ed ora eccoci arrivati anche alla “ridistribuzione territoriale” (modifica delle Regioni, Province e Comuni) secondo i criteri demografici ed economici …impostici da Bruxelles . Ciò che più è impressionante è che la nostra Costituzione , che vogliono cambiare per adattarla al mostro giuridico che hanno creato (normalmente sono invece le leggi che devono essere adattate alla Carta fondante l’unità di uno Stato e non viceversa) , direbbe che la sovranità nazionale appartiene al popolo, al suo popolo, e che l’esercita attraverso il Parlamento, il suo Parlamento. E nessuno…nessuno si è opposto affinché il Parlamento e il popolo non venisse esautorato delle sue prerogative decisionali per lasciar decidere , invece, la sua sovranità nazionale a Bruxelles e Strasburgo. Eppure la Costituzione italiana dice che la “sovranità nazionale” appartiene al popolo italiano e fa divieto, meccanicamente, ai suoi funzionari ( Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, Ministri e Parlamentari, e via dicendo in ordine gerarchico regressivo) di cederla, in particolare alle autorità straniere o ad organizzazioni internazionali.
Ma si poteva almeno tentare di ostacolare la marcia verso la perdita della sovranità nazionale , così come voluto da questa Unione Europea attraverso il suo organo primario la Commissione Europea ? Una perdita voluta anche da coloro che hanno sostenuto i governi , di centro-destra come di centro-sinistra, senza farvi nessuna opposizione (anche coloro che si definivano “opposizione” ma che in realtà di opposizione ne facevano ben poca).
Allora attendiamoci pure che nei prossimi mesi , nei prossimi anni un forte colpo d’accelerazione al “processo” di perdita della sovranità nazionale: la soppressione dell’inno nazionale, l’abolizione della bandiera, l’abolizione del Parlamento nazionale (relegato ormai ad un semplice “consultorio”) poiché niente e nessuno potrà fermare il “progetto politico comunitario” che tende a far sparire gli Stati europei, fra cui l’Italia, puramente e semplicemente.


Intercettazione Renzi:”gli italiani sono coglioni,con 80 euro vinciamo le elezioni”

Renzi
Il pescatore di pirla.

Contro*Corrente

renzi-2renziSaltano fuori stamattina,le intercettazioni telefoniche di Renzi ,impegnato in una discussione con un non meglio identificato “Mario” ,alcuni giorni prima delle votazioni per il parlamento europeo.

Nella pubblicazione dei fascicoli relativi alla “chiaccherata” informale , ci sono diverse frasi che riconducono alle manovre poste dal governo in questo periodo :” ….tranquillo,tanto gli italiani sono coglioni , con la promessa degli 80 euro abbiamo gia’ la vittoria in tasca…” e poi rincara : “…lo sai anche tu che qui (riferito al suo partito ndr.) siamo un misto tra DC e vecchi comunistacci , lasciamo ancora per un po’ che questi africani riempiano le isole, facciamo un figurone e abbiamo anche i vaticanisti dalla nostra, arriviamo alle elezioni e poi troveremo una soluzione…”

(fonte )          SeguiContro*Corrente su facebook

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Origini della collusione wahhabita-sionista


Riflessione Europea

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Il piacione Renzi in arte il Bomba pur avendo mille correnti nel partito ha vinto le europee con più del 40%.
Non sfugge il dettaglio che aveva vinto le primarie
Primarie rifiutate dalla vedette Berlusconi, fatto che ha provocato la disintegrazione del centro destra.
Partecipazione!

Adesso tutti a sbucciare banane.
Naturalmente dopo aver pregato verso la mecca.(AK)
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